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Cinque mostre nel 2026 per il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato

Un programma che si apre alla Toscana e al mondo intero quello del 2026 per il Centro Pecci che ospiterà cinque mostre e vedrà la riapertura della biblioteca e del teatro esterno

Centro Pecci - © Claudia D'Aliasi

“Passaggi: di mano in mano” è il titolo del nuovo programma culturale 2026 del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato.

Una frase che evoca il passaggio di oggetti, conoscenze e pratiche tra generazioni e ambiti diversi.

Dopo i filoni Costruire comunità (2025) e La Toscana al centro (2024), il museo sceglie un tema che richiama l’idea di trasmissione, relazione e scambio, ispirato all’opera La grande mano di Adelaide Cioni esposta all’ingresso del centro.

La programmazione guarda a Prato e alla Toscana come laboratori delle culture contemporanee e si apre alle 115 nazionalità presenti in città e accoglierà 20 giovani artiste e curatrici selezionate tramite un bando Fse della Regione Toscana.

Nel corso dell’anno riapriranno la biblioteca e il teatro esterno, rafforzando la vocazione del Pecci come spazio pubblico di incontro.

Il 2026 segna anche l’avvio del percorso verso le celebrazioni dei 40 anni dell’istituzione, con il coinvolgimento diretto della città.

La grande mano di Adelaide Cioni

Cinque mostre per il 2026

Cuore del programma per il 2026 sono cinque mostre, la collezione permanente e l’archivio del museo che si apre per avelare nuovi tesori tutti da scoprire.

Il 31 maggio si apre Rotte. Arte di rottura dalla donazione Carlo Palli dedicata al nucleo di opere lasciato al centro dal collezionista pratese: un viaggio tra esperienze di discontinuità dell’arte del secondo ‘900, con decine di opere allestite nelle sale Gamberini.

Dallo stesso giorno sarà in programma Carnale, prima retrospettiva dopo oltre vent’anni sulla grande fotografa Verita Monselles, dedicata al suo sguardo sul corpo tra moda, teatro e arte.

A settembre arriva Villa Delizia di Lorenza Longhi, che indaga tessuti e organizzazione del lavoro attraverso l’estetica del kitsch.

L’autunno si chiude con le personali di Alex Ayed e Karen Kilimnik: il primo presenta sculture e installazioni ispirate ai viaggi nel Mediterraneo e al riuso dei materiali; la seconda ripercorre, con Cadabra, oltre trent’anni di ricerca tra glamour e ombre della cultura statunitense.

Staccioli, Centro Luigi Pecci Prato
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