Andrà in scena per la prima assoluta il 18 luglio al Teatro della Pergola di Firenze la Turandot con il finale voluto da Giacomo Puccini. La messa in scena infatti non prevede il finale scritto da Franco Alfano dopo la morte del Maestro ma il finale ritrovato negli scritti dell’autore e ricostruito dalla musicologa statunitense Deborah Burton a partire dagli schizzi autografi lasciati per il duetto conclusivo e per la chiusa dell’opera.
Le ultime carte di Puccini a Bruxelles
Lo spettacolo proposto dalla Pergola, è stato spiegato durante la presentazione, prende quindi le mosse dalle ultime carte di Turandot portate da Puccini nel suo viaggio da Viareggio a Bruxelles dal quale non è più tornato.
A riportare alla luce, a ordinare e a rendere nuovamente eseguibili quei materiali è Deborah Burton, musicologa e teorica musicale statunitense, associate professor of music alla Boston University, da anni impegnata nello studio dell’opera pucciniana e autrice di ‘Recondite Harmony: Essays on Puccini’s Operas’ e di ‘The Finales of Turandot: Puccini’s Last Act’.
La sua ricostruzione cerca il finale di Puccini ritrovato nei suoi scritti: il punto in cui l’ultima idea drammaturgica e musicale del compositore, rimasta incompiuta per la morte, può tornare a farsi teatro.

La messa in scena
Alla stessa attenzione verso le fonti risponde anche la regia, firmata da Mauro Pardini, storico e saggista, scelto dalla Boston University per questo progetto, con la collaborazione di Roberta Ceccotti e con Sandro Gori alla direzione di produzione. In particolare, l’allestimento sarà centrato sulle note lasciate da Puccini e destinate a Giovacchino Forzano, con il quale il compositore aveva fissato molti elementi dell’impianto scenico. Sul podio salirà Pietro Mazzetti, che dirigerà un organico orchestrale completo, come quello previsto da Puccini, con oltre settanta elementi.