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“L’incanto di Orfeo”: a Palazzo Medici Riccardi 60 opere dall’antichità ai giorni nostri

Fino a settembre a Firenze una grande mostra dedicata a Orfeo, figura chiave del mondo classico, e alle sue infinite interpretazioni dall’arte antica alla contemporaneità con opere provenienti dai più importanti musei del mondo

Fino all’8 settembre 2024 Palazzo Medici Riccardi a Firenze ospita “L’incanto di Orfeo”, a cura di Sergio Risaliti e Valentina Zucchi.

Una grande mostra che affonda le radici nel mito e ruota attorno alla figura multiforme di Orfeo, poeta, musico e cantore, compagno di viaggio degli Argonauti, sposo prima infelice e poi disperato di Euridice che andrà a cercare fino all’Inferno.

Saranno esposti circa 60 tra dipinti e sculture, disegni e manoscritti, installazioni e film, che spaziano dall’antichità ai nostri giorni.

Il mito di Orfeo tocca le corde fondanti dell’essere umano: il viaggio e il pericolo, l’amore e la perdita, il dolore e il coraggio, il desiderio e la paura, la morte

Protagonisti artisti del calibro di Tiziano, Parmigianino, van Honthorst, Bruegel il Vecchio, Rembrandt, Delacroix, Moreau, Redon, Feuerbach, De Chirico, Cocteau, Savinio, Melotti, Twombly e Paladino.

Esposte a Firenze opere provenienti da prestigiose istituzioni culturali italiane e internazionali, dalle Gallerie degli Uffizi al Musée du Louvre di Parigi, dal Mart di Trento e Rovereto al Kunsthistorisches Museum e al Belvedere di Vienna, dal MANN e dal Palazzo Reale di Napoli ai Musées de Beaux-arts di Blois e di Marsiglia, dal Museo Nazionale del Bargello all’Accademia Carrara di Bergamo, dal Museo di San Marco alle Biblioteche Laurenziana e Riccardiana di Firenze – oltre che da collezioni private e grazie a una speciale collaborazione con l’Archivio del Teatro del Maggio Fiorentino.

Valentina Zucchi, responsabile scientifico di Palazzo Medici Riccardi e curatrice della mostra ha dichiarato: “Il mito di Orfeo, in effetti, attraversa il tempo perché tocca le corde fondanti del nostro essere umano: il viaggio e il pericolo, l’amore e la perdita, il dolore e il coraggio, il desiderio e la paura, la morte, ciò che c’è oltre e ciò che le sopravvive. Ma sopratutto il racconto di Orfeo è un inno all’arte, capace di superare ogni ostacolo, di muovere ogni resistenza e di sublimare ogni fragilità: quando Orfeo canta, accompagnato dalla cetra, ammalia uomini e donne, animali selvatici e fiere, alberi di ogni specie, persino le rocce e i fiumi; la sua poesia lascia financo Cerbero con le sue tre bocche spalancate e fa inumidire le guance alle Furie. In un gioco di specchi, è proprio ciò che avviene con questa mostra: le bellissime opere esposte – che spaziano dalla classicità all’oggi, dalla pittura al video – hanno il potere di incantare e di sedurre, conducendo nei meandri di una storia che è anche la nostra storia. I grandi capolavori dell’arte trovano qui il senso pieno del loro esserci; e anche noi, qui, possiamo trovare un po’ di noi”.

L’incanto di Orfeo, Palazzo Medici Riccardi – © Nicola Neri

Orfeo l’ammaliatore

Orfeo è stato soggetto privilegiato dell’arte e della cultura fiorentina, un interesse che si sviluppò intorno a Cosimo il Vecchio e a Lorenzo il Magnifico grazie agli artisti, ai letterati, ai pensatori e ai poeti vicini ai Medici e che è testimoniato da moltissime opere.

Furono Marsilio Ficino, Pico della Mirandola, Cristoforo Landino a riconoscere in Orfeo uno dei padri fondatori della prisca philosophia – incrocio sapienziale di teologia, filosofia e poesia – e a dedicarsi alla lettura sia degli Inni Orfici che delle fonti antiche, tra cui Virgilio e Ovidio, oltre a Platone.

Orfeo, il cui canto, accompagnato dalla kithara, era capace di ammaliare le bestie feroci, gli alberi, persino le Sirene e anche di attirare a sé le pietre, conducendo ad armonia il mondo terreno era simbolo del potere delle arti ma anche di debolezze, desideri e follie umane.

E’ una figura complessa e archetipica, cantore e musico ma anche sacerdote di sacri misteri, traghettatore delle anime dal regno dei vivi a quello dei morti; dietro al velo delle sue parole si nascondono perle di sapienza, verità, rivelazioni.

Orfeo incanta gli animali, Palazzo Reale Napoli

Le opere in mostra a Palazzo Medici Riccardi

Il progetto espositivo nasce dalla presenza del meraviglioso gruppo marmoreo di Orfeo che incanta Cerbero di Baccio Bandinelli che si trova nel cortile principale del palazzo di via Larga.

Orfeo non muore e che il suo canto continua a incantare i cuori degli amanti, degli animali e delle piante

La mostra permette di ripercorrere e attraversare il mito di Orfeo grazie a una ricca selezione di capolavori dell’arte di ogni tempo, a cominciare dal bellissimo dipinto di Gerrit van Honthorst, icona della mostra.

Fra le sale si snoderanno quindi le sue avventure con gli Argonauti, fino alla morte di Euridice, morsa dal serpente e pianta dal poeta, esemplificata dai superbi dipinti di Tiziano, Delacroix e Moreau.

E ancora dalla scenografica discesa agli Inferi per salvare Euridice, al successivo ritorno sulla terra nell’interpretazione di Anselm Feuerbach, e alla seconda perdita dell’amata, al suo ultimo canto e alla furia bestiale delle Baccanti, testimoniata dalla testa decapitata di Orfeo di Odilon Redon.

Una speciale sezione della mostra è dedicata alle scenografie, figurini e maschere di artisti che hanno collaborato con il Maggio Musicale Fiorentino, esemplificate in mostra dalle superbe creazioni di Giorgio De Chirico

Sergio Risaliti, direttore del Museo Novecento, a cui si deve il progetto della mostra ha dichiarato: “Le opere bellissime di Tiziano e di Rembrandt, di Savinio e de Chirico, quelle di Feuerbach e di Redon, di Moreau e di Delacroix, dialogano con le moderne rinascite di Orfeo a firma di Arturo Martini e Fausto Melotti, di Mimmo Paladino e Cy Twombly. Insieme ci ricordano che Orfeo non muore e che il suo canto continua a incantare i cuori degli amanti, degli animali e delle piante. A Firenze, a Palazzo Medici, la sua storia e la sua figura hanno avuto un ruolo importante alla pari di quelle di Ercole, David e Giuditta. Ne sono lampante testimonianza la formella di Luca della Robbia per il Campanile di Giotto e la statua di Orfeo nel cortile di questo palazzo. Perfino Cosimo I de’ Medici volle farsi ritrarre da Agnolo Bronzino nelle vesti di Orfeo, cioè come portatore di pace e armonia nel mondo. Al sostanziale connubio di Orfeo con il mondo della musica e della poesia saranno altresì dedicati una serie di concerti e reading poetici nei mesi estivi. Perché dire Orfeo è recitar cantando. Pensiamo a Monteverdi, Gluck e poi a Stravinskij e a tanti altri compositori che hanno saputo far rinascere l’Incanto di Orfeo e le sue dolcissime, dolenti note nel corso dei secoli”.

De Chirico, Orfeo solitario

 

 

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