Joseph Beuys è uno dei più importanti e influenti artisti tedeschi del Novecento. È stato un precursore perché ha ampliato il concetto stesso di arte e di artista. Ha superato i confini della pittura e della scultura, utilizzando materiali insoliti come feltro, grasso, cera e oggetti quotidiani.
È stato tra i primi a considerare azioni, performance e partecipazione del pubblico come vere e proprie opere d’arte.
Ha creato il concetto di “scultura sociale”, con cui ha sostenuto che ogni individuo potesse contribuire a trasformare la società attraverso la creatività. Il suo pensiero ha anticipato così molte tendenze dell’arte partecipativa, performativa e impegnata socialmente sviluppatesi dagli anni Settanta in poi.
Dal 13 settembre al 15 novembre, il Santa Maria della Scala di Siena ospita “Remember Joseph Beuys”, una mostra che non si limita a ripercorrere la vicenda artistica di Beuys, ma ne riporta al centro il pensiero, ancora attuale, sul rapporto tra uomo e natura, responsabilità individuale, partecipazione e capacità dell’arte di contribuire alla trasformazione della società.
Il progetto nasce dall’incontro con la memoria e l’esperienza di Lucrezia De Domizio Durini, mecenate e operatrice culturale che per oltre cinquant’anni ha condiviso con Beuys un intenso percorso umano e intellettuale. Attraverso il suo archivio e la sua collezione privata, l’esposizione restituisce tanto la dimensione pubblica dell’artista quanto quella più personale e quotidiana.
Il percorso comprende dieci gigantografie e 32 fotografie di Buby Durini, realizzate a partire dai negativi originali, oltre a opere, multipli, documenti e pubblicazioni.
Tra i lavori esposti figurano Gespräch – Il Dialogo del 1976, La Rivoluzione Siamo Noi, Clavicembalo e il Progetto Museo Joseph Beuys del 1983. Un nucleo importante è dedicato alla “Difesa della Natura”, tema centrale nella riflessione di Beuys sul rapporto tra ambiente, individuo e società, al quale si collega anche il progetto del Giardino Joseph Beuys.
A completare l’esposizione è un omaggio dell’artista senese Jacopo Pischedda, a testimonianza di come l’eredità di Beuys continui a generare nuove interpretazioni e linguaggi.
