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Giorno della Memoria, le Pietre d’Inciampo in Toscana per le vittime dell’Olocausto

L’iniziativa è nata in Germania dall’artista Gunter Demnig e poi si è diffusa in tutta Italia. Le iniziative in regione in memoria dei toscani deportati

In Europa ne sono state installate già oltre 70.000, la prima a Colonia, in Germania, nel 1995. Sono le “Pietre d’Inciampo”, iniziativa lanciata dall’artista berlinese Gunter Demnig per dire NO ad ogni forma di negazionismo per scolpire nella memoria, come nella pietra, il ricordo di tutte le vittime del nazismo. Dal 1995 questa iniziativa è rimbalzata in tutta Europa. In Italia, le prime pietre d’inciampo furono posate a Roma nel 2010.

Quest’anno le celebrazioni a Firenze e in Toscana in occasione del Giorno della Memoria del 27 gennaio, istituito in Italia dalla legge 211 del 2000, si sono aperte con la posa di 25 nuove pietre d’inciampo a Firenze. Altre pietre d’inciampo per ricordare i concittadini caduti vittime dell’odio nazista sono state collocate anche ad Empoli, a Figline e Incisa, a Livorno, e a Scandicci.

L’installazione di ogni Pietra è un processo doloroso ma anche positivo, perché rappresenta un ritorno a casa, almeno della memoria di qualcuno”, Gunter Demnig,

Le pietre d’inciampo a Firenze

A metà gennaio 25 nuove pietre d’inciampo sono state poste nelle strade fiorentine.  A Firenze le prime undici apposizioni sono state effettuate il 9 gennaio 2020, a cui si sono aggiunge le 13 collocate il 23 gennaio dello stesso anno e le 24 del maggio 2021..

L’iniziativa è frutto di un progetto nato nel 2019 dalla collaborazione tra la Comunità Ebraica di Firenze e dal Comune. Martedì 18 gennaio ne sono state apposte 25: in via delle Oche 11  la posa della pietra in ricordo di Diodato Gastone Sadun; in via degli Speziali 3 c’è la pietra dedicata a Angela Todesco Benedetto;  in piazza Santo Spirito 9 per Rudolf Levy e in via Mannelli 25 per Archimede Piani. Poi  in via Capo di Mondo 50 il ricordo di Oliviero Della Torre, Anna Lina Fiano, Massimo Della Torre, Manlio Della Torre e in via Manin 3  per Annetta Disegni Vogelmann e Sissel Vogelmann. In via Masaccio 76 le pietre sono per Gina Cave Bondì, Elena Segré, Giulio Segré, Lidia Segré e in via Duprè 51 per Leone Camerino.

Altre pietre sono state poste giovedì 20 gennaio:  in via Giampaolo Orsini 51 con la pietra dedicata a Bruno Baldini; in Corso Italia 19 in memoria di Gastone Volterra; in via Fratelli Rosselli 78 saranno ricordati Alberto Guetta e Pierluigi Guetta;  in via Alamanni 9 Piero Viterbo; le pietre in piazza Vieusseux saranno dedicate a Enrico Castelli e Olga Renata Castelli e l’ultima cerimonia in via Trieste 20 per Elena e Ernesto Calò.

Commemorazione in piazza D’Azeglio dove si trova un albero di gingko biloba che ricorda la scienziata naturalista di origine ebraica Enrica Calabresi. Nel 1938, in seguito alle leggi razziali fasciste, fu allontanata dall’insegnamento universitario perché ‘appartenente alla razza ebraica’. La pianta, messa a dimora un anno fa, è stata donata dal Comitato pari opportunità dell’Ordine degli avvocati di Firenze.

Le pietre d’inciampo a Empoli e Montelupo

A Empoli rientrano nel più ampio progetto ‘Investire in democrazia’, a cui Empoli ha aderito insieme ai Comuni di Capraia e Limite, Cerreto Guidi, Fucecchio, Montelupo Fiorentino e Vinci, che hanno avuto deportati residenti nei propri territori ed all’Aned (associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti) per entrare a far parte di un grande circuito culturale europeo.

‘Mi portano in Germania’ scrisse su tanti bigliettini in un momento di sosta alla stazione ferroviaria del Brennero, Remo Burlon, mentre lo stavano deportando a Mauthausen per non tornare mai più a casa, a Empoli. E’ questa la prima Pietra d’Inciampo a Empoli, in via Chiara. Altre 21 ne seguiranno in memoria dei deportati empolesi, i lavoratori della Vetreria Taddei che scelsero di scioperare e vennero deportati: non fecero ritorno a casa l’8 marzo 1944. In totale sono 47 le pietre che saranno collocate da qui al 2023.

La prima ‘Pietra d’Inciampo’ a Remo Burlon nella sua Via Chiara a Empoli

Quello avviato dal Comune di Empoli però è un percorso che non si esaurirà ma proseguirà anche nel 2023 con la messa in opera delle pietre restanti a memoria di tutti i deportati e con il coinvolgimento di studenti e studentesse delle scuole superiori: saranno guidati nella costruzione di un percorso che li porterà a conoscere e rivivere i fatti tragici della storia della Resistenza.

Empoli, tra l’altro, insieme a Montelupo sono le due uniche realtà cittadine ad aver intitolato uno stadio ad un martire del nazifascismo. Si tratta di Carlo Castellani, nato a Fibbiana e deceduto nel 1944 a Mauthausen. Proprio a Fibbiana quest’anno è stata posata una pietra d’inciampo per ricordare il calciatore, nella piazza San Rocco dove abitava prima del rastrellamento che lo portò al campo di concentramento austriaco. E’ la prima a Montelupo Fiorentino.

Il ricordo di Figline e Incisa

Tre pietre d’inciampo per ricordare Paolo Melauri, la moglie Lea Melauri e la madre di quest’ultima Margherita Prister, la famiglia di origine triestina che, sotto la pressione delle leggi razziali introdotte dal regime fascista, trovò riparo nella campagna figlinese, dalla quale venne però strappata il 23 dicembre 1943 per essere condotta nelle carceri fiorentine e quindi deportata ad Auschwitz. Lì, tutti e tre furono assassinati dalla mortale macchina nazista.

Le pietre d’inciampo al Brollo

Le pietre sono state poste giovedì 27 gennaio in località Brollo, davanti a quella che fu l’ultima abitazione dei Melauri. Sono le prime Pietre d’inciampo collocate in Valdarno.

Una delega alla Memoria a Scandicci

Claudia Sereni è assessora alla Cultura del Comune di Scandicci, tra le sue deleghe anche quella alla Memoria. “Una nuova delega in Giunta che va ad affiancare le competenze dell’assessorato alla Cultura, e da un Comitato scientifico al quale stiamo lavorando assieme all’Università. I risultati della collaborazione tra il Comitato della Memoria, l’assessorato alla Cultura, l’associazionismo cittadino, le scuole e il mondo universitario li abbiamo già apprezzati con il lavoro esemplare svolto lo scorso anno per il Centenario delle Barricate di Scandicci, che vogliamo replicare su molti altri temi ed eventi storici, di portata internazionale, nazionale o locale”, ha commentato il sindaco di Scandicci, Sandro Fallani.

Tra le iniziative promosse in occasione della giornata della memoria, Scandicci ha intitolato una pietra di inciampo alla memoria di Arduino Trevisan, deportato politico a Dachau e a Natzweiler, comando di Leonberg, dove trovò la morte.

Livorno ricorda Ada e Benito Attal, deportati ad Auschwitz

In via san Francesco 32 sono state posate due pietre di inciampo dedicate a Ada e Benito Attal, madre e figlio livornesi, arrestati a causa di una delazione e deportati nei campi di concentramento.

Nella città labronica sono diciotto, attualmente, le pietre di inciampo installate: le prime quattro sono state impiantate nel 2013 e dedicate a due bambine ebree Franca Baruch e Perla Beniacar, un ragazzo, Enrico Menasci, e suo padre Raffaello. Altre due sono state impiantate nel 2014 e dedicate a Isacco Bayona e Frida Misul, testimoni dell’orrore della Shoah per almeno due generazioni di studenti livornesi.

Le stolpersteine (così sono chiamate le pietre) del 2015 sono state dedicate a Dina e Dino Bueno, quelle del 2017 a Ivo Rabà e Nissim Levi, nel 2018 a Matilde Beniacar, ultima sopravvissuta livornese ai campi di sterminio. Nel 2020 sono state impiantate nelle strade livornesi sei pietre di inciampo, quattro in via Strozzi e due in via del Mare: le prime sono dedicate a Rosa Adut, Abramo Levi e ai loro due figli Mario Mosè e Selma, Nissim il terzo figlio fu ricordato nel 2017; le altre sono dedicate a Piera Galletti e a sua figlia Lia Genazzani. Nel 2021 in via Verdi è stata posta la pietra d’inciampo in ricordo di Gigliola Finzi nata il 19 marzo 1943, uccisa a soli tre mesi all’arrivo ad Auschwitz il 23 maggio del 1943.

Quest’anno le pietre in memoria di Ada Attal e di suo figlio Benito. A Benito Attal, il bambino il cui piccolo corpo si è dissolto nel fumo di Auschwitz, perché qualcuno lo ricordi, è dedicato il libro “Dalla casa nel bosco al grande mondo. Storie di bambini ebrei tra la Toscana e Israele” di Silvia Trovato e Tiziana Arrigoni, fondamentale testimonianza per ricostruire i giorni e la memoria della deportazione a Livorno.

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