In un’epoca in cui lo spopolamento delle aree interne viene spesso raccontato come un destino inevitabile (a dispetto anche dei numeri, che mostrano una recente inversione di tendenza) dalla Lunigiana arriva un progetto che vuole ribaltare questa narrazione. Qui sta nascendo l’associazione Tornanti d’Appennino, che sarà operativa da questo autunno a partire da un’idea semplice ma ambiziosa: rendere la Lunigiana un luogo dove scegliere di vivere, lavorare e costruire il proprio futuro.
L’obiettivo non è soltanto attrarre nuovi abitanti ma creare le condizioni perché chi arriva possa restare e anche chi se n’è andato possa immaginare un ritorno. Attraverso hub, spazi di coworking , laboratori, percorsi di innovazione e una rete di accoglienza capace di accompagnare le persone nella ricerca di una casa e di nuove relazioni, Tornanti d’Appennino vuole trasformare il ripopolamento in un processo concreto e sostenibile, come ci ha spiegato Andrea Angella che ha fondato l’associazione insieme a Benedetta Dadà, Simona Solvi, Moed Dghoughi e altri abitanti della Lunigiana.
Andrea voi avete chiamato Tornati d’Appennino un’associazione di comunità, cosa significa?
Per noi è importante che le cose siano fatte non per la comunità, ma con la comunità. Troppo spesso ci sono progetti che propongono attività, servizi o iniziative che poi in realtà sono a beneficio di pochi oppure non tengono conto del contesto locale. Noi siamo un bel mix di persone originarie di qui, persone che sono arrivate senza avere radici sul territorio e persone che sono state fuori e poi sono tornate e per noi è fondamentale mettere insieme queste esperienze diverse. Chi ha sempre vissuto qui ha un approccio più legato alle tradizioni e al buon vivere che si respira in questi luoghi; chi arriva da fuori porta spesso uno sguardo più innovativo, anche se conosce meno il territorio; chi torna riesce a unire questi due mondi. Vogliamo lavorare proprio su questo: creare uno sviluppo sostenibile e sensato del territorio, che sia coerente con quello che è la Lunigiana.
Tornanti d’Appennino vuole lavorare non soltanto con Pontremoli e Fosdinovo ma con tutta la Lunigiana sul tema del ripopolamento, in diversi modi: facendo attrazione e accoglienza di persone che si vogliono trasferire qui, recuperando spazi inutilizzati per farci hub di comunità, coworking e co-living, ma anche offrendo servizi che qui magari non esistono, come un Informagiovani. Per questo collaboriamo anche con le istituzioni, con la Regione Toscana, i Comuni di Pontremoli e Fosdinovo, l’Unione di Comuni Montana Lunigiana, la Provincia e anche la Diocesi.
Cosa serve davvero secondo voi per permettere alle persone di trasferirsi o di restare a vivere nelle aree interne?
Di recente abbiamo risposto alla consultazione dell’Unione Europea sul diritto a restare, in cui l’Ue chiedeva a chi vive nei territori montani che cosa servisse per garantire questo diritto, inteso non solo come possibilità di restare dove si è nati, ma anche di trasferirsi o tornare, e abbiamo individuato tre punti principali. Innanzitutto devono essere garantiti i servizi essenziali: scuola, sanità, trasporti, infrastrutture tecnologiche e digitali. Ma servono anche le infrastrutture umane: associazioni, gruppi, amministrazioni capaci di accogliere i nuovi abitanti, inserirlo nella comunità e valorizzarne competenze e idee.
Il secondo punto riguarda la rigenerazione degli spazi. Servono luoghi dove ospitare chi arriva nei primi mesi, ma anche spazi che diventino hub di innovazione e di comunità, dove possano incontrarsi chi vive qui, chi arriva e chi torna. La terza riguarda i servizi. Penso, ad esempio, a un Informagiovani, ai percorsi sulle opportunità europee o a quei servizi che nelle città esistono e nelle aree interne molto meno. Dare ai ragazzi la possibilità di viaggiare, fare esperienze e poi eventualmente tornare è fondamentale.

Uno dei vostri progetti si chiama FoResto. Di cosa si tratta?
FoResto è dedicato all’attrazione e all’accoglienza dei nuovi abitanti. Significa accompagnare le persone fin dal primo contatto: spiegare com’è davvero vivere qui, aiutarle nella ricerca della casa, orientarle sul lavoro e, una volta arrivate, favorire il loro inserimento nella comunità. Trovare casa ad esempio è uno dei problemi principali: circa il 50% del patrimonio immobiliare locale è inutilizzato, ma spesso si tratta di abitazioni non sistemate, non affittabili o pensate solo per l’estate. Senza qualcuno che aiuti concretamente le persone a trovare una soluzione abitativa è molto difficile trasferirsi. Poi vogliamo che chi sceglie la Lunigiana non si senta solo, ma trovi subito una rete di relazioni e persone disponibili ad accompagnarlo. Vogliamo evitare che si creino comunità chiuse di nuovi arrivati e favorire invece l’incontro con le associazioni, i circoli e le realtà già presenti sul territorio.
Prima di Tornanti d’Appennino avevi lanciato nel 2021 il progetto Smart Working Pontremoli, sempre contro lo spopolamento: ha funzionato?
Smart Working Pontremoli si rivolgeva ai nomadi digitali e ai lavoratori da remoto e ha portato circa 150 persone a vivere qui per almeno un mese dal 2020 a oggi, e una cinquantina sono poi diventate residenti: è stato uno dei progetti di ripopolamento che ha ottenuto i risultati più significativi in Italia. Tornanti d’Appennino non lavora su un unico target ma vuole coinvolgere persone con esperienze, età e competenze diverse. Come le famiglie, che rappresentano una grande opportunità perché portano bambini, contribuiscono a mantenere aperte le scuole e si integrano molto facilmente grazie alle relazioni che nascono intorno ai figli. Ma ci interessa anche la cosiddetta silver economy: persone che smettono di lavorare in città a sessanta o sessantacinque anni e hanno ancora competenze, tempo ed energie da mettere a disposizione della comunità. E poi ci sono tutte quelle professionalità che oggi mancano nei nostri territori: medici, operatori socio-sanitari, falegnami, giardinieri, artigiani. Se una persona con queste competenze sceglie di trasferirsi qui, è una situazione in cui vincono tutti: il territorio recupera servizi e professionalità, mentre chi arriva trova opportunità di lavoro e qualità della vita.