Inutile girarci intorno: il Mugello non è una pista come le altre. Chiedete a un pilota qualsiasi, dalle leggende del passato ai ragazzi della Moto3: il Mugello fa paura e innamorare allo stesso tempo. È un anfiteatro naturale dove la velocità non si misura solo con il cronometro, ma con il fegato.
In vista dei 50 anni del Gran Premio d’Italia, abbiamo guardato indietro. Abbiamo tolto la polvere dai vecchi archivi e siamo andati a riprendere dieci momenti, dieci sorpassi o finali di gara, che spiegano perché questo posto è diventato il tempio del motociclismo mondiale. E dove è tutto pronto per una nuova pagina di storia in questo fine settimana dal 29 al 31 maggio quando andrà in scena il Gran Premio d’Italia.
1976: Sheene contro Read, il primo “giallo” sul traguardo
Il primo Gran Premio in assoluto sul circuito permanente del Mugello si apre con un duello da film. Classe 500, due tempi che fumano e due inglesi che si detestano cordialmente: Barry Sheene e Phil Read. In sella alle loro Suzuki si sorpassano per tutta la gara a quasi 280 all’ora, senza vie di fuga in asfalto, solo erba e muretti. Arrivarono così vicini da lasciare il dubbio per qualche istante ed espongono il cartello della vittoria a Read. Pochi minuti dopo la correzione: ha vinto Sheene per un decimo di secondo. Il Mugello si è presentato al mondo così.

1985: Spencer, il miracolo del “Fast” americano
Gli anni Ottanta erano roba per duri. Nel 1985 Freddie Spencer sta provando l’impresa folle (che poi realizzò) di vincere il mondiale sia in 250 che in 500 nello stesso anno. Sotto un sole che squaglia l’asfalto, Spencer ingaggia un corpo a corpo fatto di traversi e staccate al limite con la Yamaha di Eddie Lawson. Spencer è stremato dalla gara precedente, ma all’ultimo giro inventa una linea perfetta, tiene dietro il rivale per pochi decimi e firma una delle pagine più eroiche del motociclismo statunitense in Europa.
1995: La precisione millimetrica di Max Biaggi
Se c’è un pilota che ha trattato le curve del Mugello come un foglio di carta su cui disegnare linee perfette, quello è Max Biaggi. Nel ’95, in 250, deve difendersi dal giapponese Harada e dal tedesco Waldmann. La gara si decide alla Bucine, l’ultima curva prima del rettilineo. Biaggi entra così stretto sul cordolo che Harada non riesce a infilare nemmeno la ruota anteriore.

2000: Il giorno di Loris Capirossi
Il Gran Premio del nuovo millennio è un thriller. Per la prima volta tre italiani si giocano la vittoria in 500 in casa loro: Biaggi, Capirossi e un giovanissimo Valentino Rossi. Il pubblico è in delirio. A pochi giri dalla fine, il dramma sportivo: prima cade Rossi, poi scivola Biaggi. Rimane in piedi solo Loris Capirossi con la Honda del team privato Pons. Loris stringe i denti, resiste al ritorno di Checa e vince. È la prima vittoria italiana nella classe regina al Mugello dall’inizio dell’era moderna del circuito.
2005: Quattro italiani davanti a tutti. Monopolio tricolore
Se chiedete a un appassionato qual è il GP d’Italia più bello di sempre, nove su dieci vi diranno questo. Rossi, Melandri, Capirossi, Biaggi. Quattro piloti italiani, su quattro moto diverse, che si legnano dalla prima all’ultima curva a colpi di staccate alla San Donato. Finisce con Rossi sul gradino più alto, Biaggi secondo, Capirossi terzo e Melandri quarto. Un poker pazzesco che difficilmente rivedremo.

2006: Rossi-Capirossi che battaglia!
L’anno dopo, un altro duello storico: Valentino Rossi contro la Ducati di Capirossi. La moto di Borgo Panigale sul rettilineo è un missile, Valentino sa che deve inventarsi qualcosa nel misto se vuole vincere. All’ultimo giro fa l’impensabile e riesce a chiudere un sorpasso impossibile. Un sorpasso da antologia che fa esplodere le colline. In alcune interviste lo stesso Rossi ha più volte raccontato che l’ultimo giro di questo Gran Premio è stato talmente indimenticabile che non se lo ricorda e ha dovuto riguardarlo. Sul terzo gradino del podio sale il pilota statunitense Nicky Hayden, che proprio quell’anno vincerà il titolo iridato all’ultimo scontro sulla pista di Valencia a discapito del portacolori di Tavullia.

2016: Lorenzo beffa Márquez per 19 millesimi
Il 2016 è l’anno della delusione per Rossi (motore rotto della sua Yamaha M1 in uscita dalla Scarperia-Palagio dopo essere partito dalla pole) ma anche del finale più ravvicinato della storia della MotoGP al Mugello. Jorge Lorenzo e Marc Márquez si scambiano la posizione a ogni curva dell’ultimo giro. Márquez esce in testa dalla Bucine e vede già il traguardo. Lorenzo però si rannicchia dietro il cupolino, prende tutta la scia sul rettilineo e lo salta proprio sulla linea d’arrivo per appena 19 millesimi di secondo.
2017: Le lacrime e il cuore di Mattia Pasini
Il motociclismo non sono solo le sfide all’ultima curva della classe regina. Nel 2017 la Moto2 regala una delle storie più umane e commoventi di sempre. Mattia Pasini, frenato anni prima da un grave infortunio al braccio destro, si ritrova all’ultimo giro a lottare con Lüthi e Álex Márquez. Alla Casanova-Savelli fa uno dei sorpassi che ancora tutto il popolo del Mugello ricorda, li infila entrambi all’interno e va a vincere una gara pazzesca, tornando sul gradino più alto del podio dopo otto anni di digiuno. Il pianto di Pasini sotto il podio e la dedica per il Sic è la fotografia della passione vera per questo sport.

2019: La rivincita di Danilo Petrucci
Nel 2019 Danilo Petrucci è arrivato nel team Ducati ufficiale, al posto dello spagnolo Lorenzo e ha gli occhi del mondo addosso, con risultati che lo mettono sempre un passo dietro al compagno Dovizioso. Al Mugello il ternano è stato protagonista di una gara con sorpassi al limite nella quale se l’è dovuta vedere con il compagno di squadra e con un altro paio d’avversari scomodi, Marquez e Alex Rins. All’ultimo giro si ritrova in scia a Márquez e Dovizioso. I due big arrivano lunghi alla San Donato, si aprono di un metro. “Petrux” vede lo spazio, non ci pensa due volte e ci butta dentro la moto di prepotenza. Si riprende la testa e vince la sua prima gara in MotoGP, la terza di fila per la Ducati. Una zampata da leone o la classica favola di “Cenerentola”.

2024: La “Bestia” Bastianini all’ultimo respiro
L’ultimo capolavoro è storia recente. Mentre Pecco Bagnaia, dopo una prima fase di gara molto combattuta, si avvia verso la vittoria con una Ducati azzurra speciale, dietro succede il finimondo. Enea Bastianini, “Bestia”, si inventa un finale di gara da cineteca: prima salta Marc Márquez al Correntaio, poi all’ultimissima curva, la Bucine, infila Jorge Martín all’interno con una manovra chirurgica. Un podio tutto Ducati, le due moto ufficiali e quella del team Pramac guidata da Martín, che proprio quell’anno si laureerà campione del mondo prima del passaggio in Aprilia, e un’altra storia pazzesca da aggiungere alla collezione del Mugelloun’altra storia pazzesca da aggiungere alla collezione del Mugello, che si prepara a compiere cinquant’anni senza aver perso un briciolo del suo fascino.