Il Centro Pecci per l’Arte Contemporanea di Prato apre le sue porte a due nuove mostre che accompagneranno i visitatori fino all’autunno.
“Carnale” è il titolo dell’esposizione aperta fino al 30 agosto, e dedicata alla fotografa Verita Monselles.
Nata a Buenos Aires nel 1929, va a vivere ancora bambina con la famiglia a Firenze. A vent’anni, dopo il matrimonio con un cardiologo, si trasferisce a Napoli dove frequenta i circoli dell’alta borghesia da cui, più tardi, si allontana.
Alla fine degli anni Sessanta la svolta quando si avvicina alla fotografia, utilizzata per raccontare la sua storia e, come scrisse lei stessa, “quella di tante altre donne della mia generazione, educate nel cattolicesimo e con una serie innumerevole di sottili frustrazioni e avvilimenti”.
Il suo percorso si incrocia con quello delle artiste e critiche del suo tempo tra cui Ketty La Rocca, Tomaso Binga e Lara-Vinca Masini, e si intreccia con l’esperienza delle compagnie teatrali Magazzini Criminali e Krypton.
Le sue opere esplorano linguaggi legati al pensiero femminile e femminista attraverso la moda e i generi del ritratto e del nudo.
Verita Monselles ha usato la fotografia come strumento di riappropriazione di sé e della soggettività femminile, mettendo al centro della sua ricerca immagini stereotipate della donna-oggetto prodotte dalla cultura dominante nei media e nella pubblicità, smontando con ironia i simboli della tradizione patriarcale e religiosa.
Monselles ha realizzato progetti editoriali per la moda, con l’obiettivo di rileggere il ruolo della donna nella società contemporanea.
Il suo linguaggio fotografico è barocco, teatrale, pop e accattivante, ma può essere anche patinato, elegante e sensuale.
Il corpo femminile per Monselles oltre a essere manifesto politico, è anche un corpo che desidera: un corpo sensuale e sessuato, non timido, ma protagonista del proprio desiderio.

La collezione Carlo Palli al Pecci
“ROTTE. Arte di rottura dalla donazione Carlo Palli” è il titolo della mostra che sarà aperta fino al 1° novembre.
L’esposizione propone un percorso tra 180 opere selezionate dalla raccolta privata del collezionista pratese, 380 opere e documenti del movimento Fluxus e 230 opere di Poesia Visiva da lui donate al Centro Pecci.
Le opere esposte sono dedicate all’arte di rottura, controcorrente, fuori dalle regole, a partire da radici e riferimenti nell’arte del Novecento: Futurismo, Dada e Surrealismo, Informale, Pop e Concettuale.
Il percorso propone una successione di ricerche artistiche sperimentali: la rivoluzione poetico-visiva del Gruppo 70; corpi, icone e azioni che incarnano le Neoavanguardie; pratiche incentrate su processi creativi e scritture testuali; la pittura e i suoi aggiornamenti o le variazioni più recenti; l’atteggiamento interdisciplinare e ludico di Fluxus; gli oggetti reinterpretati dal Nouveau Réalisme e gli ambienti rivisitati dai Radicali.
Inoltre personalità artistiche quali il padre dell’Azionismo Hermann Nitsch, l’inventore della Eat Art Daniel Spoerri, lo “scrittore” di quadri e oggetti Ben Vautier, la poetessa e performer Ketty La Rocca, il musicista e compositore d’avanguardia Giuseppe Chiari, il poeta “cancellatore” Emilio Isgrò, per citarne solo alcuni.
Centocinquanta opere di oltre settanta artisti danno forma a un articolato e inedito omaggio alla grande passione per l’arte più sperimentale sviluppata da Carlo Palli e alla sua generosità nei confronti del Centro Pecci e della città di Prato.
