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Irene Grandi riparte dal blues e svela: “A noi donne serve il doppio della bravura per emergere”

Venerdì 29 luglio la cantante toscana sarà in concerto con il suo nuovo progetto artistico che renderà omaggio ai grandi protagonisti del blues: Etta James, Otis Redding, Willie Dixon, Tracy Chapman, Sade, ma anche Pino Daniele, Lucio Battisti e Mina

Irene Grandi InBlues

Irene Grandi presenta a Prato la sua ultima “avventura musicale”: Io in Blues, l’atto d’amore di una delle più importanti cantanti italiane ad alcuni dei più carismatici artisti internazionali e italiani che hanno reso immortale un genere che è alla base tutta la musica moderna.

Etta James, Otis Redding, Willie Dixon, Tracy Chapman, Sade, ma anche Pino Daniele, Lucio Battisti, Mina sono solo alcuni degli artisti e delle artiste a cui Irene renderà omaggio venerdì 29 luglio nel Chiostro di San Domenico. 

Io in Blues è anche un tributo appassionato alle radici di Irene, alla sua formazione musicale e alle prime esperienze sul palco, nelle quali ha ottenuto un imprinting che ha poi sviluppato in uno stile personale e riconoscibile.

Sarà un concerto, un viaggio, fatto di brani che attraversano un arco temporale che va dagli anni ’60 fino ai ’90, canzoni che sono blues nell’anima e nell’ispirazione e alcuni brani di Irene, riarrangiati in chiave rock-blues.

Ecco la nostra intervista a Irene Grandi

Ciao Irene! Si può dire che con lo spettacolo “Io in Blues” sei tornata alle origini della tua musica

La pandemia per me è stato un periodo un po’ difficile per scrivere cose nuove allora a un certo punto mi è venuta questa illuminazione: mi potevo riconnettere al mio passato, alle mie origini appunto. Io ho iniziato amando le canzoni del mondo del blues ma anche canzoni più pop ma colorate di blues come quelle dei miei artisti italiani preferiti da Pino Daniele a Battisti e a tratti anche Mina specialmente in certi arrangiamenti di fine anni ’60. Ho pensato che riconnettersi con le proprie radici dà forza, coraggio, sicurezza, è una cosa che ho imparato anche grazie allo yoga in cui si parla sempre di radicarsi, di mettere le radici a terra, di sentire il contatto con il pavimento. Questa idea l’ho portata nella mia musica e ho voluto ricreare una sorta di concerto di “formazione” in cui parto dalle canzoni straniere di Etta James, Tracy Chapman o Sade, per poi passare agli artisti italiani e poi gran finale con le mie canzoni riarrangiate in chiave blues grazie all‘organo Hammond.

Cosa ti ricordi dall’Irene alle prime armi che con la chitarra in mano voleva fare il rock in Italia, quanto sei cambiata da allora?

Su certe cose non sono cambiata affatto, non è mai sparito il mio desiderio di sperimentare, di fare cose nuove, nuove esperienze come questa con il blues. Sono una sperimentatrice, mi piace sempre rinnovarmi, cercare nuove idee, mettermi sempre in gioco e alla prova. Anche da giovane volevo portare qualcosa di nuovo alla musica italiana, volevo trovare un mio stile originale. Così sono rimasta anche crescendo. Prima ero costretta ad avere una produzione più serrata, un disco dopo l’altro, tante tournée, per farmi conoscere. Adesso che sono conosciuta mi posso prendere del tempo e concedermi un po’ di libertà creativa e artistica. Mi diverto con la mia band.

Irene Grandi con Maddalena Calderoni e Veronica Granatiero (foto di Lorenza Daverio)

Quest’anno hai partecipato allo spettacolo The Witches Seed con le musiche di Stewart Copeland, com’è nata questa collaborazione?

E’ nata grazie all’ideatrice di questa grande avventura, questa Opera rock, Maddalena Calderoni che è la direttrice del Tones Teatro Natura che produce musica e spettacoli. A lei è venuta l’idea di coinvolgere Copeland che ha accettato con grande entusiasmo questa commissione perchè lui ha già scritto Opere ma è la prima volta che ne realizza una in Italia dove l’Opera è nata. Essendo lui un musicista rock sperimentatore ha voluto fare uno spettacolo di contaminazione tra la musica classica e metterci anche del rock. Io ho rappresentato il lato più rock appunto, ho cantato con una voce grave e cattiva e trovandomi a mio agio nel ruolo di strega in quanto potevo tirare fuori tutta la mia grinta.

La strega è un archetipo che affascina gli esseri umani da secoli, che cosa simboleggia per te?

Sicuramente la libertà, infatti la scelta di tornare a parlare delle streghe e dell’inquisizione che le opprimeva in questo momento storico non è un caso. Le donne in Italia e in tanti altri paesi nel mondo (per esempio l’Afganistan) vengono incasellate in ruoli prestabiliti di moglie e madre, mentre le streghe rappresentano la donna libera, indipendente, diversa che magari ha dei ruoli insoliti e quindi viene ostacolata. Guarda per esempio Greta Thumberg è piccola, ha quell’aria così determinata e grandi sogni però non è ben vista da tutti, c’è chi dice che è strumentalizzata, quando invece secondo me sarà spero una nostra futura governante.

Ultimamente ti abbiamo visto in una veste nuova come coach nel programma The Band di Carlo Conti, ti sei divertita?

Mi sembra che sia già passato un secolo! Io avevo una band particolarmente divertente da aiutare anche se come musicisti non erano il massimo ma avevano una carica di simpatia, erano molto coinvolgenti e in questo io mi ci ritrovo, anche a me piace portare l’empatia sul palco e divertirmi con il mio pubblico. Diciamo che è stata un’esperienza piacevole, una piccola parentesi che mi è servita per rimettere il naso fuori casa dopo due anni di stop.

Hai dei progetti per il futuro? Hai partecipato tante volte al Festival di Sanremo e a noi piacerebbe rivederti su quel palco

Ti ringrazio, in effetti Sanremo è la vetrina più importante in Italia, purtroppo ne abbiamo poche altre. Quest’anno sarò ancora fuori con Io in Blues, ma sto pensando a pezzi nuovi, sto raccogliendo un po’ di idee, vediamo. Magari esce fuori la canzone perfetta e riusciamo ad accelerare i tempi. In ogni caso penso che uscirà qualcosa sicuramente nel 2023.

In un’intervista che ho letto hai detto che hai pagato il prezzo di voler essere sempre controcorrente. Secondo te qual è la sfida più grande per una donna oggi?

E’ dura per noi donne perchè serve il doppio della bravura per emergere. Sarebbe bello che ricevessimo un aiuto più forte da parte delle istituzioni, penso alle madri, alle donne che hanno una famiglia. Dato che abbiamo tante responsabilità, dovremmo forse avere più leggi a nostro favore. Inoltre ancora oggi il salario delle donne non è equiparato a quello maschile. Abbiamo bisogno di riprendere tanta fiducia in noi stesse e riuscire ad essere più indipendenti dalla figura maschile. Appoggiarsi a un uomo può portare a dei problemi, dobbiamo continuare sulla via dell’indipendenza.

Sarai tutta l’estate in tour con il tuo spettacolo, da “toscana doc” dove consiglieresti di andare in vacanza?

Io amo molto il mare della Maremma, ma con questo caldo consiglierei di andare a riscoprire i nostri Appennini. Io preferisco la montagna, c’è anche meno gente. Ci sono tanti paesini, tanta arte, tanti sentieri, cose da vedere e si mangia bene.

Irene Grandi in tour con Io in Blues

31 luglio – Corato (BA) – Gusto Jazz Festival – Parco Sant’Elia
4 agosto – La Maddalena (SS) – Forte dei Colmi
5 agosto – Cardedu (NU) – Parco della Musica
12 agosto-  Lignano Pineta (UD) – Piazza Marcello D’Olivo
14 agosto – Gatteo Mare (FC) – Arena Lido Rubicone
16 agosto – Lerici (SP) – Rotonda Vassallo
19 agosto – Catona – (RC) – Arena Alberto Neri
21 agosto – Chianciano Terme (SI) – Palamontepaschi
11 settembre – Camogli (GE) – Teatro Sociale – Festival della Comunicazione
12 settembre – Mantova – Corte dei Gesuiti – Disanima Piano Festival
14 settembre – Milano – Polimi Fest – Piazza Leonardo Da Vinci

Informazioni sull’evento:

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