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Verso Parigi, Fabbri: “La testa fa la differenza per affrontare le gare al meglio”

Intervista al pesista fiorentino Leonardo Fabbri all’esordio stagionale in attesa dei grandi appuntamenti estivi, dagli Europei di atletica in programma a Roma fino ai Giochi Olimpici

Dopo aver trascorso un mese di intenso allenamento a Stellenbosch in Sudafrica, il pesista fiorentino Leonardo Fabbri si prepara all’esordio all’aperto per questa stagione che culminerà ad agosto con le Olimpiadi di Parigi. Proprio all’indomani del primo banco di prova, in programma mercoledì 1° maggio a Modena per il meeting che celebra l’anniversario della Fratellanza 1874, abbiamo intervistato Fabbri, già argento mondiale a Budapest e bronzo mondiale indoor a Glasgow.

Domani inizia la stagione con una serie di appuntamenti in preparazione per i due grandi eventi: gli Europei a Roma nel mese di giugno e poi i Giochi Olimpici.

Esatto, domani inizia la stagione e poi abbiamo altre cinque gare prima degli Europei. E poi sì, ovviamente, l’obiettivo principale è Parigi, ad agosto.

Parigi sarà la tua seconda Olimpiade dopo Tokyo. Come ti stai preparando e quali sono le emozioni anche che ti accompagnano in questo percorso?

Mi sto preparando molto bene. Ho già vissuto un’Olimpiade, anche se è stata strana, per via delle porte chiuse. Adesso, rispetto a tre anni, fa ho molta più esperienza a livello internazionale, sono riuscito a fare molto bene e quindi sono tranquillo, fiducioso e appunto l’esperienza farà tanto, sicuramente.


Nella tua disciplina, tanto tempo è dedicato alla preparazione poi un lancio si conclude in qualche secondo 

Bisogna essere bravi, concreti, perché appunto abbiamo solo sei lanci in quattro anni, quattro anni di lavoro, poi si vedono in sei lanci. Il lancio è un secondo e mezzo e quindi bisogna essere veramente concreti perché l’Olimpiade è una cosa che ti può cambiare la vita, il sogno di quando ero piccolo e quindi bisogna fare bene assolutamente.

Alle Olimpiadi come agli Europei la competizione sarà altissima, a partire dal tuo compagno di nazionale Zane Weir

Avere un movimento così in Italia fa veramente bene, ci sono tante persone adesso appassionate al lancio del peso che ci guardano. È bello accendere la televisione e vedere gli italiani riuscire a far bene a livello internazionale e quindi sono contento perché prima di noi non c’è stato nessuno per più di venti anni a lottare su palcoscenici internazionali. È una responsabilità e un motivo d’orgoglio e soprattutto adesso all’Olimpico di Roma ci sarà una marcia in più.

Oltre alla sana competizione, tra voi c’è anche uno scambio di consigli e di aiuto?

È importante imparare, io cerco sempre di imparare qualcosa da tutti, anche la persona che sembra quella che possa regalare meno soddisfazione o da apprendere di meno, alla fine qualcosa puoi imparare anche da quella persona lì. Lui (Zane Weir, oro europeo indoor a Istanbul ndr) è un bravo ragazzo, un gran professionista, quindi sicuramente anche confrontarsi per apprendere reciprocamente delle cose a vicenda fa benissimo, poi alla fine si sta vedendo anche nei risultati perché stiamo crescendo tutti e due e fa bene, insomma è una competitività che fa bene.

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Per te sarà più emozionante gareggiare di fronte al pubblico italiano agli Europei o più alle Olimpiadi?

Tra i due ti direi che gli Europei sono più emozionanti perché gareggiamo a Roma, ci sarà tanta gente, abbiamo gli occhi puntati addosso. Ovviamente le Olimpiadi sono le Olimpiadi e sono un altro sport, però un Europeo a Roma è una cosa incredibile, lo stadio spero sia pieno, faranno tutti il tifo per noi, sarà una marcia in più.

Come ti sei avvicinato a questo sport e quando hai capito che poteva diventare una professione?

Ho iniziato l’atletica da piccolissimo, a sei anni, però all’inizio ho sempre fatto un po’ di tutto e mi piacevano i lanci, mi venivano bene, riuscivo a vincere qualche garetta da bambino, con i miei genitori abbiamo sempre visto gare in televisione e mi sono appassionato. Poi a Firenze c’è una bellissima tradizione dei lanci, l’unica medaglia olimpica è arrivata da Alessandro Andrei che è di Scandicci si allenava insieme a mio babbo. Proprio mio babbo mi raccontava sempre di lui e fin da piccolissimo ho sempre guardato Andrei come i bambini di oggi possono guardare a Messi e Ronaldo e ho sempre sognato di arrivare ad una medaglia olimpica come lui. Ho avuto la fortuna di conoscerlo, siamo andati a mangiare una bella bistecca insieme e sono veramente contento, mi sembra di aver quasi raggiunto un piccolo obiettivo con questa cosa.

Quella per lo sport è una passione che va anche oltre l’atletica, ti abbiamo visto sugli spalti a Treviso tifare per Scandicci ma anche al Franchi

A me piace tutto lo sport, non tanto da vedere in televisione ma da andare allo stadio, mi piace proprio sentire il clima dello stadio, mi piacciono tantissimo gli sport di squadra dove ci sono i tifosi che fanno i cori, fanno casino, è una cosa che manca da noi ma che mi piace tantissimo. Poi abbiamo la fortuna in Toscana di avere tante squadre forti, Pistoia Basket, la Savino del Bene, la Fiorentina e sono motivi di orgoglio perché vedere una squadra toscana che fa bene a livello nazionale e internazionale è il massimo, soprattutto per un appassionato di sport come me.

Oltre allo sport e il lancio del peso che passioni ha Leonardo Fabri?

La mia vita alla fine è quasi tutta allenamento perché l’essere atleti comporta essere atleti 24 ore su 24, quindi non ti puoi permettere anche nei momenti di riposo di fare cose particolari. Mi piace molto leggere libri, ho sempre la playstation con me per ii momenti morti. Sto leggendo tanti libri sul buddismo zen, mi sto appassionando, e mi stanno aiutando tanto nel gestire le tensioni, le gare. Poi quando riesco vado al cinema molto volentieri, anche una volta a settimana. Sono dipendente dalla musica, la spengo solo per dormire. La vita che sto facendo è la vita che ho sempre sognato, quindi magari possono sembrare sacrifici tutte queste cose qua, però le faccio volentieri, perché poi appunto vado a Parigi, faccio una bella gara e sono la persona più contenta di questo mondo.

Quando si parla di atleti si parla di benessere fisico, però la parte mentale è cruciale, quasi di pari passi con quella fisica?

Ho sempre pensato che andasse di pari passo, però negli ultimi anni ho capito che la testa fa la differenza, e se parliamo in percentuali direi addirittura quasi 70% testa e 30% fisico, perché ti puoi allenare benissimo quanto vuoi, però se poi di testa non sai reggere le tensioni, non sei sul pezzo. Ti puoi essere allenato benissimo, ma poi arrivi in gara e non rendi. Negli ultimi anni ho capito quanto la testa sia importante, e appunto tutti questi libri, tutte queste nozioni che sto apprendendo dal buddismo zen mi stanno aiutando tantissimo. Ho un mental coach nel mio staff, che dopo il mio allenatore penso sia la persona più importante, ci sentiamo quasi tutti i giorni, avere questa figura è fondamentale.

Le Olimpiadi sono eventi molto seguiti, soprattutto in tv da persone che si avvicinano, anche in questo modo allo sport, oltre a tifare per la nazionale, vogliamo lasciargli un messaggio?

Le Olimpiadi sono un appuntamento da seguire, perché si vede proprio il clou dello sport mondiale, e adesso l’Italia può fare veramente bene in quasi tutte le discipline, nell’atletica ma non solo. Appassionarsi allo sport è una cosa bellissima, non esiste solo lo sport, ma lo sport è quel qualcosa che ti insegna a fare sacrifici, ad essere resilienti nella vita, a non mollare mai, e quindi appassionarsi allo sport penso sia un bellissimo regalo, magari che possano fare i genitori e i propri figli, perché vedranno poi i risultati quando saranno grandi. Spero veramente che tanti genitori possano passare il mese di agosto incollati alla televisione, guardare le Olimpiadi sulla spiaggia con i figli, perché appunto è una cosa che merita.

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