Un impianto di ultima generazione per trasformare i rifiuti tessili in nuove risorse e rafforzare la filiera dell’economia circolare. È il Textile Hub di Plures, inaugurato oggi a Prato nell’area dove sorgeva l’ex depuratore comunale, che è una delle infrastrutture più innovative realizzate in Italia per il recupero e la valorizzazione dei materiali tessili.
Un investimento da 31,3 milioni per l’impianto
Realizzato da Plures grazie a un investimento di 31,3 milioni di euro, il Textile Hub è stato sostenuto da un contributo di 900mila euro del PNRR e ha beneficiato delle agevolazioni previste dal piano Industria 4.0, con un credito d’imposta di 850 mila euro. Il progetto nasce per affrontare una delle principali sfide che attendono il comparto tessile nei prossimi anni: recuperare il valore delle fibre, trasformando ciò che oggi è considerato un rifiuto in una nuova risorsa per il sistema produttivo. Un progetto che unisce innovazione tecnologica, economia circolare e tradizione manifatturiera, rafforzando il ruolo di Prato come punto di riferimento europeo nel recupero e nella rigenerazione dei materiali tessili.
L’impianto, realizzato in 24 mesi, sarà in grado di trattare fino a 33mila tonnellate di materiali all’anno: 20mila tonnellate di rifiuti post-consumo, pari sostanzialmente al fabbisogno della raccolta differenziata tessile della Toscana, 13mila di scarti pre-consumo provenienti in larga parte dal distretto tessile pratese. La struttura si sviluppa su 7mila metri quadrati di superficie coperta, e circa 10mila metri quadrati di aree esterne.
Il presidente di Plures Lorenzo Perra ha definito il progetto “un’infrastruttura strategica al servizio dell’economia circolare, del distretto manifatturiero e delle future sfide europee sulla sostenibilità del settore tessile. È la dimostrazione che la transizione ecologica può diventare una leva di sviluppo industriale quando si investe in infrastrutture, innovazione e competenze.”
IA e riconoscimento ottico per distinguere i materiali
Le tecnologie di selezione, basate anche su sistemi di riconoscimento ottico e intelligenza artificiale, consentono di distinguere i materiali per tipologia di fibra e colore. La capacità di trattamento arriva a circa quattro tonnellate l’ora.
A regime, circa il 60% dei materiali post-consumo potrà essere destinato al riuso dopo le operazioni di sanificazione. Il restante 40% sarà invece avviato alla selezione per fibra e alla pre-sfilacciatura, primo passaggio del successivo processo di riciclo meccanico, con l’obiettivo di reimmettere nuova materia nel ciclo produttivo come ‘end of waste’.
Il collaudo proseguirà fino alla fine del 2026, la piena entrata a regime dell’infrastruttura è prevista nel 2027. A regime saranno impiegati circa 50 addetti su due turni, due terzi dei quali impegnati nelle attività di cernita semi-automatica.