Negli ultimi vent’anni in Italia sono state scoperte ben 453 nuove specie e sottospecie di piante spontanee, di cui 443 endemiche. La Toscana si conferma tra le regioni più ricche, con 53 novità. Solo l’Abruzzo, con 74, e la Sicilia, con 69, hanno fatto registrare numeri più alti, mentre la Sardegna è quarta con 51.
La fotografia arriva da uno studio collettivo pubblicato sulla rivista Plant Biosystems, realizzato dal Gruppo di Floristica, Sistematica ed Evoluzione della Società Botanica Italiana, che disegna la mappa della flora italiana dal 2005 al 2025. Tra gli autori, coordinati dal professor Gianniantonio Domina dell’Università di Palermo, ci sono infatti due studiosi dell’Università di Pisa: il professor Lorenzo Peruzzi (del Dipartimento di Biologia) e il dottor Marco D’Antraccoli (dell’Orto e Museo Botanico dell’Ateneo). I due scienziati hanno anche elaborato l’indice utilizzato per calcolare l’avanzamento delle conoscenze floristiche in Italia.

Le piante toscane
Solo in Toscana cresce il Dente di Leone di Montecristo (Leontodon montecristensis), una specie indivisuta nel 2025 e che vive in un’area minuscola dell’isola. Curiosa invece la storia di altre due specie che per anni erano state scambiate con altre: è il caso del Cipollaccio di Tison (Gagea tisoniana), individuato nel 2007 e diffuso in varie località tra Toscana, Umbria, Marche e Lazio, ma anche dello Zafferano negletto (Crocus neglectus), descritto nel 2014 e presente in molte zone dell’Italia centro-settentrionale.
“La Toscana si conferma una delle regioni più ricche di biodiversità botanica del Paese – sottolinea il professor Lorenzo Peruzzi – ma allo stesso tempo esistono ancora aree, soprattutto nelle zone collinari delle province di Firenze, Pistoia, Siena e in Lunigiana, dove le conoscenze sono ancora incomplete e saranno necessarie nuove campagne di esplorazione botanica”
Negli ultimi 20 anni, la mappatura della flora italiana ha fatto particolari passi avanti soprattutto in Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige. Restano invece ancora poco esplorate ampie aree nel sud, in particolare in Basilicata, Calabria, Molise, Campania, Puglia e Sicilia.
“Questo lavoro rappresenta un punto di riferimento per capire quanto conosciamo davvero la biodiversità vegetale italiana e dove è necessario concentrare gli sforzi futuri – conclude Peruzzi – Aggiornare e migliorare le conoscenze sulla distribuzione della flora spontanea significa porre le basi scientifiche indispensabili per la tutela della biodiversità, la gestione del territorio e la conservazione degli habitat”.