© Enrico Mazzoli

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Il doppio volto in scena a Mercantia: il Minotauro e Vittorio Intrepido nell’immaginario di Marco Buldrassi

Tra i protagonisti della 38esima edizione c’è Kalofèn Teatro che porta a Certaldo Alto le suggestioni del mito e l’ironia dei vecchi recordman

Dalle riprese “rubate” con la telecamera tra il pubblico alla fine degli anni Novanta, all’emozione di calcare quel palcoscenico a cielo aperto da protagonista. Per il livornese Marco Buldrassi, Mercantia è un festival dove esibirsi ma anche un cerchio che si chiude. Fondatore nel 2012 di Kalofèn Teatro, compagnia che prende il nome dallo specchio incantato di Michael Ende capace di “catturare” le immagini del mondo per trasformarle in metafore, Buldrassi si è formato sul campo, affinando l’arte del mimo, del clown e del teatro fisico fino a collaborare con maestri come Franco Zeffirelli e la Fura dels Baus. In questa edizione del festival, l’artista abita via Boccaccio sdoppiandosi in due performance speculari e affascinanti: il potente e silenzioso “Minotauro“, che evoca timore e meraviglia nei passanti, e l’esilarante “Vittorio Intrepido, l’uomo dei record“, un bizzarro esploratore d’altri tempi. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare la genesi di questa doppia anima.

Come nascono i personaggi che porti in scena?

Vittorio Intrepido è un viaggiatore primonovecentesco e un recordman. Ha fatto molti record di percorrenza. L’ultimo Sidney-Certaldo in 23 giorni 19 ore e 15 minuti e poi il Minotauro che è l’itinerante che faccio da più tempo. Nascono un po’ da una illuminazione, un po’ da un materiale o un’occasione come è stata quella di aver recuperato questa macchinina particolare. Intorno a quella mi si è scatenato un’immagine che si porta dietro tutta una storia di un’epoca. E il Minotauro invece nacque da dei trampoli particolari che hanno tutt’altra destinazione e che mi è venuto in mente di riadattare. Sono suggestioni che piano piano si sommano, a volte si moltiplicano, a volte arrivano a niente, a dei vicoli ciechi che magari rimangono lì per anni e poi invece hanno nuova vita quando trovi un pezzo in più che completa il cerchio.

Vittorio Intrepido di Marco Buldrassi a Mercantia 2026 – © Caterina Franchi

Qual è stato il tuo percorso che ti ha portato a fare teatro di figura, clown, fino ad arrivare qui a Mercantia?

Ho iniziato con un gruppo di amici come sfida a imparare a fare giocoleria, addirittura a fare le sculture con palloncini. Era un po’ un gioco, una sfida. Poi ci siamo trovati a dover fare qualche piccolo spettacolo per bambini, più strutturato. Io e un altro mio collega abbiamo cominciato a frequentare tutti i festival che potevamo, compreso Mercantia, dove venivamo con le telecamere, con le fidanzate, con programma alla mano nel ’98-’99 a filmare e cercare ispirazione. Piano piano da lì i primi corsi. Ci siamo scelti dei maestri con cui fare dei piccoli percorsi da cui poi abbiamo imparato le basi e da lì poi ci siamo buttati. Abbiamo imparato anche facendo sul campo.

 

Kalofen il Minotauro
Kalofen il Minotauro

Mercantia è stata una tua fonte d’ispirazione, ora sei uno dei protagonisti. Che legame hai con questa manifestazione?

Mi ricordo le feste di fine serata con tutti i vecchi artisti di strada, quelli che avevano iniziato negli anni ’80 addirittura. Con alcuni ci sono ancora amico. C’è questo legame romantico del mio inizio. Sono di Livorno e Mercantia era un festival a portata di mano per me, vicino, dove ci sono tanti spettacoli e quindi è stato uno dei festival che vedevo come una dimensione a cui avrei voluto accedere ma ancora non potevo.

E poi sei arrivato…

Sì, alla fine ce l’ho fatta (ride ndr).

Vittorio Intrepido di Marco Buldrassi a Mercantia 2026 – © Enrico Mazzoli

Guardando ai personaggi che porti in questa edizione, posso dire che susciti anche molte emozioni diverse e contrastanti nel pubblico?

Sì, Vittorio Intrepido è più comico-grottesco, mentre le emozione più contrastanti le ho sentite col Minotauro, perché in alcuni c’è un fascino, a volte paura. Anche nei bambini spesso hanno paura se mi avvicino troppo, ma continuano a seguirmi. Qualche genitore ogni tanto mi ha detto che il bimbo mi ha seguito per tutta la sera, però a distanza. Qualcuno si fa accarezzare la mano. Qualcuno invece, soprattutto le ragazze giovani, scappano proprio nel panico. Sono un insieme di emozioni contrastanti che ho imparato col tempo a gestire, a giocarci, perché posso passare da una all’altra. Riesco a capire con chi posso giocare in un modo e con chi in un altro. Il Minotauro diventa uno spettacolo molto vario pur essendo un personaggio che non parla ma si esprime a gesti perchè non è umano totalmente. Si esprime con dei versi, dei movimenti. Questo mi ha permesso di esplorare un linguaggio completamente diverso da quello che faccio per il resto dei miei spettacoli, sono un clown, ma è interazione e improvvisazione.

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