La street art non nasce sui muri delle metropoli contemporanee, ma affonda le proprie radici in un gesto antico quanto l’uomo: lasciare un segno.
È da questa idea che prende vita “Giotto era il nonno di Banksy. Siamo al mondo per lasciare un segno”, la grande mostra ospitata al Mo.C.A. (Montecatini Terme Contemporary Art) fino al 2 maggio 2027.
Curata da Bruno Ialuna, l’esposizione propone un percorso che attraversa oltre 60 mila anni di storia, mettendo in dialogo le prime forme di espressione dell’umanità con i linguaggi della street art contemporanea.
Un viaggio che parte dalle pitture rupestri e dalle incisioni preistoriche, passa per i graffiti di Pompei e arriva fino ai murales che oggi animano le città di tutto il mondo, mostrando come il bisogno di comunicare attraverso lo spazio pubblico sia rimasto immutato nel tempo.
Il titolo della mostra suggerisce un filo rosso che unisce epoche apparentemente lontane: se oggi Banksy è il simbolo mondiale della street art, già Giotto aveva rivoluzionato il modo di parlare al pubblico attraverso le immagini, trasformando pareti e luoghi condivisi in strumenti di comunicazione accessibili a tutti.
L’esposizione a ingresso gratuito si propone come molto più di una mostra dedicata ai graffiti: è una riflessione sul rapporto tra arte e spazio pubblico, sull’esigenza universale di lasciare una traccia del proprio passaggio e sulla continuità di un linguaggio che, dalle pareti delle caverne ai muri delle città, continua a raccontare l’umanità.

Dalla nascita del writing alla scena contemporanea
Il cuore dell’esposizione è dedicato alla nascita del writing nella New York tra gli anni Sessanta e Ottanta, con materiali e testimonianze dei pionieri del movimento e dei grandi protagonisti della scena americana.
Ad accompagnare il percorso è una scenografia immersiva realizzata dal maestro della cartapesta Jacopo Allegrucci, che ricrea l’atmosfera della metropolitana newyorkese, culla della rivoluzione dei graffiti.
La mostra si apre poi alla dimensione internazionale, raccontando l’evoluzione dell’arte urbana in Europa e nel resto del mondo, fino alla scena di Bristol, dove figure come Robert Del Naja e Nick Walker hanno anticipato l’affermazione di Banksy, contribuendo a ridefinire il ruolo della street art nel panorama artistico contemporaneo.
Un’intera sezione è dedicata agli anni Ottanta, quando graffiti e writing iniziano a entrare nei musei e nelle gallerie, segnando il passaggio da fenomeno di strada a linguaggio artistico riconosciuto.
Fotografie, opere originali, documenti e materiali d’epoca raccontano questa trasformazione, insieme ai legami con la cultura hip hop, la musica e il cinema, attraverso riferimenti a film diventati simbolo come Wild Style e Style Wars.
Il percorso si conclude con uno sguardo alla scena italiana, dai pionieri degli anni Ottanta agli artisti contemporanei più affermati, tra cui Flycat, Alice Pasquini, Maupal, Diavù e Blub, affiancati da opere provenienti da tutti e cinque i continenti.
