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“Così feci lo scoop della telefonata De Falco-Schettino”

Il giornalista del Corriere Fiorentino Simone Innocenti ricorda come diffuse l’audio del “Vada a bordo…” che fece il giro del mondo

Francesco Schettino

La telefonata tra De Falco e Schettino ha fatto il giro del mondo e ancora oggi è il simbolo della tragedia della Costa Concordia. L’autore dello scoop giornalistico che cambiò la percezione stessa di quanto era avvenuto all’isola del Giglio è Simone Innocenti, giornalista del Corriere Fiorentino che, nel corso di lunghi anni di carriera si è occupato di cronaca nera e giudiziaria: dalla strage di Viareggio al caso Moby Prince. E logicamente il naufragio della Costa Concordia.
Fu la sua testata, il Corriere Fiorentino, a pubblicare il 16 gennaio 2012 il file audio della drammatica conversazione tra il capitano Gregorio De Falco della Capitaneria di Porto di Livorno e il comandante della nave Francesco Schettino. Quel “Vada a bordo, cazzo” che De Falco intimò a Schettino nei momenti drammatici in cui la nave si stava inabissando, ha fatto il giro del mondo.

Simone Innocenti

Da chi sia arrivato il file audio ancora oggi è un mistero. “In tutta sincerità fu un regalo inaspettato – ricorda – Non ho mai capito come quel file mi sia arrivato tra le mani“. Come raccontò anche ai pubblici ministeri di Grosseto, durante il procedimento che era stato aperto dalla Procura per la diffusione dell’audio tutto parte dalla cattiva abitudine di Innocenti di fumare anche in auto: “lascio quasi sempre il finestrino aperto; anche quella sera di dieci anni fa quando tornai in albergo a Porto Santo Stefano vicino al porto. Al mattino successivo, riprendendo l’auto trovai sul sedile una chiavetta Usb, la inserii in un computer e trovai all’interno il file audio con il dialogo tra De Falco e Schettino: capii subito che era la conversazione telefonica di cui avevo fatto cenno il giorno prima in un articolo sulla Concordia“.

Dopo aver compiuto le opportune verifiche Innocenti fece pubblicare il file audio sulla versione online del Corriere: da lì cominciò il processo mediatico a Schettino conclusosi poi con la sua condanna. “Con quella telefonata cambia tutto nella percezione di chi la sente, talmente è violenta nella sua nudità: chi l’ascolta non ha più dubbi su come sia andata la vicenda. E’ questa la forza tragica di quella telefonata. Non avevo però la sensazione che quella frase sarebbe entrata nel modo di dire di una nazione e avrebbe fatto il giro del mondo, finendo anche sulla Cnn. Credo che non se lo aspettasse neanche colui che la pronunciò” ammette Innocenti.

Fu un evento che ebbe ricadute a livello globale forse anche per la presenza di passeggeri da oltre 50 paesi sulla Concordia. Per alcuni la tragedia divenne il simbolo di un’Italia allo sbando. “C’era una tensione visibile a tutti i livelli, fu messo in discussione l’operato della magistratura e ricordo che intervenne il presidente della Repubblica per esprimere solidarietà alla Procura di Grosseto. Un fatto indicativo” prosegue sull’onda dei ricordi il giornalista del Corriere Fiorentino.

Innocenti ha passato mesi a seguire l’inchiesta e poi il processo, a studiare le carte, a raccogliere testimonianze. “Ti cambia il modo di fare giornalismo, da un lato, seguire una vicenda così ma al tempo stesso rimani inorridito a pensare che sono morte 32 persone. Provi orrore per la cosa che stai seguendo – commenta il giornalista -. Anche se non riporta in vita queste persone, la Procura di Grosseto a differenza di quella di Lucca per la strage di Viareggio questa inchiesta l’ha portata fino alla Cassazione. L’ipotesi accusatoria ha retto fino al riesame: da un lato hai un sistema giustizia spesso bistrattato, a volta anche a ragione, che però a Grosseto ha funzionato alla perfezione“.

Tornare al Giglio, per le commemorazioni del decennale, ha molto colpito Innocenti. In un certo senso si è sentito un po’ come un reduce. “Quando sono arrivato sul molo ho subito incontrato tre persone che non vedevo da anni. Questa vicenda, anche con i colleghi giornalisti, ci ha legato sia sotto il profilo professionale che umano. Io ho ancora fortissimo il ricordo della nave: in 20 anni non ho mai voluto foto di nulla, eppure ho fatto un’eccezione e ho chiesta al fotografo Massimo Sestini che fece quello scatto della Concordia dall’alto, di avere un’immagine da conservare” confida.

Il segno di come quel dramma, in cui perse la vita tra le 32 vittime anche una bimba di 5 anni, ha colpito il giornalista fiorentino. “Ricordo che piansi quando seppi che nell’elenco c’era il nome di Dayana Arlotti. Non lo so perché, non la conoscevo. Ma piansi perché mai l’avrei potuta conoscere: mi sembrava tremendo. E mi dissidentro di me lo gridai come giuramentoche quella morte non sarebbe rimasta impunita. Che avrei fatto di tutto per raccontare chi quella morte aveva provocato“. Un giuramento a cui Innocenti ha tenuto fede.

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