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Castelnuovo d’Avane rinasce, dalla Regione altri 7 milioni di euro per la rigenerazione del borgo

Stanziate risorse aggiuntive. Giani: “Prevediamo di ultimare il progetto entro la fine dell’anno. Un esempio di quell’idea di Toscana Diffusa che sa proporsi come modello a livello nazionale e internazionale”

Castelnuovo Avane

La rinascita di Castelnuovo d’Avane, frazione di Cavriglia in provincia di Arezzo, è più vicina: la Regione Toscana ha stanziato nuove risorse per sostenere il progetto scelto tre anni fa come rappresentativo nel bando del Ministero della Cultura per la rigenerazione dei piccoli centri urbani.

L’intervento integra con ulteriori 6 milioni e 800mila euro il finanziamento Pnrr di 20 milioni di euro concesso dal Ministero della Cultura per la rigenerazione economica, sociale e culturale, anche sotto il profilo ambientale ed energetico, dell’antico borgo.

I lavori prevedono il recupero di parte degli edifici e delle infrastrutture esistenti, il completamento delle opere di urbanizzazione, compresa la viabilità interna, i percorsi pedonali e le aree comuni. Il restauro della parte più alta di Castelnuovo d’Avane prevede inoltre interventi di recupero della terrazza panoramica che si affaccia sul borgo e sul lago di Castelnuovo dei Sabbioni e la realizzazione delle opere necessarie a garantire l’accesso ed il collegamento fra la terrazza e la viabilità ai piedi della Rocca.

Il progetto partito con i fondi Pnrr

Con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ogni Regione italiana ha avuto l’opportunità di spendere 20 milioni per ripopolare un borgo di particolare significato. La Toscana, come ricorda il presidente della Regione Eugenio Giani, “con un bando che ha interessato 46 piccoli centri, ha scelto Castelnuovo d’Avane, con un progetto che prevede l’insediamento di attività commerciali, appartamenti che verranno assegnati ad affitto calmierato, strutture ricettive, formazione professionale per le giovani ed i giovani, social housing rivolto alle persone più anziane ed anche una nuova vita per il museo delle miniere”.

“Il progetto – conclude Giani – che prevediamo di ultimare ed inaugurare entro la fine dell’anno, ha richiesto un costo superiore e la Regione ha deciso di coprirlo aggiungendo le risorse necessarie, rivitalizzando così un borgo situato in un bellissimo contesto paesaggistico e farne un esempio di quell’idea di Toscana Diffusa che sa proporsi come modello a livello nazionale e internazionale”.

La memoria di Castelnuovo d’Avane

In campo c’è una riqualificazione totale, ambientale ed energetica, che presterà particolare attenzione all’accessibilità e alla cultura senza intaccarne la memoria. Castelnuovo d’Avane è considerato da sempre un luogo deputato alla memoria delle ferite che la popolazione di qui ha subito negli anni. Dalla strage messa in atto dai Pazzi nel 1267, che massacrarono gli abitanti maschi della rocca, all’eccidio avvenuto il 4 luglio del 1944, questa volta per mano nazi-fascista che, di nuovo, vide cadere 74 uomini, privando della vita 192 civili innocenti nell’intero territorio comunale.

La storia di questo paese è legata anche all’estrazione della lignite xiloide che ne caratterizzò l’economia già da metà del 1800 fino alla nascita del progetto Santa Barbara, nel 1956, con lo scavo della lignite a cielo aperto che decretò la demolizione di case, chiese e un castello, portando lo stesso abitato di Castelnuovo ad un passo dal franare. Per questo motivo negli anni Settanta l’intero abitato venne evacuato e ricostruito in altra località vicina chiamata Camonti.

“Ricordare – commenta presidente Giani – vuol dire dar vita al presente. Castelnuovo d’Avane era un borgo molto importante e fiorente fino alla Seconda guerra mondiale, quando fu teatro nel luglio del 1944 di un terribile eccidio nel quale furono trucidate dai reparti della Divisione Hermann Göring 73 persone. Il paese fu segnato dal progressivo estendersi delle miniere di Lignite e dall’esproprio dell’area da parte di Enel. L’interruzione dell’attività estrattiva determinò poi lo spopolamento dell’area che non poteva più contare sulla presenza delle miniere per poter rigenerarsi da un punto di vista urbano e sociale”.

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