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Dalla Toscana al gotha del vino: Cristina Mercuri è la prima italiana Master of Wine

Diventano quattro gli italiani detentori del più prestigioso titolo in campo enologico. L’esperta: “È stato un percorso durissimo. Mi ha insegnato metodo, umiltà e una dedizione totale al lavoro”

Cristina Mercuri - © cristinamercuri_wine

Cristina Mercuri è stata proclamata Master of Wine, ed è la prima donna italiana a conquistare il titolo conferito dal prestigioso Institute of Masters of Wine, la più antica organizzazione del vino al mondo dedicata alla conoscenza e alla cultura enologica. Con il suo ingresso, salgono a quattro gli italiani che possono fregiarsi di questo riconoscimento: insieme a lei ci sono il toscano Gabriele Gorelli (primo Master of Wine italiano dal 2021), il veneto Andrea Lonardi e il siciliano Pietro Russo.

Nata e cresciuta in Toscana e residente a Milano da quasi vent’anni, Cristina Mercuri è founder e Ceo di Mercuri Wine Club, realtà che unisce formazione, consulenza e cultura del vino. È Wine Editor per Forbes Italia e giudice internazionale per Decanter, affianca cantine, consorzi e aziende come consulente di prodotto e di sviluppo dei mercati, con un lavoro che intreccia strategia, comunicazione e posizionamento.

Prima di dedicarsi al vino, Cristina Mercuri ha intrapreso una carriera come avvocata in studi legali internazionali, occupandosi di fusioni, acquisizioni e proprietà intellettuale. Nel 2015 ha scelto di cambiare strada e, in meno di dieci anni, ha costruito un profilo di riferimento nel settore, fino a raggiungere il traguardo del Master of Wine, considerato uno dei titoli più selettivi al mondo: un percorso fatto di esami scritti e orali, degustazioni alla cieca e una rigorosa tesi di ricerca finale. È stato un percorso durissimo, fatto di studio quotidiano e senza scorciatoie. Mi ha insegnato – ha sottolineato l’esperta – metodo, umiltà e una dedizione totale al lavoro”.

A coronare il cammino verso il titolo, la sua tesi di ricerca: “Wine, Women and Fascism: A Visual Analysis of the Representation of Women in Propaganda in Enotria (1922-1942)”. Lo studio applica gli strumenti della semiotica visiva all’analisi delle copertine illustrate di Enotria, la prima rivista italiana specializzata sul vino, mettendo in luce come la figura femminile sia stata utilizzata in chiave propagandistica durante il ventennio fascista.

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