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I segreti degli scultori e degli architetti nell’antica Roma svelati in uno studio dell’Università di Pisa

L’ateneo pisano è coinvolto nel progetto di ricerca che indaga le tecnologie e i materiali utilizzati per assemblare, fissare e restaurare statue e opere in marmo nel mondo ellenistico e romano

Si indagano i perni relativi al restauro del Discobolo di Castel Porziano realizzato già in età romana - © Myriam Pilutti Namer

Come venivano assemblate, riparate e fissate le grandi sculture e le architetture dell’antica Roma? A questa domanda risponde il progetto “HARMOGE”, finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito dei PRIN, che vede la collaborazione dell’Università di Pisa, dell’Università Ca’ Foscari Venezia e dell’Istituto di Chimica dei Composti Organometallici del CNR (ICCOM-CNR), in partnership con il Museo Nazionale Romano.

La ricerca sui capolavoro del Museo Nazionale Romano

La ricerca si concentra sulle tecnologie e i materiali utilizzati per assemblare, fissare e restaurare statue e altre opere in marmo nel mondo ellenistico e romano, tra il II secolo a.C. e il III secolo d.C. Al centro dell’indagine vi sono i giunti metallici – elementi di connessione in metallo identificati in sculture, elementi architettonici e monumenti funerari – che rappresentano una testimonianza diretta delle pratiche costruttive e conservative degli antichi.

L’indagine è resa possibile dalla straordinaria varietà del patrimonio conservato nelle diverse sedi del Museo Nazionale Romano. La prima campagna di analisi ha permesso al team di esaminare opere di eccezionale importanza, tra cui il Discobolo di Castel Porziano, l’Ermafrodito addormentato e numerosi ritratti di età imperiale, oltre a un ricco repertorio architettonico comprendente colonne, capitelli ed elementi della decorazione architettonica che conservano preziose tracce delle tecniche costruttive impiegate.

“Per la prima volta – commentano Anna Anguissola e Luigi Sperti, docenti di archeologia greca e romana rispettivamente nelle università di Pisa e Ca’ Foscari Venezia – tecniche come la lavorazione in parti separate e gli assemblaggi sono oggetto di un’iniziativa di ampio respiro, che integra le competenze di istituti e studiosi diversi. Il patrimonio scultoreo e architettonico che possiamo indagare grazie alla collaborazione con il Museo Nazionale Romano è rappresentativo di una casistica varia e della massima importanza, perché ci consente di entrare nel vivo della Roma antica”.

“Il Museo Nazionale Romano è onorato di collaborare a un progetto di ricerca dedicato allo studio delle tecnologie e dei materiali impiegati nell’antichità per l’assemblaggio, il fissaggio e il restauro di statue e manufatti lapidei – dichiara la direttrice del Museo Federica Rinaldi – l’iniziativa rappresenta un’importante opportunità per approfondire le pratiche tecniche dell’arte romana, contribuendo a una migliore comprensione dei processi costruttivi ma anche conservativi e delle soluzioni adottate dagli antichi artigiani.”

Analisi a raggi XRF di una grappa in una transenna di età romana riccamente decorata – © Myriam Pilutti Namer

Il primo database degli strumenti antichi

Per l’analisi dei materiali, le ricercatrici e i ricercatori hanno impiegato tecniche non invasive di ultima generazione: la fluorescenza a raggi X (XRF), condotta con uno spettrometro portatile Bruker Elio direttamente sulle opere, e la spettroscopia Raman, che ha consentito di caratterizzare la composizione degli strati di corrosione e di individuare forme di degrado organico.
Le analisi aecheometriche svolte dall’Iccom-Cnr, osserva Stefano Legnaioli, “consentiranno di costruire un primo database dei perni usati da scultori, architetti e restauratori romani e indagarne gli aspetti archeologici grazie a nuovi dati”.

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