Le zone umide sono ecosistemi delicati, fragili, ma fondamentali per il mantenimento della biodiversità. La giornata mondiale del 2 febbraio – World Wetlands Day – è un’occasione di riflessione e approfondimenti sulle strategie e le azioni per la loro tutela. La Toscana è tra le regioni italiane con più siti di rilevanza internazionale, iscritti nella convenzione Ramsar nata nel 1971.

In Italia ci sono 63 siti
Secondo il rapporto Legambiente, l’Italia è quarta in Europa, a pari merito con la Norvegia: ci sono 63 siti fra laghi, paludi, torbiere, lagune, acquitrini, specchi d’acqua naturali o artificiali distribuiti in 15 regioni per un totale di 81.091 ettari. Le zone umide sono tra gli ecosistemi più ricchi di biodiversità del pianeta: circa il 40% delle specie vegetali e animali del mondo dipende da esse per la propria sopravvivenza. Tuttavia, molte specie legate agli ambienti umidi sono oggi in forte declino e il 25% delle specie è a rischio estinzione.

Le zone umide Ramsar sono fondamentali per la vita di piante ed animali, qui si trovano aree di svernamento, riproduzione, migrazione, estivazione, muta e sosta, ma sono anche zone funzionali al controllo delle inondazioni, alla ricarica delle falde acquifere, alla mitigazione dei cambiamenti climatici.
Le 11 zone umide di rilevanza internazionale della Toscana
In Toscana, il percorso di individuazione e tutela delle zone umide Ramsar ha preso avvio alla fine degli anni Settanta con il riconoscimento di aree di straordinario valore ambientale come il Padule di Bolgheri, la Laguna di Orbetello e il Lago di Burano. A queste si sono aggiunti, negli anni successivi, il Padule di Diaccia Botrona, il sistema del Lago e Padule di Massaciuccoli con la Macchia di Migliarino e la Tenuta di San Rossore, e il Padule della Trappola con la Foce dell’Ombrone, completando un primo nucleo di siti che hanno concluso l’iter di riconoscimento tra il 1977 e il 2017.
Il processo di ampliamento della rete Ramsar in Toscana ha conosciuto una nuova e significativa accelerazione negli ultimi anni. Nel corso della quindicesima Conferenza delle Parti contraenti della Convenzione di Ramsar, svoltasi nello Zimbabwe nel luglio 2025, è stato annunciato il completamento dell’iter di riconoscimento per altre tre zone umide toscane: l’Ex Lago e Padule di Bientina, il Padule di Orti-Bottagone e il Lago di Sibolla. A gennaio 2026 è seguita la comunicazione ufficiale del riconoscimento di ulteriori due siti, il Padule di Fucecchio e il Padule di Scarlino, portando a undici il numero complessivo delle zone umide toscane inserite nella Lista Ramsar.

Il riconoscimento come siti Ramsar attribuisce a queste aree un nuovo status, sia nazionale sia internazionale, che comporta un impegno preciso da parte degli enti competenti a preservarne nel tempo i caratteri ecologici e ambientali. In questo quadro rientrano attività fondamentali come il monitoraggio scientifico, la ricerca, la divulgazione e l’educazione ambientale, strumenti indispensabili per accrescere la consapevolezza pubblica e garantire la conservazione a lungo termine di ecosistemi tanto fragili quanto indispensabili.