Un test affidabile per individuare e quantificare il materiale non biodegradabile aggiunto in modo fraudolento nel processo di produzione degli imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile. Lo strumento anti-frode è stato creato un team del Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa, guidato dalla professoressa Erika Ribechini, in collaborazione con Biorepack, il consorzio nazionale per il riciclo organico delle bioplastiche compostabile, e pubblicato sul Journal of Analytical and Applied Pyrolysis.

La frode ambientale
I ricercatori hanno subito verificato la validità del test: circa metà delle buste sottoposte ai controlli sono fuori norma con quantità di polietilene anche sino al 5%. Si tratta di prodotti in gran parte di provenienza extra UE.
La normativa europea stabilisce infatti un limite massimo dell’1% di polietilene, un polimero non biodegradabile, negli imbalaggi green. Il paradosso è che non c’è mai stato, almeno fino ad oggi, uno strumento in grado di controllare il rispetto del limite. L’Università di Pisa ha finalmente colmato questo vuoto. “Con le metodiche analitiche che abbiamo sviluppato è finalmente possibile effettuare controlli affidabili anche su campioni complessi, in tempi rapidi e con costi contenuti, offrendo uno strumento concreto a tutela dell’ambiente e della trasparenza verso i consumatori”, aggiunge Erika Ribechini.
L’obiettivo è quindi scoraggiare l’uso improprio delle diciture “biodegradabile” e “compostabile”, tutelando le imprese che operano legalmente nel rispetto delle normative italiane e comunitarie in materia.
Dal punto di vista tecnico, come spiegano dall’Università, lo strumento utilizza “tecniche di pirolisi analitica accoppiata a spettrometria di massa, capaci di rilevare concentrazioni di polietilene anche inferiori all’1%, in linea con i limiti di legge. Questo lo rende uno strumento efficace sia per il controllo di qualità in ambito industriale, sia per la sorveglianza ambientale”.