Restaurato il Trittico del ‘300 di Spinello Aretino raffigurante la Madonna col Bambino in trono e quattro angeli fra i santi Paolino vescovo, Giovanni Battista, Andrea, Matteo, e i Profeti Geremia e Mosè. La Galleria dell’Accademia di Firenze gli ha dedicato una mostra, visitabile dal 24 febbraio all’11 maggio.
L’intervento di restauro è stato avviato nel novembre 2024 ed è stato accompagnato da una campagna di indagini diagnostiche.

Spinello di Luca, noto come Spinello Aretino in quanto originario di Arezzo, fu tra i protagonisti della pittura toscana tra la fine del Trecento e i primi anni del Quattrocento. Realizzò tavole d’altare e importanti cicli di affreschi, contribuendo al rinnovamento del linguaggio figurativo del suo tempo.
Il trittico, un dipinto su tavola a fondo oro, firmato e datato 1391, fu commissionato dal mercante lucchese Paolino di Simonino di Bonagiunta per l’oratorio di Sant’Andrea a Lucca: i santi raffigurati nei pannelli laterali rendono omaggio a Sant’Andrea, titolare della chiesa, e ai nomi del donatore e dei suoi fratelli. Nel 1850 il trittico rischiò di essere esportato all’estero a seguito di una vendita illecita, poi bloccata tempestivamente dal governo toscano che ne sancì la definitiva assegnazione alla Galleria dell’Accademia di Firenze.
Prima dell’attuale intervento, il dipinto presentava un aspetto profondamente alterato a causa delle molteplici vicissitudini attraversate nel corso dei secoli. Il restauro ha avuto come obiettivo il recupero delle parti originali e il ripristino dell’equilibrio e della continuità visiva del trittico, migliorando la percezione estetica e la fruizione dell’opera.
“L’allestimento creato per il ritorno nelle sale della Galleria dell’Accademia di Firenze del trittico di Spinello Aretino – sottolinea la direttrice generale Andreina Contessa – nasce dall’idea di valorizzare non solo la qualità straordinaria dell’opera e la sua importanza nell’evoluzione della pittura toscana a cavallo tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento, ma soprattutto di mettere in luce il lavoro invisibile che si svolge quotidianamente dietro le quinte di un museo e che vogliamo condividere con il pubblico. Un lavoro fatto di collaborazione e di studio, finalizzato alla cura del patrimonio delle nostre collezioni, che rappresenta uno degli obiettivi che mi sono posta alla guida di questa nuova istituzione museale. Con questa mostra, che documenta le varie fasi dell’intervento di restauro, vogliamo coinvolgere sempre di più i visitatori, cercando di sensibilizzare verso un turismo più consapevole”.

All’interno dell’esposizione, a cura delle funzionarie della Galleria dell’Accademia di Firenze e dei Musei del Bargello, Elvira Altiero, storica dell’arte, ed Eleonora Pucci, restauratrice, un video racconterà la storia conservativa del dipinto e le diverse fasi dell’intervento, con il supporto di testi e immagini di approfondimento.
Il progetto di allestimento è a cura degli architetti Claudia Gerola, Barbara Francalanci e Roberto Lembo. Il restauro è stato eseguito da Andrea e Lucia Dori, l’intervento sul supporto ligneo si deve a Roberto Buda, le indagini sono state realizzate da Ottaviano Caruso. Tutte le operazioni si sono svolte sotto la direzione di Elvira Altiero ed Eleonora Pucci.