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Arte, scienza, famiglia: i ritratti realizzati col sangue di Pietro Costa esposti a Prato

Fino al 31 luglio a Palazzo Pretorio una mostra che indaga il rapporto tra arte e scienza, il concetto di ritratto fisico e biologico e la rappresentazione dell’io tra unicità e comunità

Si intitola “/ri.tràt.ti/ /ˈpôrˌtrāts/” la mostra visibile fino al 31 luglio ad ingresso libero a Palazzo Pretorio che presenta per la prima volta la selezione dei ritratti eseguiti da Pietro Costa tra il 2018 e il 2022.

L’artista li chiama “bloodworks” lavori di sangue, sono infatti realizzati con il sangue del soggetto ritratto che viene utilizzato come pigmento tra due fogli di mylar.

E’ una ricerca che l’artista ha intrapreso dalla fine degli anni ottanta e che indaga il rapporto tra arte e scienza, il concetto di ritratto fisico e biologico e la rappresentazione dell’io tra unicità e comunità.

Pietro Costa è particolarmente legato a Prato dove ha lavorato alla prima serie dei Family Portraits, gli otto ritratti realizzati nel 2019 che attraversano tre generazioni a partire dal patriarca Giuliano Gori, storico collezionista e mecenate pratese.

In mostra saranno presenti anche altri ritratti che raffigurano singoli e nuclei familiari, come quelli di padre-figlio Sandro e Gianni Veronesi, e di altri cittadini, pratesi e non.

Pietro Costa, Riccardo, 2022 90 X 135 cm Sangue del soggetto su mylar, stampa fotografica su plexiglass

Le altre opere esposte esprimono il concetto di comunità, partendo dalla famiglia dell’artista, la madre Antonia e la nipote Ilaria (ritratta durante la gravidanza), ai Brothers 1, i giovani del Ghana che condividono l’esperienza della difficile fuga dal loro paese e rievocano il crearsi di una famiglia allargata, che si attua nella vicinanza di vita e di esperienze condivise, o Garnette e Inge, 2018 e Arturo e Riccardo, 2022.

L’impegno sociale è una necessità ricorrente nella vita e nel lavoro di Costa e molti dei legami che ha creato fra l’Italia e New York partono proprio dalla progettazione e realizzazione di lavori che aspirano non solo all’estetica quanto alla valorizzazione del patrimonio umano, ambientale e sociale.

Le sue sono spesso opere site specific dove il legame con il territorio è presente e variegato, aperto all’incursione di famiglie di fatto e simboliche, che corrispondono alla rappresentazione di una comunità in cui il singolo dialoga con la pluralità del mondo.

Realizzate su commissione, queste opere concettuali trattengono il carattere biologico del committente insieme ai dati ambientali degli spazi in cui il lavoro è realizzato.

Dentro i suoi ritratti c’è proprio tutto, il dentro, la condizione fisica, psicologica fisiologica di quel preciso istante ed il fuori, il luogo dove il ritratto viene realizzato, le particelle di polline, le polveri, i profumi ed i batteri che volano nell’aria in quel preciso istante in quell’esatto spazio.

In occasione della mostra sarà prodotto anche un libro d’artista che include le speciali collaborazioni dello scrittore, drammaturgo e poeta statunitense Nick Flynn e quella del giovane compositore Gianni Veronesi, presente in mostra con una composizione ispirata al lavoro di Costa dal titolo Brothers.

Pietro Costa in studio

 

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