Lavorare in squadra per la salute dell’uomo, degli animali e dell’ambiente: è stato questo il filo rosso del convegno che si è tenuto oggi a Firenze nella sede della Regione Toscana di Palazzo Strozzi Sacrati, in occasione della prima edizione della Giornata nazionale dedicata alla prevenzione veterinaria, che ricorrerà domenica.
Il convegno, organizzato dall’Università di Tor Vergata e dall’Università di Pisa assieme all’Istituto zooprofilattico sperimentale del Lazio e della Toscana, ha messo a confronto veterinari, operatori delle Asl e studenti di veterinaria.
Giani: “Un settore da potenziare”
“La salute non può essere più affrontata in modo settoriale – ha sottolineato il presidente della Toscana, Eugenio Giani – le crisi sanitarie globali, l’emergere di nuove malattie portate dagli animali ma anche la resistenza dei batteri agli antibiotici, i cambiamenti climatici e la pressione sugli ecosistemi ce lo ricordano ogni giorno. La figura del veterinario diventa centrale ed è mia intenzione rafforzare con nuovo organico il settore interno alla Regione che si occupa di queste politiche e di questi controlli”.
“Questo evento – ha aggiunto l’assessora alla sanità della Toscana, Monia Monni – rappresenta un riconoscimento significativo del ruolo strategico della medicina veterinaria nelle politiche di prevenzione sanitaria. La prevenzione veterinaria contribuisce infatti in modo determinante alla sicurezza alimentare, al controllo delle zoonosi e alla tutela della salute pubblica. Per questo la Regione Toscana guarda con grande attenzione e sostegno al lavoro dei dipartimenti di prevenzione delle Asl e dell’Istituto zooprofilattico sperimentale del Lazio e della Toscana, delle Università coinvolte e di tutte le professioniste e i professionisti impegnati quotidianamente in questo ambito”.
La prevenzione passa dalla cura degli animali
Nel corso del convegno sono stati presentati diversi esempi di come il veterinario sia in prima linea rispetto a molte emergenze o su come la salute degli animali aiuti a salvaguardare l’ambiente.
Le api, ad esempio. Che da questi insetti dipenda la sopravvivenza del pianeta e delle sue biodiversità è risaputo: le api garantiscono l’impollinazione di gran parte delle colture alimentari e delle piante selvatiche. Ma c’è un progetto dell’Università di Pisa che utilizza questi insetti anche come sensori – peraltro a basso costo – e termometro della salute dell’ambiente. Attraverso infatti dispositivi inseriti nelle arnie, che raccolgono informazioni dal corpo delle api e dal loro miele, si può misurare e monitorare la presenza nei campi circostanti di pesticidi o farmaci tossici e il livello di alcuni metalli pericolosi.
Si è parlato anche delle malattie che possono colpire allevamenti e dunque danneggiare l’economia – dalla peste africana di cinghiali e suini all’influenza aviaria – e dei possibili rischi sulla salute degli uomini nel caso di patologie dove, per il tramite magari di zanzare o altri insetti, si verifica il salto di specie. I dati scientifici indicano che la maggior parte delle malattie infettive emergenti ha origine animale. Investire sulla prevenzione, che non vuol dire solo abbattere gli animali infetti ma anche mettere in pratica tutte quelle azioni finalizzate a mantenerli sani – dagli animali da reddito alla fauna selvatica o gli animali da compagnia – è utile a fronteggiare nuove epidemie.