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© Carlotta Benvenuti

Cultura /

Alessandro Benvenuti, Paolo Hendel, Ginevra di Marco e Gaia Nanni al Teatro Niccolini di San Casciano

Dal 1° novembre al 4 aprile dieci titoli con nomi di spicco del panorama artistico nazionale. La grande drammaturgia del Novecento e le nuove proposte delle compagnie residenti consolidano la storica identità del palcoscenico chiantigiano

Il Teatro Niccolini di San Casciano in Val di Pesa gestito dall’associazione Arca Azzurra, è una fucina di idee che promuove e genera creatività, espressa e interpretata attraverso le mille sfumature della cultura, dell’arte e della formazione.

Per la ventisettesima edizione il sipario torna ad alzarsi sul palcoscenico chiantigiano, frutto di un impegno e di una passione che da anni vede collaborare il Comune di San Casciano, promotore e sostenitore del teatro dal 1996, e la Fondazione Toscana Spettacolo onlus, riconosciuta dal Ministero della Cultura come primo Circuito Multidisciplinare in Italia per il 2023.

Anche quest’anno la stagione, che si preannuncia più ricca ed eterogenea che mai, testimonia il forte radicamento del linguaggio teatrale nel territorio, accompagnata dalla storia e dalla letteratura.

Molte prime nazionali, con i debutti delle compagnie residenti di teatro e danza in un cartellone costellato da grandi nomi della drammaturgia contemporanea tra cui: Ugo Chiti, Alessandro Benvenuti, Paolo hendel, Gaia Nanni, Ginevra Di Marco, la compagnia Arca Azzurra, Compagni XE, Vanessa Scalera, Teatro Kismet, Teatro Stabile di Trieste, Aldes, Forced Entertainmeant, Patrick Duquesne e tanti altri.

“L’invito che insieme e grazie alla stretta collaborazione con Fondazione Toscana Spettacolo rivolgiamo agli spettatori – ha dichiarato il sindaco di San Casciano in Val di Pesa Roberto Ciappi – è quello di lanciarsi in una nuova avventura che fa della cultura teatrale una fabbrica delle emozioni da vivere all’interno di uno spazio prestigioso, ricco di storia, come la sala del Niccolini che produce spettacolo dal diciannovesimo secolo. Il nostro teatro riapre i battenti con una stagione vivace, ricca di proposte di qualità. Un cartellone che prosegue nel solco della tradizione senza rinunciare al piacere di esprimersi attraverso i linguaggi della contemporaneità. Dieci i titoli che spaziano dalla danza alla sperimentazione teatrale, passando per gli spettacoli comici, i lavori di forte impegno civile e ispirati ai capolavori del teatro classico”.

“Il cartellone che il Teatro Niccolini va a inaugurare per questa stagione comprende la pluralità degli obiettivi su cui la Fondazione Toscana Spettacolo investe e si impegna da sempre – spiega la presidente Cristina Scaletti -. Fra questi c’è senz’altro la volontà di offrire il meglio della proposta teatrale del panorama nazionale. Ma c’è anche il costante e convinto sostegno al lavoro delle compagnie, dei singoli attori e delle produzioni che sul territorio sono nati e cresciuti, raggiungendo importanti traguardi anche fuori dalla Toscana. Realtà apprezzate e premiate che portano lustro al territorio, alimentano energie e diffondono cultura, prima di tutto per i cittadini della nostra regione. Si cresce sperimentando, scommettendo e abituando i giovani a misurarsi con i linguaggi più diversi dello spettacolo dal vivo, che siano il teatro, la danza o la musica. Per questo è particolarmente apprezzato anche lo sforzo che il teatro Niccolini di San Casciano insieme all’Amministrazione Comunale sta facendo nel campo della didattica, un orizzonte che la nostra Fondazione considera fondamentale e per il quale ci vedrà sempre al fianco di chi opera in favore delle nuove generazioni”.

Il programma

Prima nazionale mercoledì 1 e giovedì 2 novembre, Alessandro Benvenuti in “FALSTAFF A WINDSOR” liberamente tratto da Le allegre comari di Windsor di William Shakespeare, adattamento e regia di Ugo Chiti.
Dopo i successi di Nero Cardinale e L’avaro, si rinnova la collaborazione tra Ugo Chiti, Alessandro Benvenuti e gli attori di Arca Azzurra per un lavoro dedicato a uno dei grandi personaggi scespiriani, Falstaff. In questo adattamento l’eroe e antieroe “resuscita” a Windsor esprimendo, gigione e irridente, la natura del suo personaggio: un’arroganza aristocratica, con un sangue plebeo, popolaresco, che muta dalla rabbia al sarcasmo, ma rimane disarmante, quasi patetico, perché non conosce, o non sa, darsi le regole e la consapevolezza dell’età che “indossa”. Questo Falstaff, per molti aspetti, resta fedele al testo originale delle Comari di Windsor, ne rispetta gli appuntamenti farseschi; si lascia beffare, esce avvilito e percosso dai travestimenti, sembra quasi masochisticamente rimpicciolito, anche se dietro queste mutazioni ribolle la rabbia del personaggio che sembra ancora pretendere il rispetto dovuto all’antico ruolo del cavaliere.

Sabato 18 novembre, “VIOLA E IL BARONE”, Paolo Hendel legge Calvino.
Lo scrittore e poeta argentino Luis Borges ha detto: “La letteratura è una delle forme della felicità. Chi non legge è masochista.” Mettere in scena un reading di testi di Italo Calvino è un modo per condividere questa felicità. La straordinaria ironia che tocca punte di squisita comicità, la profondità e la poesia di cui sono pervase le pagine de Il barone rampante e Il cavaliere inesistente conquistano e coinvolgono in un sentimento collettivo che ne amplifica gli effetti.
Nel costruire questo reading sono stati scelti brani in cui si sente forte l’impronta della leggerezza cara a Calvino: “Nella vita tutto quello che scegliamo e apprezziamo come leggero non tarda a rivelare il proprio peso insostenibile. Forse solo la vivacità e la mobilità dell’intelligenza sfuggono a questa condanna” (cit. Lezioni americane).

Prima nazionale sabato 2 dicembre per “LEI” di e con Alfonso Santagata da Fëdor Dostoevskij, produzione Compagnie Xe.
Lei, il nuovo lavoro firmato da Alfonso Santagata, porta in scena un testo da Fëdor Dostoevskij in cui il protagonista, un usuraio sconvolto dopo il suicidio della giovane moglie, si abbandona a un soliloquio delirante. Nella sua disordinata sconnessione si scaglia contro chiunque torni alla sua mente, cercando di ricostruire le cause della propria catastrofe. Ex capitano cacciato dal suo reggimento con l’accusa di viltà, è stato un uomo avaro e vendicativo; chiuso nella sua gabbia di sistemi pretendeva che lei lo amasse, credesse in lui e lo seguisse, ma così non era. Con Dostoevskij saltano tutte le logiche, le certezze crollano e la domanda che si innesca è: “chi è il carnefice dei due?” Perché comunque si tratta di due esseri umani, ma anche di una vittima e di un carnefice.

Venerdì 15 dicembre, Ginevra Di Marco e Gaia Nanni in “DONNE GUERRIERE”, da un’idea di Francesco Magnelli, drammaturgia Manuela Critelli, Gianfranco Pedullà. Uno spettacolo per rendere omaggio alle “donne guerriere” del nostro tempo, vere combattenti che con le loro scelte e la loro stessa vita sono diventate pagine autentiche e indelebili della nostra memoria.
Ginevra Di Marco e Gaia Nanni, in un racconto intimo e coinvolgente, danno vita a dialoghi, monologhi e canzoni inedite e della tradizione popolare, da cui è ancora importante attingere per l’affermazione, oggi più che mai necessaria, di una cultura alternativa a quella dominante.
Un racconto collettivo ironico e profondo costruito con parole e musiche dal vivo per ballare e trovarsi vicini. Perché “insieme” è il posto migliore che conosciamo.

Martedì 23 gennaio, Vanessa Scalera in “LA SORELLA MIGLIORE”  di Filippo Gili, regia Francesco Frangipane.
Come cambierebbe la vita di un uomo, anni prima colpevole di un gravissimo omicidio stradale, se venisse a sapere che la donna da lui investita e uccisa avrebbe avuto, nell’istante dell’incidente, solo tre mesi di vita? Sarebbe riuscito a sopportare, con minor peso, gli anni del dolore e del lutto, gli stessi in cui vivono le persone legate alla donna uccisa? E quanto sarebbe giusto offrire alla coscienza di un uomo, macchiatosi di una tale nefandezza, una scorciatoia verso la leggerezza, verso la diluizione di un tale peso? Vanessa Scalera è la protagonista di questo intenso e appassionante dramma familiare dove l’amore si scontra e fa a botte con il senso di colpa e il rimorso, in un turbinio di sentimenti e riflessioni su ciò che è giusto e morale.

Venerdì 2 febbraio, “ANFITRIONE” regia e drammaturgia Teresa Ludovico, con Michele Cipriani, Irene Grasso, Demi Licata, Alessandro Lussiana, Michele Schiano di Cola, Giovanni Serratore.
In Anfitrione il sommo Giove, dopo essersi trasformato nelle più svariate forme animali, vegetali, naturali, decide, per la prima volta, di camuffarsi da uomo assumendo le sembianze di Anfitrione per potersi accoppiare con sua moglie, la bella Alcmena. Giove-Anfitrione durante la notte d’amore racconta ad Alcmena gli episodi del viaggio di Anfitrione e durante il racconto il dio provò, per la prima volta, un’ilarità che poi si premurò di lasciare in dono agli uomini. “Dopo Plauto in tanti hanno riscritto l’Anfitrione e ciascuno l’ha fatto cercando di ascoltare gli stimoli e le inquietudini del proprio tempo. Ho provato a farlo anch’io.” Teresa Ludovico

Fuori abbonamento venerdì 16 febbraio, “TOMORROW’S PARTIES – versione italiana” uno spettacolo concepito e ideato da Forced Entertainment.
Tomorrow’s Parties è uno sguardo giocoso, commovente e a tratti delirante verso il futuro. In una scena incorniciata da un festone di lampadine colorate, questa performance, solo apparentemente minimale, si rivela presto come un fuoco d’artificio di lucida, disincantata e intima introspezione, in cui i due interpreti si divertono a inventare ipotesi più o memo paradossali: visioni utopiche e distopiche, scenari fantascientifici, incubi politici e fantasie assurde, dando forma ad un affresco sulle speranze e sulle paure di un’epoca. A più di un decennio di distanza Aldes e Forced Entertainment hanno deciso di realizzare non una riedizione, ma una trasposizione fedele di questo lavoro, di grande leggerezza, ma al tempo stesso di grande spessore e attualità, con l’intento di rendere accessibile al pubblico italiano il raffinato dialogo che intercorre tra i personaggi.

Domenica 10 marzo, Maddalena Crippa e Maximilian Nisi in “UN SOGNO A ISTANBUL” di Alberto Bassetti.
Un sogno a Istanbul racconta di Max e Maša e del loro amore. Maximilian von Altenberg, ingegnere austriaco, viene mandato a Sarajevo per un sopralluogo nell’inverno del ’97. Un amico gli presenta la misteriosa Maša Dizdarević, “occhio tartaro e femori lunghi”, austera e selvaggia, splendida e inaccessibile, vedova e divorziata, due figlie che vivono lontane da lei. Scatta qualcosa. Un’attrazione potente che però non ha il tempo di concretizzarsi.
Max torna in patria e, per quanto faccia, prima di ritrovarla passano tre anni. Sono i tre anni fatidici di cui parlava La gialla cotogna di Istanbul, la canzone d’amore che Maša gli ha cantato. Maša ora è malata, ma l’amore finalmente si accende. Da lì in poi si leva un vento che muove le anime e i sensi, che strappa lacrime e sogni. Da lì in poi comincia un’avventura che porta Max nei luoghi magici di Maša, in un viaggio che è rito, scoperta e resurrezione.
Dal best seller di Paolo Rumiz La cotogna di Istanbul, Alberto Bassetti trae un testo teatrale di grande forza e suggestione, “avvolgente come una storia narrata intorno al fuoco”.

Prima nazionale sabato 23 marzo, con “ARRIVANDO SULLE ALTURE DEL GOLAN” coreografia e regia Julie Ann Anzilotti, con Marco Bandinelli, Emanuele Checcucci, Giulia Ciani, Damiano Forni, Filippo Gori, Francesca Lentucci, Manola Nunzia, Alessandra Passanisi, Luca Privitera, Federica Salvini, Timothy Ward-Booth, produzione Compagnia Xe.
Lo spettacolo affronta i temi del viaggio, dello sconosciuto, della sorpresa, della quiete e del mistero. Prosegue così il lavoro della Compagnia Xe con il progetto Personae, in un’ottica di crescita e consolidamento della qualità professionale raggiunta. La compagnia porta avanti questo progetto di incontro tra teatrodanza e abilità differenti da oltre 23 anni, organizzando laboratori permanenti di teatrodanza, spettacoli, mostre, video e pubblicazioni, con lo scopo di valorizzare e integrare le potenzialità artistiche ed espressive di ciascun performer, disabile e non.

Fuori abbonamento, giovedì 4 aprile, “CLÉONE” con Elisa Bagni, Marco Borgheresi, Aurélie Camil, Marine Haelterman, Samuel Osman, Céline Spicy, Fernando Zamora, concezione e regia Patrick Duquesne, produzione Collettivo Libertalia/Arca Azzurra Teatro.
Cléone è una strega, allo stesso tempo atemporale e contemporanea. Una schiava in fuga, latitante, marron, che mette in discussione con poesia, il caos del mondo.
Con lei, altri compagni scappati anche loro, affrontano insieme “la memoria degli stupri subiti”, ridono del patriarcato, ridicolizzano tutti i tipi di sfruttamenti. Discutono spensieratamente delle lotte del passato e delle indignazioni attuali, dalla mano tagliata degli schiavi neri alle dita strappate dei “gilets jaunes”. Nella loro folle corsa, si fanno “specchio delle nostre vite braccate” pur rifiutando il ruolo delle vittime. Ma chi sono queste donne e questi uomini che, come le streghe di una volta, sconvolgono l’ordine costituito, semplicemente rifiutando di accettare una certa normalità?
Cléone è una poesia teatralizzata e danzata, costruita partendo da un testo anonimo pubblicato all’indomani delle prime misure restrittive entrate in vigore durante la crisi sanitaria. La storia di Cléone e dei suoi compagni è fatta di suoni, movimenti, canti, ritmi, che provano a prendere la via del lirismo e della poesia per rimettere al suo posto la “piccola” storia degli oppressi nella “grande” storia del mondo.

Cléone

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