Usiamo Google Maps, TomTom o Bing per evitare le code, risparmiare tempo e magari consumare meno carburante. Ma cosa succede quando tutti gli automobilisti di una città seguono contemporaneamente i consigli dello stesso algoritmo? La risposta arriva da una ricerca toscana pubblicata sulla rivista Nature Communications, che ribalta una delle certezze della mobilità digitale: troppi navigatori accesi contemporaneamente finiscono per peggiorare il traffico e annullare i benefici ambientali.
Lo studio è stato condotto da un team di ricercatori dell’Istituto di scienza e tecnologie dell’informazione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isti) di Pisa, dell’Università di Pisa e della Scuola Normale Superiore, guidato da Luca Pappalardo, Giuliano Cornacchia, Mirco Nanni e Dino Pedreschi.
La simulazione su Firenze, Roma e Milano
Per capire l’effetto collettivo degli algoritmi sulla viabilità, i ricercatori hanno sviluppato complesse simulazioni al computer analizzando il traffico reale di Firenze, Roma e Milano. Hanno incrociato i dati GPS dei veicoli con i suggerimenti forniti dalle principali app di navigazione, testando vari scenari: da una città in cui nessuno usa il navigatore (0%) a una in cui tutti si affidano ciecamente alle indicazioni digitali (100%).
Ne è emerso che, all’aumentare degli utenti connessi, le app tendono a consigliare a tutti le stesse alternative, canalizzando il traffico verso un numero sempre più ristretto di strade e grandi arterie. In uno scenario di adozione totale, la varietà dei percorsi utilizzati in città crolla fino al 14%.

Il paradosso ambientale: oltre il 60% la CO2 torna a salire
L’aspetto più sorprendente riguarda l’impatto ecologico. Se con poco traffico i navigatori aiutano effettivamente a ridurre le emissioni di CO2, quando le strade sono congestionate la situazione cambia radicalmente.
Esiste infatti una “soglia critica“, generalmente compresa tra il 60% e l’80% di adozione delle app, oltre la quale i vantaggi ecologici svaniscono. In alcuni scenari analizzati nelle grandi città, il traffico concentrato sulle solite arterie finisce persino per aumentare l’inquinamento rispetto a una gestione “tradizionale” e spontanea dei percorsi.
“L’obiettivo dello studio non è demonizzare i navigatori”, spiega Giuliano Cornacchia, primo autore della ricerca. “Questi strumenti offrono un vantaggio innegabile al singolo automobilista, ma quando un numero elevato di persone riceve indicazioni simili, si generano effetti collettivi indesiderati sulla mobilità urbana”.
L’Intelligenza Artificiale e il futuro delle città
La ricerca si inserisce nel più ampio progetto City-AI Coevolution, finanziato dal MUR, che studia come gli algoritmi stiano cambiando i comportamenti sociali. “I navigatori sono l’esempio perfetto di come un’intelligenza artificiale orienti le scelte individuali quotidiane”, sottolinea Luca Pappalardo (Cnr-Isti e Scuola Normale Superiore). “Quando queste scelte vengono adottate su larga scala, cambiano il volto e la vivibilità di un’intera città”.
La sfida per il futuro dell’infomobilità sarà dunque evolvere: non più algoritmi “egoisti” pensati solo per far guadagnare un minuto al singolo guidatore, ma sistemi intelligenti e cooperativi capaci di distribuire i flussi e preservare l’equilibrio della rete urbana.