Cinquant’anni di vita vissuta sempre in traiettoria, mantenendo lo stesso identico, magico layout disegnato tra le colline toscane, ma con lo sguardo costantemente proiettato in avanti. L’Autodromo Internazionale del Mugello si presenta al via del fine settimana del Gran Premio d’Italia in uno stato di grazia: colline rinverdite dalla pioggia recente, pubblico delle grandi occasioni (le prevendite segnano un +10% rispetto allo scorso anno) e una serie di importanti investimenti strutturali appena conclusi. A tracciare la rotta per i prossimi anni è il direttore dell’impianto, Paolo Poli, che non si nasconde dietro ai successi del passato ma rilancia con forza il ruolo del Mugello nel panorama mondiale.
Un investimento da 2,5 milioni
L’evoluzione dell’autodromo passa inevitabilmente dal miglioramento dei servizi per i team, gli sponsor e gli appassionati. Quest’anno la novità più rilevante riguarda il luogo dove avviene la magia, con un cantiere che ha modificato la fisionomia dell’area tecnica principale. “Ci siamo molto impegnati sulla parte delle facilities, dei servizi per i partecipanti, soprattutto” — spiega il direttore Paolo Poli. “Abbiamo ampliato il paddock principale recuperando alle colline che ci caratterizzano, circa 3.000 metri quadri in più. Un investimento di circa 2 milioni e mezzo a testimoniare, appunto, la nostra volontà di guardare al futuro, o meglio di guardare all’oggi, perché già oggi tutti gli spazi sono stati impegnati“. Non solo paddock: alla curva Bucine sono nati 300 nuovi posti auto, immediatamente occupati dalle motrici dei maestosi motorhome della MotoGP. Interventi necessari per mantenere gli standard internazionali che, anno dopo anno, continuano a spostarsi verso l’alto.
Il rinnovo con la MotoGP
Uno dei temi caldi del weekend è il rinnovo del contratto con Dorna, confermato anche dalle recenti dichiarazioni del CEO Carmelo Ezpeleta. L’obiettivo comune è un accordo sulla base di cinque anni, ma per competere con i nuovi colossi mondiali serve una sinergia strutturata con il territorio. Poli conferma l’ottimo stato delle trattative, lanciando però un messaggio chiaro alle istituzioni: “La volontà da entrambe le parti è quella di sottoscrivere l’accordo il prima possibile. Dobbiamo affinare ancora alcuni dettagli, che sono veramente dettagli, e dobbiamo avere ancora la certezza che la politica, la nostra Regione, ci aiuti in questo percorso per il quale, ormai, i nostri sforzi economici non sono più sufficienti a garantirci la continuità“.
Il modello da seguire è quello già collaudato da altre realtà italiane, come l’Emilia-Romagna con Misano e Imola. Secondo il direttore, questo è ormai l’unico modo per lavorare a questi livelli nel motorsport globale. Il dialogo con il Governatore della Toscana Eugenio Giani è comunque avviato e positivo, e la dirigenza si dice sicura che la Regione saprà garantire la propria vicinanza come ha sempre fatto in passato.
La macchina organizzativa, d’altronde, muove numeri impressionanti. Durante il weekend di gara si parla di circa mille persone al giorno impegnate esclusivamente sulla pista tra commissari, servizio medico, antincendio e recupero. Se si amplia la valutazione all’intero sistema di gestione sulle ventiquattro ore, la cifra sale a oltre tremila persone al giorno, includendo sicurezza, parcheggiatori, catering, addetti ai lavori e forze dell’ordine necessarie a gestire la complessa viabilità esterna.
Dai campioni del passato al sogno Formula 1 e WEC
Nonostante il motorsport stia cambiando rapidamente, anche a seguito dell’ingresso di Liberty Media nella gestione della MotoGP, il Mugello vuole mantenere intatta la sua anima più pura. Lo stimolo della nuova proprietà americana a fare meglio si inserisce nel solco di una pista che è rimasta identica a quella di cinquant’anni fa. Poli rivendica con orgoglio questo legame temporale, ricordando che oggi un pilota può paragonarsi direttamente a leggende come Agostini o Kenny Roberts perché lo sviluppo altimetrico e le caratteristiche del tracciato non sono mai cambiati, nonostante tutto intorno si sia trasformato.
Questa unicità spinge la dirigenza a guardare oltre il motociclismo. I lavori di ammodernamento non servono solo alle due ruote, ma sono fatti per rendere l’impianto flessibile e attrattivo per qualsiasi competizione su scala globale. “Anche per domani, una possibile chiamata dal mondo della Formula 1, vogliamo poter dire: ‘Ok, a livello infrastrutturale ci siamo, se c’è bisogno diamo volentieri una mano’. Che si chiami Formula 1, che si chiami WEC, ma che si chiami anche Campionato Italiano. Ogni gara ha la sua dignità e noi dobbiamo dare risposte efficienti per fare avvicinare gli appassionati“.
Oltre Firenze: portare la MotoGP nelle grandi piazze italiane
Se Liberty Media spinge per circuiti cittadini o vicini alle grandi metropoli, il Mugello risponde ampliando i propri orizzonti di marketing, senza dimenticare le complessità di una campagna splendida ma geologicamente difficile, che richiede interventi strutturali su vie di comunicazione e accessi. La strategia futura svelata da Poli punta a connettere il brand del circuito direttamente con i grandi polmoni economici del Paese.”Nella nostra visione Firenze è una città piccola. L’obiettivo sulle attività sulle quali vogliamo provare a lavorare in futuro è portare la MotoGP nelle piazze delle grandi città italiane. Parlare di Milano, che è il cuore anche economico della nazione, così come Roma, che è il cuore invece amministrativo. Vogliamo avvicinare la MotoGP e il Gran Premio del Mugello a quelle piazze importanti, internazionali, dove sono presenti in maniera massiccia gli operatori economici“.
L’obiettivo è intercettare investimenti e grandi brand in un momento di forte boom per il motorsport. Un’occasione per far valere la forza di un sistema nazionale che, a differenza di altri Paesi concentrati su un unico impianto, può vantare un pool di eccellenze unico al mondo composto da Monza, Imola, Misano, Vallelunga e, appunto, il Mugello. Un circuito virtuoso capace di generare occupazione e punti di PIL importanti per l’intera nazione. L’autodromo toscano spegne cinquanta candeline, ma ha tutta l’intenzione di correre veloce per gli anni a venire, rimanendo nel ruolo che gli spetta: da leader, non da comprimario.