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© Luan Cardoso

Musica /

Effenberg, la fragilità come punto di partenza nel nuovo disco “Tutti Drogati”

Il cantautore lucchese pubblica il nuovo album “Tutti Drogati”, un viaggio tra dipendenze, fragilità e possibilità di rinascita. Il 26 giugno sarà in concerto a Torre del Lago per uno speciale live in barca

C’è una fragilità che accomuna tutti: il bisogno di aggrapparsi a qualcosa, che sia l’amore, il lavoro, il riconoscimento o semplicemente un’abitudine quotidiana. Da questa riflessione prende forma Tutti Drogati, il nuovo album di Effenberg, nome d’arte del cantautore lucchese Stefano Pomponi.

Un disco intenso e stratificato, sospeso tra indie-pop d’autore e suggestioni folk, che attraversa le contraddizioni dell’esistenza contemporanea per trasformare la vulnerabilità in occasione di consapevolezza e rinascita.

Attivo sulla scena indipendente dal 2017, Effenberg si è fatto conoscere con Elefanti per cena, lavoro che gli ha aperto le porte della critica e che ha portato alcuni suoi brani fino alla colonna sonora del film Ricordi? di Valerio Mieli.

Negli anni successivi ha consolidato il proprio percorso con Il cielo era un corpo coperto e Disgraziato di un Domani, collaborando con artisti come Luca Carboni, Rachele Bastreghi, Anna Carol e Bianco e arrivando fino alla finale di Musicultura nel 2022. Oggi, con Tutti Drogati, il cantautore lucchese firma forse il suo lavoro più maturo e personale.

Il 26 giugno Effenberg parteciperà all’evento “Acqua, navigare la musica” con uno speciale concerto in barca a Torre del Lago. 

Nella nostra intervista racconta la genesi del disco, il suo percorso artistico e il significato di un album che invita a fermarsi, ascoltarsi e fare i conti con le proprie ombre.

Effenberg, foto di Luan Cardoso

Ecco la nostra intervista a Stefano Pomponi in arte Effenberg

Ciao Stefano, sono andata a rivedere la nostra prima intervista, l’abbiamo realizzata quasi dieci anni fa per il tuo primo disco, in tutto questo tempo com’è cambiato il tuo modo di vedere la musica, di fare musica?

Il fulcro è sempre lo stesso, non è che sia cambiato tantissimo. Forse ho un po’ più di consapevolezza, e direi che ho acquistato un po’ di artigianalità nello scrivere le canzoni. Nel senso che c’è una parte che rimane la parte pura ispirazionale, e insieme a quella ho maturato qualche skill in più a livello tecnico.

Ma ti sembra che  oggi siamo quasi obbligati a stare sui social, si dà sempre più importanza a questo aspetto anche nel mondo della musica. Io a volte lo trovo anche un po’ eccessivo, perché alla fine l’importante per me rimane sempre la musica. Cosa ne pensi?

Anch’io sono di quella scuola, diciamo che questo lavoro sarebbe in teoria fare musica, fare delle canzoni e non altro, però effettivamente la situazione è questa. Non so se è dovuta al fatto che c’è più praticamente offerta che domanda, e quindi magari anche l’ascoltatore è un po’, come dire, stordito da continue uscite. Quindi forse si cerca di ammaliarlo con altre cose che vanno oltre la musica, però anch’io sono completamente d’accordo, mi sembra a volte anche un po’ svilente essere sempre presente, sono d’accordo con te al 100%.

Come hai lavorato a questonuovo  disco?

Ho lavorato con Alessandro Di Sciullo e Ramiro Levy, che è il cantante dei Selton. Abbiamo prodotto questo disco a Milano, facevamo delle session che duravano magari tre o quattro giorni, poi dopo un mese, un mese e mezzo ci si rivedeva, si riaprivano i progetti. Questo metodo di lavoro ci ha impegnato per circa tre anni per finire il disco. Secondo me è un metodo interessante perché comunque lasci sedimentare le cose, è capitato anche di tornare su alcune pezzi e cambiarle. Il “tribunale del tempo” ti dà conferma oppure ti spinge a prendere altre direzioni, quindi nonostante sia un metodo un po’ lungo, però secondo me è interessante.

forse dovremmo rivalutare il concetto di dipendenza e pensarlo non solo come un incidente che può capitarci durante la nostra esistenza, ma come un punto di partenza

Saranno contenti i tuoi amici perché la prima frase che canti nel disco è “I miei amici sono tutti drogati”. Mi chiedevo: la droga in questo pezzo è vista un po’ in senso lato, nel senso che tutti abbiamo comunque una dipendenza da qualcosa, da qualcuno?

Sì, in quel pezzo in particolare si parla anche proprio di sostanze, ma mi sono reso conto che tutti i pezzi del disco erano legati al tema della dipendenza. Mi riferisco alla dipendenza che abbiamo magari nei confronti non solo delle sostanze, ma potrei dire anche degli schemi, delle aspettative, degli obiettivi. Siamo spesso “drogati” dal raggiungere alcuni obiettivi, se non li raggiungiamo andiamo tra virgolette in crisi d’astinenza. Ma anche più semplicemente la dipendenza dalle relazioni.Quello che mi è venuto in mente scrivendo queste canzoni è che forse dovremmo rivalutare il concetto di dipendenza e pensarlo non solo come un incidente che può capitarci durante la nostra esistenza, ma come un punto di partenza. Appena nati siamo da subito dipendenti da qualcuno, quindi è un po’ come se la dipendenza fosse legata intrinsecamente all’esistenza, cioè una specie di dipendenza esistenziale.

Non so se hai sperimentato personalmente delle dipendenze. Secondo te qual è la dipendenza peggiore?

Le mie dipendenze sono quelle della società di oggi, quindi sicuramente tanto la dopamina da notifica, l’attesa che arrivi qualcosa dall’esterno, una notizia, un messaggio. Quando ho scritto quel pezzo, invece, “Tutti drogati”, era un periodo che frequentavo un bar che è soprannominato “Sert”. Nella canzone volevo descrivere questi amici che si barcamenavano un po’ tra il lavoro e serate dove c’erano anche delle sostanze, il loro “galleggiare” disilluso in questa esistenza. Da un certo punto di vista mi affascina anche il fatto che in qualche modo chi vive su quel crinale sia immune a certi dettami della società, nonostante poi sia schiavo di altre cose. Però magari è meno schiavo delle cose di cui tutti siamo schiavi, non so bene come spiegartelo.

Sì, perché isolandosi in una bolla se ne frega niente di tutto il resto, in un certo senso…

Esatto, esatto. Da un certo punto di vista mi piace questa cosa, perché è una specie di ribellione verso alcune cose. Per esempio anche prima parlavi dei social, no? Abbiamo detto inizialmente che è quasi obbligatorio stare sui social, ecco, per certe persone no, cioè non gliene frega nulla. Mi piace il fatto che loro se ne fregano di tutto e perdono le loro giornate tra una birra e l’altra, in conversazioni un po’ inutili. Da lì mi è venuta l’idea di raccontare questo mondo un po’ disilluso, che non è più il mondo dei tossici degli anni Ottanta, ma c’è comunque un disagio, un disagio forse più contenuto rispetto a quello degli anni Ottanta, ma comunque esiste, c’è.

Un altro pezzo che mi è piaciuto, mi ha fatto un po’ sorridere è “Sogno aziendale” in cui si parla appunto del lavoro, di quello che ci obbliga a fare il lavoro, anche se in Italia ormai il sogno è proprio avercelo, diciamo, un lavoro

Sì, è vero. Anche qui racconto l’esaurimento che ho nei confronti della società, ormai è sempre tutto super complicato, come quando vai dal commercialista. Fondamentalmente credo che il problema più grosso sia il fatto che questa società anche a livello economico non sta funzionando già da un po’. E quindi questa cosa porta tutti a cercare di galleggiare sempre di più. Ricevi 20 telefonate dei call center in un giorno e magari rispondi mentre, non lo so, stai pagando la bolletta con lo speed e ti salta la connessione, cioè è tutto estremamente stressante. Nella canzone dico che invece vorrei cercare di dedicarmi alla poesia per uscire da questo labirinto asfissiante.

Il disco si chiude con un’altra canzone che mi è piaciuta molto, che è Un minuto e risorgo, che sarà il mio inno dei prossimi lunedì mattina

E’ un brano che fondamentalmente parla di una rottura in questo caso relazionale. Il messaggio positivo di questa canzone è che comunque, quando passi attraverso dei “mostri” che sono sempre scomodi e magari fanno paura, è quasi matematico che poi alla fine arrivi il cambiamento. E quando sei costretto al cambiamento di solito arriva una luce, una rinascita.

Effenberg in tour

26 giugno Torre Del Lago Puccini
3 luglio Santeria Bel Mare
11 luglio Hi Ho Music Festival
18 luglio Empatia 2026 
7 agosto Lenzini Festival 2026

Effenberg, Tutti drogati
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