Il Toscana Pride 2026 si terrà a Grosseto, città, spiegano i promotori, “troppo spesso raccontata come chiusa, immobile, difficile da abitare per le nuove generazioni. Quest’anno il Toscana Pride sceglie Grosseto per contribuire a rinvigorire anche in questa città il senso di liberazione, cura e resistenza collettiva. ‘In una città come Grosseto noi fioriamo. E fiorire è un atto rivoluzionario'”.
Il Toscana Pride 2026 scende in piazza per denunciare, spiega una nota, l’assenza “di politiche reali contro la precarietà abitativa e lavorativa che colpisce in modo sproporzionato le persone LGBTQIA\+; di spazi sicuri in molte città toscane, Grosseto compresa; di una legge nazionale contro l’odio e la violenza; gli attacchi e la cancellazione delle famiglie omogenitoriali; la mancanza di percorsi di affermazione di genere rapidi, gratuiti e autodeterminati. Non siamo un’emergenza. Siamo una comunità che resiste, che costruisce, che coltiva speranze. E che non ha più intenzione di essere invisibile. Grosseto non è periferia: è un punto di partenza”.
Si svolgerà a Grosseto il Toscana Pride 2026 “per contribuire a rinvigorire anche in questa città il senso di liberazione, cura e resistenza collettiva. Le persone Lgbtqia\+ di Grosseto – dichiara in una nota la presidente del Comitato del Toscana Pride , Fiora Branconi – raccontano ogni giorno cosa significhi vivere in un territorio dove costruire comunità è complicato, dove spesso le iniziative sembrano scontrarsi con muri invisibili, dove la solitudine pesa e la visibilità può diventare un rischio. Eppure proprio qui, nella Maremma che alterna bellezza e durezza, si celebrerà un Pride che non chiede il permesso, ma porta le rivendicazioni nel territorio”.
Secondo Branconi “il percorso politico del Toscana Pride 2026 parte da tre concetti fondamentali: Cura, come pratica collettiva che permette alla comunità di sopravvivere e crescere anche dove sembra impossibile. Liberazione, perché nessuna persona deve essere costretta a nascondersi o a migrare per essere sé stessa. Inarrestabilità, perché chi vive le difficoltà conosce la fatica, ma conosce anche la forza di attraversare confini, città e pregiudizi con irriverenza e determinazione”.
“Grosseto – osserva ancora – diventa così il simbolo di una comunità che non si arrende, che non si lascia schiacciare, che fiorisce anche quando il terreno sembra ostile. Le nostre rivendicazioni non si fermano, non arretreremo di un millimetro”.
