Tra i boschi e le vallate del Mugello, il festival Appenninia, giunto alla sua quarta edizione, ha celebrato i vini dei territori appenninici, quei luoghi che sembrano sfidare la viticoltura ma che, proprio per questo, custodiscono identità e prospettive interessanti. Qui, tra vigneti spesso isolati e piccole cantine, si racconta una Toscana diversa, fatta di resilienza, passione e un forte legame con il territorio.
A spiegare il valore e le sfide di questi vini è Francesco Saverio Russo, comunicatore, divulgatore e formatore enoico. Secondo Russo, i vini di queste terre non sono semplicemente prodotti da bere, ma rappresentano un modello di viticoltura in controtendenza rispetto ad altri territori: “Sono vini che si proiettano verso una coerenza stilistica che risponde alle esigenze dei consumatori e ai canoni commerciali, ma soprattutto vini che guardano a un futuro della viticoltura diverso. Sono più freschi, più fini, più slanciati e dinamici, ma anche versatili e abbinabili a tavola”.
Questa prospettiva nasce anche dall’osservazione di ciò che sta accadendo altrove: “In altri territori c’è troppo vino e troppa vigna, senza un consumo adeguato. I produttori rischiano di essere schiacciati dal mercato, ma qui possiamo prendere spunto per fare vino in maniera più equilibrata, senza perdere tutto ciò che è stato costruito, a un prezzo giusto e gratificante”.
Russo sottolinea come i territori appenninici siano spesso isolati e marginali, con criticità sociali ed economiche che il vino può contribuire a superare: “Le cantine nascono e crescono in questi contesti, riportando i giovani nei territori che altrimenti si spopolerebbero. Il vino diventa così uno strumento di custodia del paesaggio e della biodiversità, ma anche di sviluppo economico e di lavoro”.
Un altro elemento importante è la versatilità dei vini appenninici, che permette di proporli facilmente sulle tavole, nei ristoranti e anche sui mercati internazionali: “Percorrendo la catena degli Appennini, si trovano identità diverse, con prospettive diverse, ma un filo comune lega tutti: la qualità, l’equilibrio e la capacità di raccontare il territorio”.

La sfida di questi territori è anche una sfida di posizionamento: valorizzare nicchie di produzione che possono dare vini equilibrati, riconoscibili e apprezzati dai consumatori, senza sacrificare né la qualità né la sostenibilità della viticoltura: “È un percorso che richiede pazienza e lungimiranza, ma che può dare grandi soddisfazioni, sia a chi produce che a chi assaggia. I vini appenninici non sono solo un prodotto, ma un racconto di resilienza, territorio e futuro”.