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Aborto e legge 194: no alle associazioni “pro-vita” nei consultori della Toscana

Si è riacceso il dibattito sull’aborto ora che le Regioni possono organizzare la presenza di associazioni del terzo settore nei consultori. Abbiamo intervistato Valeria Dubini, direttrice dell’Area consultoriale regionale della Toscana : “La 194 già prevede questa possibilità, cercare di convincere una donna a non abortire è sbagliato”

In Toscana non cambierà nulla per una donna che decide di abortire: le associazioni del terzo settore (le associazioni “pro-vita” per intenderci) non entreranno nei consultori regionali . Lo ha affermato a più riprese l’assessore regionale alla Salute e, dello stesso parare, seppure senza poter decisionale, sono i medici e i responsabili che lavorano all’interno dei consultori. La ragione è semplice: la legge 194 già prevede la possibilità per i consultori di “[..]avvalersi, per i fini previsti dalla legge, della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita”.

È già tutto scritto lì, nell’articolo 2, tra il comma A e il D. Il 23 aprile scorso il Senato ha votato la fiducia al decreto Pnrr che conteneva anche l’emendamento sull’aborto che di fatto trasferiva alle Regioni (togliendola ai consultori) la facoltà di aprire i consultori a soggetti del terzo settore. Ma prevedendo la possibilità – e non l’obbligo – molte Regioni tra cui la Toscana, l’Emilia-Romagna, la Puglia e la Campania hanno già detto chiaramene che no, le associazioni Pro Vita non entreranno nei consultori territoriali. Il cambio di paradigma però resta.

Abbiamo interpellato sull’argomento Valeria Dubini, direttrice dell’Area consultoriale regionale Toscana.

Per Valeria Dubini la decisione della Regione Toscana è una rassicurazione, oltre che un riconoscimento di stima verso il lavoro del personale sanitario che lavora nei consultori e nella possibilità di personale non sanitario all’interno dei consultori ci vede anche un problema di privacy: “Trattandosi di personale non sanitario – dice – non vedo come potremmo accettare che una donna che si rivolge al consultorio debba vedersi così violata la propria privacy”. Già le donne. Sono le donne il soggetto da mettere al centro, le donne che dovrebbero scegliere se portare avanti una gravidanza oppure no. Una scelta libera e consapevole, supportata e assistita.

In Toscana il 60% delle donne si rivolge ai consultori familiari per l’assistenza in gravidanza, contro un 40% che va dal privato. Una percentuale che è cresciuta negli anni in concomitanza alla crescente specializzazione dei servizi consultoriali: informazione, incontri con ostetriche, percorsi di avvicinamento al parto, ecc. In crescita anche il numero di teenager che accede ai consultori per ricevere informazioni e supporto nella contraccezione.

Questo avviene nei consultori, non si “staccano” semplicemente certificati di interruzione di gravidanza: “Nei consultori dove la maggior parte delle donne si rivolge per richiedere il certificato per la IVG accompagniamo le donne verso la loro scelta con consulti preventivi durante i quali vengono messe al corrente di tutte le opzioni a loro disposizione, della possibilità di avvalersi di associazioni del terzo settore (per l’appunto), o di ricevere supporto psicologico”, spiega ancora la dottoressa Dubini. In piena attuazione della 194 del 1978.

Il dibattito sull’aborto interessa tutta l’Europa: da una parte la Francia che ha inserito l’aborto in Costituzione, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione per includerlo nella Carta dei diritti fondamentali, dalla parte opposta Paesi come Malta e la Polonia. L’Italia si colloca a metà strada

La legge 194 (“Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza) è arrivata in Italia nel 1978, prima di allora l’interruzione volontaria di gravidanza era considerata reato dal codice penale italiano, che lo puniva con la reclusione da due a cinque anni, sia all’esecutore dell’aborto che alla donna stessa. E se la 194 è storicamente considerata un successo e una legge di progresso, il dibattito sull’aborto, favorevoli e contrari, si riaccende a periodi alterni. In questo è particolarmente caldo, non è circoscritto alla stivale ma interessa tutta Europa. Da una parte la Francia che inserisce l’aborto in Costituzione, a fianco il Parlamento Europeo che approva una risoluzione per includere il diritto di aborto nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, dalla parte opposta Paesi come la Polonia e Malta che la stessa Unione Europea ha richiamato affinché abrogassero le loro leggi che rendono impossibile ad una donna di abortire. Poi c’è l’Italia che a più riprese tenta di smussare la solidità della legge 194 e più volte bacchettata in passato per l’alto numero di medici obiettori .

In Toscana il rapporto medici obiettori-non obiettori è a favore di questi ultimi. “E’ un rapporto tutto sommato positivo – spiega la dottoressa Dubini – Ma è una situazione a macchia di Leopardo: nei territori di Lucca e Arezzo ci sono molti più medici obiettori che non”. Non siamo però nell’impossibilità di attuazione della legge, in proporzione al numero di IVG che vengono eseguite: “il numero globale dei ginecologi che non esercita il diritto all’obiezione di coscienza è congruo con il numero di interventi di IVG e non emerge quindi un problema che rappresenti un ostacolo alla piena applicazione della legge 194/78”, si legge nel rapporto dell’Ars, agenzia regionale di sanità.

Dottoressa Dubini, tornando alla legge 194: posto che la Regione Toscana non si avverrà della “possibilità” di affiancare ai medici dei consultori personale non della struttura consultoriale come introdotto dal decreto PNRR,  secondo lei un soggetto del terzo settore potrebbe persuadere una donna a non abortire?

È sbagliato di base il principio di voler convincere una donna a non abortire e comunque quando una donna si rivolge al consultorio ha già fatto tutte le sue valutazioni e considerazioni. La presenza di personale non sanitario che intende persuaderla a cambiare idea non avrebbe altro effetto che colpevolizzarla. Qualche anno fa abbiamo svolto un questionario anonimo che ha messo in luce che la maggior parte delle donne che chiedono un certificato per la IVG sono vittime di un qualche tipo di violenza domestica o vivono in una situazione di difficoltà, soprattutto stiamo parlando di donne straniere. La colpevolizzazione le metterebbe ancora più in crisi, con il risultato che potrebbero allontanarsi dal consultorio e dal supporto che qui offriamo.

Parliamo di numeri. Le interruzioni di gravidanza in Italia sono in diminuzione e il tasso di abortività nel nostro paese è fra i più bassi tra quelli dei paesi occidentali. Anche in Toscana le interruzioni sono in continua flessione?

Dal 1978 gli aborti in Italia sono diminuiti del 78%. In Toscana dal 2013 ad oggi il tasso di abortività è sempre calato e dal 2018 con l’introduzione della contraccezione gratuita nei consultori la flessione ha riguardato in particolare le teenager . Nel 2013 la fascia 15-24 rappresentava il 10,3% della popolazione femminile che ricorreva all’IVG, oggi sono circa il 6%.

Come mai secondo lei?

Perché è aumentata la sensibilizzazione sul tema, abbiamo iniziato a parlare di contraccezione, sdoganando il tabù, rendendo accessibili i contraccettivi.

A più riprese in Italia la legge 194 viene messa sotto attacco. Anche voi sanitari dei consultori avete questa percezione?

La decisione dell’assessore regionale di non aprire i consultori alle associazioni del terzo settore è molto importante, è un riconoscimento del nostro lavoro. La legge 194 già dà facoltà ai consultori di proporre o meno il supporto di associazioni del terzo settore a secondo dei casi a seguito del colloquio che facciamo con le pazienti.

Dal 2013 gli aborti in Toscana sono in calo costante e dal 2018, con l’introduzione della contraccezione gratuita, la flessione ha riguardato soprattutto le ragazze tra 15 e 24 anni

Ed è successo? Che il consultorio abbia proposto alla paziente il supporto del terzo settore?

Certo, dopo il colloquio\consulto informiamo sempre le donne sulle possibilità che hanno di prendere una strada diversa da quella per cui si sono rivolte al consultorio. Può capitare, durante il colloquio iniziale, che emergano difficoltà economiche o familiari, ed è capitato di aver proposto soluzioni abitative temporanee o supporto economico e che quindi siano state coinvolte associazioni del terzo settore. Capisce bene che è molto diverso da dire che Regioni possono indistintamente prevedere la presenza di associazioni del terzo settore nei consultori.

Perché secondo lei spesso e volentieri la 194 entra nel dibattito parlamentare e pubblico?

Guardando oltre il nostro Paese, in molte parti del mondo a livello governativo c’è un’attenzione quasi “morbosa” nei confronti delle donne, si parte dai diritti per arrivare al controllo del corpo, forse perché il corpo di una donna può esprimere tante cose, su tutte la capacità procreatrice. Sono tutti passi per riportare indietro l’emancipazione femminile.

Ad un anno dall’inaugurazione del Consultorio all’interno dell’Istituto degli Innocenti come sta andando? Quali servizi?

Molto bene, abbiamo attivato molti servizi rivolti alle donne e alla maternità, dai corsi di accompagnamento al parto alle vaccinazioni per il Papilloma Virus (HPV). C’è anche la possibilità per gli uomini di rivolgersi all’andrologo del consultorio per il vaccino dell’HPV ma la copertura nella popolazione maschile è ancora molto bassa, si aggira intorno al 5%

A tal proposito, nel dibattito generale l’aborto è considerato un “fatto esclusivamente della donna”, una cosa che riguarda solo lei. Gli uomini non vengono neppure inseriti tra gli elementi “del problema”. Questa cultura si riflette anche nell’accesso al consultorio?

Sono quasi esclusivamente le donne a rivolgersi ai consultori. Ma spesso è una loro scelta, alcune volte non vogliono far sapere che hanno deciso di interrompere la gravidanza, altre è una decisione che hanno scelto di prendere da sole, altre ancora è un precisa volontà di autodeterminazione dopo anni e anni di rivendicazioni.

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