Riflettori puntati sull’ex ospedale psichiatrico di Maggiano, luogo diventato simbolo di cura grazie al lavoro di Mario Tobino. “Dopo anni di abbandono, è ancora più urgente avviare un percorso condiviso di valorizzazione. L’obiettivo è costruire sinergie tra istituzioni – Regione Toscana, Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e realtà locali – per immaginare insieme un futuro possibile”: a dirlo è l’assessore alla Cultura della Regione Toscana, Cristina Manetti, che nel corso di un sopralluogo ha presentato le strategie future che puntano alla sua tutela.
Da “prigione per matti” a luogo di terapia, l’ex ospedale psichiatrico lucchese è diventato noto per il lavoro del medico e scrittore Mario Tobino che qui operò per ben 40 anni. Una umanizzazione della cura diventata punto di riferimento per la psichiatria: da una visione più organicistica si è passati ad un approccio più ampio, che coinvolge non solo il cervello, ma la vita e la soggettività dei pazienti.

Un patrimonio di conoscenza e memoria custodito dalla Fondazione Mario Tobino e da Isabella Tobino, presidente e nipote di Mario. La storia di questo luogo è stata investita da una nuova ondata di notorietà grazie anche alla fiction Rai “Le Libere Donne”, diretta da Michele Soavi con Lino Guanciale nei panni del medico viareggino.
La serie è liberamente tratta dal romanzo “Le libere donne di Magliano” di Tobino, pubblicato da Mondadori nel 1953. Un libro che è soprattutto un diario con le cartelle cliniche e i racconti del medico nel manicomio femminile.
L’assessora Manetti ha visitato l’ex ospedale con la la presidente della Fondazione Tobino. “Visitare oggi questo luogo – ha detto -, significa coglierne appieno la dimensione, l’energia e la memoria che custodisce. L’ex ospedale psichiatrico di Maggiano è una struttura di straordinario valore, con un grande potenziale che merita attenzione e rispetto. Il recupero del complesso può rappresentare un’opportunità importante non solo dal punto di vista culturale, ma anche per restituire al territorio uno spazio significativo, capace di generare nuove prospettive”. “Esiste una volontà concreta, già espressa anche recentemente, di intervenire affinché questo luogo possa essere preservato e continuare a tramandare una memoria fondamentale”.
“Si tratta – ha concluso Manetti – di un percorso complesso, che richiede lavoro congiunto e una visione chiara. Partendo dalle straordinarie potenzialità di questo luogo sono convinta che si possa costruire un percorso importante. La volontà è quella di non lasciare questo luogo nell’abbandono, ma di restituirgli un ruolo e una funzione, nel rispetto della sua storia e con uno sguardo rivolto al futuro”.
Il sopralluogo dell’assessora è proseguito in alcuni dei luoghi simbolo della lucchesia e rientra nel più ampio viaggio nella “cultura diffusa”. Visita, dunque, all’area archeologica di Massaciuccoli nel Comune di Massarosa, alla Pieve di Massaciuccoli, a La Brilla di Massarosa, antico opificio per la pilatura del riso oggi trasformato in polo culturale, e Porta del Parco Regionale Migliarino San Rossore Massaciuccoli, “esempio significativo di rigenerazione e valorizzazione del patrimonio storico”.