Da casa del boss a spazio di accoglienza per donne vittime di violenza. Consegnate le chiavi dell’immobile nel Comune di Montopoli in Val d’Arno (Pisa) all’associazione Frida che si occuperà di trasferire qui lo sportello di ascolto antiviolenza e di gestire una casa di semi autonomia per le vittime.
Il bene confiscato a Montopoli ha una storia che risale a circa dieci anni fa quando il Comune ha scoperto di avere sul proprio territorio un immobile di proprietà di un mafioso che qui viveva con la sua famiglia.
Da quel momento il primo passo, grazie al grande lavoro degli uffici comunali, al supporto di Avviso pubblico e di Libera, è stato eseguire i primi interventi di riqualificazione e a destinarlo a centro antiviolenza.
Lo step successivo ha riguardato il reperimento dei fondi per la ristrutturazione del bene, lavori possibili grazie a due contributi regionali per un totale di 370mila euro.
“Sin dal momento in cui è nata l’idea – commenta la vicepresidente della Regione Toscana Bintou Mia Diop – la trasformazione di un immobile sottratto alla criminalità organizzata in un presidio contro la violenza sulle donne ha dato un segnale chiaro di riscatto civile e sociale. Ma oggi che quell’idea è divenuta realtà quel segnale assume una forza straordinaria. Questa combinazione tra lotta alle mafie e battaglia contro la violenza di genere interpreta al meglio il senso di riuso sociale e restituzione alla collettività. E’ un modello che spero si possa diffondere”.
Oltre alla consegna delle chiavi il Comune e l’associazione hanno firmato un comodato d’uso per sei anni.
Per la sindaca Linda Vanni “quello che inauguriamo oggi a Montopoli in Val d’Arno non è solo un appartamento ristrutturato: è un simbolo. Oggi, consegniamo a Frida una struttura sicura, moderna e accogliente. Oggi passiamo definitivamente dalla “casa del boss” alla “nuova vita per le donne”. Questo appartamento diventa un porto sicuro per madri e figli e figlie che fuggono dalla violenza, restituendo loro voce e dignità. Questa è la vittoria dello Stato. È la vittoria della nostra comunità sulla cultura dell’illegalità”.