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Il Torso di Livorno restaurato, nuova vita per uno dei grandi bronzi delle Collezioni medicee

L’opera ritrovata secoli fa in mare è stata sottoposta a un lungo lavoro conservativo e ora torna visibile presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Da settembre farà parte della nuova grande mostra di Palazzo Strozzi

TORSO (8)

Il “Torso di Livorno” è una scultura in bronzo appartenente ai graandi bronzi delle Collezioni medicee che, dopo un lungo lavoro di restauro e di studio, è di nuovo visibile presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze.

L’intervento conservativo è iniziato nel 2024, finanziato dai Friends of Florence, e si è rivelato particolarmente complesso per la variabilità della superficie e per le criticità che l’opera presentava. “È stata un’indagine appassionante – commenta Daniele F. Maras, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Firenze – in cui le competenze di diverse discipline scientifiche e umanistiche si sono intrecciate all’insegna del restauro, per raccontare la lunghissima storia del bronzo antico, dalla sua realizzazione alla permanenza sotto le acque del mare fino all’esposizione nelle collezioni granducali, quindi al museo. Un lavoro di squadra tra tanti specialisti che mette in luce il ruolo attivo del museo come centro di ricerca e di conoscenza sul patrimonio archeologico”.

Nelle collezioni medicee dai tempi di Cosimo I

Annoverato fra i Grandi Bronzi del museo, il Torso faceva parte delle collezioni medicee sin dai tempi di Cosimo I (1537-1574) e figura tra le opere più rappresentative della Galleria già nel celebre dipinto La Tribuna degli Uffizi (1772-1778) di Johann Zoffany.

Poco si sa della sua origine e già in passato ci si interrogava se fosse un originale greco o una copia romana. Cosa certa è che, come emerso anche dalle analisi del restauro, l’opera ha avuto una lunga permanenza subacquea.

Come molti altri bronzi provenienti dalle antiche collezioni medicee, anche il Torso era ricoperto da spesse stesure superficiali scure, le cosiddette “patinature lorenesi”, che è stato indispensabile rimuovere per poter intervenire sulla corrosione della lega metallica. Così sono state riportate alla luce le variazioni di colore della superficie metallica. Il restauro ha inoltre consentito di mappare accuratamente i tasselli e residui di conchiglie e concrezioni marine presenti all’interno della scultura.

Per capire davvero l’oriogine dell’opera, è stata avviata una vasta campagna diagnostica che ha previsto l’impiego di tecniche non invasive e micro-invasive finalizzate allo studio della lega metallica e dei suoi processi di alterazione. Lo studio ha coinvolto anche esperti internazionali come l’Institute Laue-Langevin di Grenoble, in Francia: qui, per la prima volta, è stata utilizzata la tecnica dell’imaging neutronico (usata per penetrare materiali densi) applicata a una scultura bronzea di dimensioni monumentali.

Torso_laboratorio-Grenoble

Il restauro ha rappresentato un’importante occasione di ricerca e approfondimento scientifico, i cui risultati saranno illustrati nel corso di una giornata di studi in programma giovedì 17 settembre presso il museo fiorentino.

Dal 25 settembre, inoltre, il bronzo sarà parte della grande mostra di Palazzo Strozzi, “Broken. Il potere del frammento”, in programma fino al 24 gennaio 2027: una grande esposizione che indagherà il tema del frammento dall’archeologia all’arte contemporanea.

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