Dal 27 settembre al 25 ottobre la Chiesa di Sant’Erasmo nel cuore del Borgo Antico di Porto Ercole ospiterà il capolavoro di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, intitolato “Ragazzo morso da un ramarro”.
Il quadro in mostra proviene da una collezione privata romana e rappresenta una testimonianza di straordinario valore storico-artistico.
Esaminata direttamente dallo storico dell’arte Roberto Longhi nel 1958, il quale si offrì di acquistarla e riconobbe la mano del maestro, la versione esposta presenta caratteristiche tecniche ed esecutive in perfetta linea con le prove giovanili di Caravaggio, come la preparazione bruna, l’uso dello strato preparatorio a risparmio e sottili pentimenti visibili nelle dita della mano sinistra.
Rispetto alle altre versioni note conservate a Londra e Firenze, la versione romana si distingue per dettagli unici, tra cui la presenza visibile di lacrime di dolore sulla palpebra inferiore dell’occhio destro del ragazzo, il colore marrone del ramarro e le specifiche sfumature cromatiche della rosa, elementi che hanno portato studiosi come Sergio Rossi e Emilio Negro a considerarla il probabile prototipo autografo dell’intera composizione.
L’iniziativa ha un significato simbolico profondo, riportando l’opera di Caravaggio proprio nel luogo indissolubilmente legato agli ultimi momenti della vita dell’artista, scomparso a Porto Ercole nel 1610.
Il significato dell’opera: allegoria dei dolori d’amore
Dal punto di vista iconologico, il “Ragazzo morso da un ramarro” viene interpretato dalla storiografia come una complessa allegoria del rapporto tra giovinezza e morte, piacere e dolore.
Il giovane protagonista, nel cui volto potrebbe celarsi l’autoritratto dello stesso Caravaggio, porta una rosa tra i capelli ricciuti, simbolo di seduzione ma anche di caducità e vanitas.
L’abbigliamento all’antica, la natura morta con la caraffa di vetro, le ciliegie e le spine della rosa rievocano la passione e i tormenti amorosi.
Il morso improvviso del ramarro che sbuca dalla frutta ribalta drammaticamente il piacere in sofferenza trasformando la scena in un’efficace meditazione moraleggiante sulle delusioni e le ferite dell’amore.
L’evento è organizzato dall’Associazione MetaMorfosi insieme alla Fondazione Guglielmo Giordano, con il patrocinio del Comune di Monte Argentario. L’esposizione è realizzata grazie al fondamentale contributo della Marina di Cala Galera e di Listone Giordano.
La mostra sarà gratuita e visitabile tutti i giorni dal 27 settembre al 25 ottobre.
