La Toscana si prepara all’arrivo dei nuovi trattamenti contro l’Alzheimer definendo un modello regionale per garantire cure appropriate, sicure e accessibili su tutto il territorio, così da essere pronta quando le nuove terapie saranno disponibili e rimborsabili in Italia.
Le nuove terapie per le fasi iniziali della malattia
Il documento approvato dalla giunta regionale infatti nasce alla luce delle nuove terapie anti-amiloide sviluppate per le fasi iniziali della malattia di Alzheimer, farmaci innovativi che stanno cambiando l’approccio clinico alla patologia e che richiedono però una profonda riorganizzazione dei percorsi diagnostici e assistenziali.
“Con questo provvedimento – sottolinea il presidente della Toscana, Eugenio Giani – la Toscana investe nella rete dei servizi e prepara i suoi centri per essere pronta ad offrire ai cittadini le terapie del futuro contro l’Alzheimer. La sfida è garantire diagnosi tempestiva, cure appropriate e una presa in carico che non lasci sole le famiglie. Il rafforzamento dell’assistenza territoriale con le Case e gli Ospedali di Comunità, va nella direzione di avvicinare le cure ai luoghi di vita delle persone.”
Potenziare la diagnosi precoce
In Toscana ci sono oltre 81mila persone over 65 affette da demenza e circa 1.500 nella fascia tra i 35 e i 64 anni. La malattia di Alzheimer è quella che si presenta con maggiore frequenza, raggiungendo il 60% dei casi di demenza.
Sul territorio regionale sono presenti 38 Centri che costituiranno la base della nuova organizzazione. Il piano regionale prevede infatti il potenziamento degli strumenti diagnostici avanzati necessari per individuare precocemente i pazienti candidabili ai nuovi trattamenti, tra cui test neuropsicologici, PET amiloide, risonanza magnetica e biomarcatori specifici. Particolare attenzione viene dedicata anche al monitoraggio degli eventuali effetti collaterali delle nuove terapie e alla gestione multidisciplinare dei pazienti.
La Toscana punta inoltre a rafforzare l’assistenza territoriale attraverso le Case di Comunità e gli Ospedali di Comunità, dove potranno essere effettuate le fasi successive della presa in carico e del monitoraggio, avvicinando così le cure ai luoghi di vita delle persone.
“L’obiettivo – spiega l’assessora regionale alla sanità e alle politiche sociali Monia Monni – è evitare disuguaglianze territoriali e costruire un modello che tenga insieme innovazione e sostenibilità. Accanto ai nuovi trattamenti continueremo a investire nella diagnosi precoce, nel supporto psicologico, nella presa in carico territoriale e nell’aiuto concreto ai caregiver.”