Un documento strategico con le priorità per il settore vivaistico europeo. ENA-European Nurserystock Association ha presentato il proprio Manifesto 2026 presso il Parlamento europeo. Realtà che rappresenta oltre 35.000 vivai e 250.000 addetti e l’Italia, in particolare il distretto di Pistoia, riveste un ruolo di primo piano, ponendosi come guida strategica e produttiva del panorama continentale.
Nonostante il comparto sia formalmente classificato come agricolo nei trattati UE, “molti produttori vivaistici – come spiega in una nota l’Associazione vivaisti italiani – incontrano ancora difficoltà nell’accesso alla Politica Agricola Comune e agli aiuti in caso di calamità, in particolare le aziende che adottano sistemi produttivi moderni in contenitore”.
I numeri del settore
L’Italia rappresenta infatti il secondo mercato vivaistico europeo, con una produzione pari a 1,678 miliardi di euro. La Toscana concentra oltre il 40% della produzione nazionale, affermandosi come la principale regione italiana per valore e specializzazione del settore.
Il Distretto Rurale Vivaistico Ornamentale di Pistoia, con circa 1.500 aziende, oltre 3.500 ettari coltivati e migliaia di addetti tra occupazione diretta e indotta, costituisce uno dei più rilevanti poli produttivi ornamentali d’Europa. Il distretto pistoiese si distingue per una forte vocazione all’export, con presenza in oltre 60 Paesi.
Il Manifesto
Il Manifesto evidenzia come la filiera produttiva sia sotto forte pressione a causa dell’aumento dei costi e delle perdite legate ai cambiamenti climatici, che negli ultimi anni hanno superato i 160 milioni di euro.
Il documento delinea una strategia fondata su quattro pilastri. In primo luogo, spiega l’Associazione vivaisti italiani, “il settore rivendica un pieno riconoscimento formale, chiedendo che ogni tipologia di vivaio, sia in pieno campo sia in contenitore, venga integrato stabilmente nella PAC e nei piani strategici nazionali, per uscire da una condizione di marginalità normativa”.
A questo si aggiunge la necessità di “riformare la gestione del verde pubblico attraverso appalti standardizzati, rendendo obbligatorio l’uso di piante di alta qualità, certificate come sane e resilienti ai cambiamenti climatici, in tutti i progetti finanziati dall’Unione Europea”. Un altro tema cruciale riguarda la “valorizzazione ambientale della produzione, con la richiesta di inserire le piante coltivate nei vivai nel sistema dei crediti di carbonio (CRCF), trasformando così la capacità di assorbimento della CO2 in un valore economico certificato”. Infine, il Manifesto sottolinea l’urgenza di finanziamenti mirati per le piccole e medie imprese, “indispensabili per permettere alle imprese di investire in innovazioni tecnologiche come l’efficienza idrica, l’eliminazione della torba e il rafforzamento dei protocolli di biosicurezza”.
“Siamo pronti a fare la nostra parte, ma l’UE deve riconoscerci come partner strategico nella transizione verso un’economia più verde”, ha detto Tim Van Hulle, presidente ENA: “È paradossale – aggiunge Antonio Ceccarelli, presidente della task force ENA Public Affair – che un settore così centrale per il Green Deal sia spesso escluso dai meccanismi di sostegno agricolo come la PAC, semplicemente per le modalità con cui produciamo le piante. Chiediamo condizioni eque, finanziamenti accessibili alle PMI e standard qualitativi obbligatori per tutti i progetti di rinverdimento finanziati dall’UE”.