Dal 5 al 13 settembre torna il Firenze Jazz un festival diffuso che ha fatto della contaminazione tra i generi il suo punto di forza.
La manifestazione nel 2026 compie dieci anni e celebra questo traguardo con un novità: il nuovo Main Stage ospitato nel Giardino delle Scuderie Reali a Porta Romana, uno spazio concesso dalle Gallerie degli Uffizi.
Su questo palco si avvicenderanno Alborosie & Shengen Clan, DJ Gruff, Casino Royale, C’mon Tigre, Teho Teardo & Blixa Bargeld, Pellegrino, Altea e Meraz, in una tre giorni che attraverserà reggae, hip hop, elettronica, jazz, canzone d’autore, avanguardia e club culture.
Il Firenze Jazz Festival, a cui collaborano importanti realtà del territorio come Music Pool, Musicus Concentus, Empoli Jazz e Toscana Produzione Musica, è diretto da Francesco Astore e si avvale per il Main Stage anche della collaborazione con Alessandro “Gambo” Gambarotto, Dj, musicofilo, già alla direzione di uno dei festival più interessanti in Italia ovvero “Jazz is Dead”.
“Questo è il secondo anno che la direzione artistica mi ha chiesto un aiuto – ci ha raccontato Gambarotto – Io arrivo da un’esperienza torinese molto ben radicata e con una serie di esperienze di jazz alternativo.”
Sei il direttore di Jazz Is Dead, che è un po’ un’anomalia, perché ormai vanno di moda grandi festival con grandi nomi, grandi numeri. C’è invece chi riesce a mantenere una dimensione più umana dell’esperienza della musica live. Cosa ne pensi della situazione attuale che invece sta spingendo sempre di più verso una massificazione, una turistificazione dei festival?
Ci sono dei grandi nomi nel mondo musicale, non solo pop, mainstream, ma anche belli, bravi e interessanti. È ovvio che attorno a tutto ciò si è andato a creare una sorta di business malato per il quale tutto è diventato costoso. È normale che nel momento in cui portiamo delle grandi band, dei grandi artisti, ci siano delle richieste economiche più importanti. Ma allo stesso tempo trasformarle in grande evento senza più lasciare spazio a quello che invece è la convivialità, far parte di un momento e non solo andare sotto al palco a guardare la propria star preferita, è ovvio che bisogna lavorare su quel fronte.
Jazz Is Dead è un festival che è cresciuto, siamo arrivati a 8 mila presenze quest’anno, è un festival che ormai sta vedendo anche partecipazione internazionale da parte del pubblico. Ho la fortuna di promuoverlo, di organizzarlo all’interno del mio territorio, quindi conoscendo bene anche le persone, chi ci collabora, chi ci aiuta, i volontari, eccetera, eccetera. Su Firenze invece il discorso è un po’ più complicato perché appunto il rischio è quello di trasformarlo un grande evento con grandi nomi che tirino pubblico. Ancora non possiamo lavorare giornalmente o comunque con una frequenza più serrata sulla città, sarebbe bello però che il Firenze Jazz Festival respirasse tutto l’anno. Questo ci consentirebbe sicuramente di poter creare una comunità più affiatata e sicuramente potremmo spingerci verso nomi magari meno “grossi” concedimi il temine, e poter lavorare invece più sulla ricerca. Questo è un processo che i direttori artistici vogliono fare nel tempo, trasformandolo piano piano.

Parliamo del Main Stage del Firenze Jazz: quest’anno un bellissimo mix fra grandi nomi, artisti di calibro altissimo come Blixa, Teho Teardo, ma anche giovani come Altea, Meraz. Come avete scelto la line up?
La mia fortuna è che a Torino organizzo concerti e eventi settimanalmente, quindi sono in contatto con agenzie, artisti e mastico musica tutti i giorni. Sono un DJ, ho una collezione di dischi molto vasta con migliaia e migliaia di titoli. Per me la musica è anche un’avventura, amo la bellezza della scoperta, quindi quando ascolto un artista nuovo, dico ok ci starebbe bene per comporre il puzzle insieme ad altri nomi magari più altisonanti che servono per creare l’hype.
Quest’anno mi piaceva l’idea di provare a portare artisti non strettamente legati al jazz, come lo conosciamo con le sue radici afroamericane, ma invece andare a cercare altri suoni, delle attitudini o comunque dei percorsi che sono paralleli, ma allo stesso tempo si incontrano. Così sono sicuro che si riesce ad aprire una porta verso un mondo che va al di là del jazz classico e quindi si sfondano dei confini che permettono al pubblico di entrare in contatto con sonorità nuove per creare curiosità, interesse.
Il jazz nel suo animo più intrinseco ha sempre vissuto nello scambio, nella scoperta delle culture e dei suoni
Quando ho pubblicato l’articolo sul Firenze Jazz Festival in tanti mi hanno scritto “però non c’è il jazz”, quindi rivolgo a te questa domanda
È un classico! Io lavoro anche con Jazz Refound, con Jazz is Dead, poi c’è Umbria Jazz, e su questi festival ormai sono anni che scrivono che “non c’è più il jazz”. Sì è vero, ma se facciamo un festival di solo musica jazz tra dieci anni ci ritroviamo meri esecutori, pochi compositori, che stanno morendo tutti purtroppo. Il jazz nel suo animo più intrinseco ha sempre vissuto nello scambio, nella scoperta delle culture e dei suoni. Sennò facciamo concerti di musica classica in cui si diventa esecutori di grandi partiture, seduti in un teatro, io vorrei evitare che il jazz finisse così.
Io sono totalmente d’accordo con te! Mi sembrano discorsi inutili di chi si vuole trincerare dietro una parola che ormai contiene mondi infiniti
Il jazz è un’attitudine, ma poi nel jazz ci sono addirittura i ritmi caraibici, Sonny Rollins faceva calipso per esempio. C’è una bellissima trasmissione che si chiama “Sei Gradi” se non sbaglio su Radio 3 dove fanno dei collegamenti immaginabili tra artisti lontanissimi fra di loro. È geniale perché magari partono da Marylin Manson e arrivano a Prokofiev. Secondo me il jazz dovrebbe essere un ponte che unisce più che una fortezza. Nel Firenze Jazz Festival avremo i C’mon Tigre, Pellegrino, DJ Gruff, uno dei più grandi DJ e rapper italiani da 30 anni, dire che nell’hip hop non c’è il jazz vorrei trovarmi faccia a faccia con chi lo dice ecco.
Firenze Jazz 2026: il programma
Villa Bardini
Sabato 5 settembre: Emem (Simone Graziano, Francesco Ponticelli, Marco Frattini, Tandem – Fabrizio Bosso & Julian Oliver Mazzariello
Domenica 6 settembre: Francesco Maccianti / Tavolazzi Ares / Roberto Gatto, Iacopo Teolis feat. Shai Maestro & J. Sanders
Eventi a ingresso libero
7 settembre: Antonio Marotta, hu Firenze Certosa camping in town
8 settembre: Accordi Disaccordi, Vip’s Bar (Piazzale Michelangelo) – The Hot Dogs, hu Firenze Camping in Town
9 settembre: Francesco Cangi, Rifrullo – Free Shots, Terrazza Forte Belvedere
10 settembre: Sara Gioielli, Il Conventino Caffè Letterario
Giardino delle Scuderie Reali
Venerdì 11 settembre: DJ Gruff – “O tutto o niente” Tour feat. Gavino Bainzu Murgia Lauryyn e Beatrice Dellacasa – After party by DJ Gruff, Alborosie & Shengen Entertainment Official
Sabato 12 settembre: Casino Royale – “Sempre più vicini RELOADED” Tour, Altea, Pellegrino – “Dance Rituals”
Domenica 13 settembre: MERAZ, Teho Teardo & Blixa Bargeld, C’mon Tigre – “Lumina” Tour
