Questa è la storia di un seme, considerato perduto, che oggi trova nuova vita nei campi di Signa. Dopo un secolo di assenza, infatti, il comune del territorio fiorentino riscopre la coltivazione che lo ha reso celebre nel mondo.
Grazie a un progetto promosso dal Comune e al lavoro di ricerca del dottor agronomo signese Gianfranco Pellegrini, torna il grano marzuolo, la varietà utilizzata per ottenere la pregiata paglia destinata alla realizzazione del cappello di Firenze.
Le radici del grano marzuolo
Era il 1714 quando Domenico Michelacci iniziò a coltivare il grano marzuolo, caratterizzato da una spiga piccola e chicchi minuti. La semina, effettuata molto fitta e in solchi poco profondi, permetteva di ottenere steli lunghi, sottili e flessibili, ideali per essere sbarbati prima della maturazione e trasformati in paglia da intreccio.
Da quella intuizione nacque una produzione che conquistò rapidamente i mercati europei, a partire da Livorno fino all’Inghilterra, contribuendo a rendere famoso nel mondo il cappello di paglia di Signa e Firenze.
La coltivazione del grano marzuolo scompare dai primi decenni del Novecento fino ad arrivare ai giorni nostri, grazie a questa importante operazione di recupero genetico.
Il progetto di recupero
“Il seme era considerato praticamente perduto – ha spiegato il dottor agronomo Gianfranco Pellegrini – ma grazie alla collaborazione con l’Ente Toscana Sementi, impegnato nella conservazione delle varietà storiche, al direttore scientifico professor Stefano Benedettelli e al ricercatore Paolo Garuglieri mi sono stati consegnati 10,8 chilogrammi di seme, conservati sottovuoto come prenucleo della varietà ritenuta corrispondente al grano marzuolo storicamente coltivato a Signa. È un patrimonio genetico rarissimo che non veniva più seminato dai primi anni del Novecento. Cinque chilogrammi saranno coltivati presso l’azienda Pastacaldi di Signa con l’obiettivo di moltiplicare il seme e ottenere il quantitativo necessario per estendere progressivamente la coltivazione. Così andremo a recuperare non soltanto una pianta alimentare, ma una vera e propria pianta tessile che rappresenta un pezzo fondamentale della nostra identità“.
Un patrimonio agricolo e culturale
La semina avverrà in tre diversi contesti agricoli con l’obiettivo di proteggere e moltiplicare il raro input genetico recuperato.
Il principale appezzamento sarà realizzato presso l’azienda Pastacaldi di Signa, che ha aderito con convinzione al progetto, mentre ulteriori campi sperimentali consentiranno di monitorare la coltivazione e incrementare rapidamente la disponibilità di seme.
“Il ritorno del grano marzuolo rappresenta una notizia di straordinaria importanza per Signa – ha poi commentato il sindaco Giampiero Fossi -; stiamo recuperando una coltivazione scomparsa da oltre un secolo riportando a casa la materia prima da cui è nata una delle pagine più importanti della nostra storia. Da nostri campi prese avvio un’economia che ha fatto conoscere Signa nel mondo attraverso il cappello di paglia. Oggi, grazie al lavoro di ricerca rigoroso del dottor Pellegrini e alla collaborazione tra istituzioni, mondo scientifico e imprese del territorio, questa storia può ripartire. L’Amministrazione comunale crede fermamente in questo progetto perché significa investire sulla conoscenza, sulla biodiversità e sulla valorizzazione delle nostre eccellenze”.