Le opere della Galleria degli Uffizi ricostruite dopo l’attentato mafioso di via dei Georgofili a Firenze nella notte tra il 26 e il 27 maggio 1993 sono a Palermo per una mostra straordinaria al Museo del presente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. L’esposizione sarà aperta dal 23 maggio, anniversario della strage di Capaci, al 19 luglio, giorno dell’attetato in via D’Amelio.
Si chiama “Il segno della rinascita” ed è il tema che la Fondazione Falcone ha scelto per la commemorazione del 34esimo anniversario della strage di Capaci, il 23 maggio 1992, in cui morirono il magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e gli agenti della polizia Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
Un’azione per ricordare il periodo buio tra il 1992 e il 1993, quando la mafia ricattò il paese con le autobombe: dalla le stragi di Capaci e via D’Amelio del 1992 fino all’anno successivo con quelle dei Georgofili a Firenze, di via Palestro a Milano e infine di Roma.

Le opere delle Gallerie degli Uffizi in mostra a Palermo
Dal 23 maggio al 19 luglio 2026 sarà possibile visitare a Palazzo Jung la prima tappa palermitana del progetto nazionale.
Le opere sono tutte delle Gallerie degli Uffizi: “Adorazione dei pastori” di Gherardo delle Notti (1620 circa), i due capolavori di Bartolomeo Manfredi “I giocatori di carte” e “Concerto”, con le copie coeve della metà del 1600.
In mostra anche il grande patrimonio costituito dalla collezione Risarcimento, le opere esempio di grande partecipazione civile del mondo dell’arte nata dall’appello di collezionisti come Giuliano Gori e Conti Panza di Biumo agli artisti della metà degli anni Novanta, quali Christo, Paladino, Arman, Isgrò, Reuschemberg.
“L’insieme dei dipinti recuperati e le opere di Risarcimento esposti sono uno specchio in cui riflettere l’Italia così come era e come adesso ha l’obbligo di proseguire ad essere, migliore, libera, coraggiosa dove i giovani e le scuole siano la prima linea di un progetto democratico senza ricatti mafiosi e terrore economico esercitato dai clan”, hanno spiegato Maria Falcone, presidente della Fondazione Falcone, Vincenzo Di Fresco, presidente del Museo del presente, e Alessandro de Lisi curatore e direttore del Museo.
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