Un punto di vista privilegiato, a circa 800 chilometri di altezza, per osservare e proteggere il nostro pianeta. Dalla lotta ai cambiamenti climatici fino alla gestione delle emergenze ambientali e all’uso dell’intelligenza artificiale, il ruolo dello spazio è diventato fondamentale nella vita di tutti i giorni.
A raccontarlo sul palco del Next Generation Fest, il prossimo 10 ottobre a Firenze, sarà Simonetta Cheli, direttrice dei programmi di osservazione della Terra dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e responsabile del centro ESA-ESRIN di Frascati. Toscana d’origine, nata a Siena e formatasi all’Università di Firenze, la manager dell’ESA riceverà per l’occasione anche il Pegaso della Regione Toscana, il massimo riconoscimento dell’ente regionale.
In questa intervista, Simonetta Cheli fa il punto sulle nuove frontiere tecnologiche dell’ESA, sul coinvolgimento dei giovani e sul legame profondo con la sua terra d’origine.
Che ruolo hanno i satelliti dell’Agenzia Spaziale nella gestione e protezione dell’ambiente e dei cambiamenti climatici, anche in merito al programma Sentinel e al progetto Copernicus, molto conosciuti anche in Toscana?
I satelliti che studiano il meteo, il clima e l’osservazione alla Terra, di cui mi occupo, sono satelliti Copernicus scientifici e meteorologici. Questi satelliti girano a circa 800 km dalla Terra ogni 90 minuti. Hanno il valore di poter darci una ripetitività in termini di informazioni e di dati sullo stato di salute del nostro pianeta. Con i satelliti che hanno a bordo strumenti diversi, come radar ottici o spettrali, possiamo vedere tante cose diverse. L’ultimo satellite che abbiamo lanciato 10 giorni fa ci permette, ad esempio, di studiare lo stato di salute della vegetazione ben prima che gli alberi o la vegetazione diventi gialla o rossa. Possiamo vedere l’innalzamento dei mari in aumento per lo scioglimento dei ghiacci, si vede la deforestazione. Si vede anche la qualità dell’aria che respiriamo nelle nostre città. Abbiamo delle informazioni molto importanti dai satelliti che ci danno supporto a quelle che sono le variabili climatiche nel contesto della Convenzione del Clima delle Nazioni Unite.
In Toscana vengono utilizzati per applicazioni concrete, ad esempio, per vedere l’idrologia del terreno, fare delle previsioni su quelle che sono le capacità produttive di una zona, si usa per vedere le zone verdi nelle città, la qualità dell’aria. Con la Regione Toscana abbiamo un accordo ormai da diverso tempo rispetto al Sistema Satellitare Nazionale Iride, che è una costellazione pagata dal Governo italiano con i fondi del PNRR, delegata all’Agenzia Spaziale Europea per la messa in opera di 68 satelliti. Insieme alla Regione stiamo preparando le autorità locali e le regioni in Italia, con corsi di formazione, per usare i dati di questi satelliti sia per vedere l’erosione costiera, per vedere la gestione dei disastri, ma anche come usarli a livello di impatto ambientale. Poi in Toscana abbiamo tanti centri di eccellenza, abbiamo il LAMMA con cui lavoriamo da anni sulla meteorologia, abbiamo delle aziende come la Leonardo che costruiscono tantissimi degli strumenti che sono a bordo di questi satelliti come il Lightning Imager, uno strumento costruito a Firenze, che ci aiuta a prevenire quelli che sono eventi catastrofici a livello meteo e a darci delle informazioni quasi in real time sulle prospettive meteo.
Uno dei temi centrali di oggi è l’intelligenza artificiale. Che tipo di applicazioni trova nel vostro settore?
Stiamo cercando di integrare sempre di più l’intelligenza artificiale al nostro mondo, in quanto l’intelligenza artificiale può darci una capacità in più di valorizzare i volumi di dati che abbiamo disponibili dai satelliti. Ad esempio, per l’osservazione della Terra ci sono 500 terabytes al giorno di dati disponibili e con l’IA è possibile svolgere un processamento più rapido e più efficiente dei dati. Abbiamo già dei satelliti, lanciati ormai da qualche anno, con integrati dei meccanismi di intelligenza artificiale a bordo per eliminare le immagini ottiche che hanno le nuvole, facendo arrivare così a terra solo le immagini pulite. Utilizziamo l’IA anche per simulazioni che integrano la biodiversità con l’evoluzione del suolo.
In occasione del Next Generation Fest avrà l’occasione di interfacciarsi con una grande platea di giovani. Qual è l’impegno dell’ESA per valorizzare i nuovi talenti?
L’ESA fa tantissime iniziative: dall’inserimento del tema dello spazio nei curriculum scolastici, abbiamo concorsi per i giovani per poter venire a visitare i nostri centri o fare dei corsi sullo spazio, siti specializzati sullo spazio e per l’educazione che si possono consultare. Organizziamo giornate di open day con esperti e divulgatori scientifici che fanno vedere ai giovani come si costruisce un lanciatore europeo o anche eventi di incontro e dialogo con l’astronauta Luca Parmitano che adesso è negli Stati Uniti in formazione, oppure mostriamo come usiamo i dati per le applicazioni ambientali. Queste giornate di porte aperte, ma anche la notte dei ricercatori o la settimana della scienza, sono eventi che organizziamo sistematicamente nei nostri centri, compreso quello in Italia. Andiamo nelle scuole, nelle università, incoraggiamo lo studio di materie STEM con dei curriculum speciali e ovviamente facciamo anche dei concorsi con premi per l’innovazione che mirano proprio a incoraggiare i più giovani. Ultimamente abbiamo lanciato, proprio in occasione della settimana mondiale dello spazio dal 4 al 10 ottobre, una collaborazione con Pokemon a livello europeo perché Pokemon si rivolge ai più giovani e questo è un modo per avvicinarli allo spazio e alle attività che svolgiamo.
Sul palco del Next Generation Fest riceverà anche il Pegaso della Regione Toscana, il massimo riconoscimento regionale. Cosa significa per lei?
È un onore ricevere questo riconoscimento della Regione Toscana, tra l’altro regione da cui vengo perché sono nata a Siena, ho studiato e sono cresciuta a Firenze e il mio percorso professionale è nato lì alla Cesare Alfieri di Firenze dove ho potuto fare una tesi sul diritto internazionale dello spazio con un contesto accademico che poi mi ha aiutato anche a prepararmi per la carriera che poi ho fatto nell’ambito spaziale dell’ESA. Sono molto legata alla Toscana dove torno regolarmente, dove ho famiglia e amici. Lavoro anche molto in Toscana perchè ospita alcune delle eccellenze tra università, istituti, industrie, aziende oltre a promuovere tante attività legate allo spazio.
Questa diversità di background è stata una risorsa nel suo percorso professionale?
Da una parte è stato un vantaggio, direi interessante, in quanto l’ESA è un organismo internazionale che ha 23 paesi. Nel mio quotidiano lavoro, infatti, in un contesto di collaborazione internazionale con persone che vengono da 23 paesi con 23 culture e aver studiato nel settore della diplomazia e delle relazioni internazionali mi aiuta perché poi nello spazio non si lavora mai da soli, i Paesi lavorano insieme. Il tema del clima è un tema che affrontiamo non solo a livello europeo ma con tanti partner internazionali, il Brasile, il Giappone, gli Stati Uniti, l’India, quindi questo background nelle relazioni internazionali l’ho potuto utilizzare moltissimo nel lavoro che poi ho svolto in questi anni.
Nella sua carriera sempre in viaggio per il mondo, c’è un valore o un tratto della “toscanità” che continua a portare sempre con sé?
Sicuramente, credo che essere nata e cresciuta in Toscana ti dia un vantaggio enorme sul fatto di poter avere anche un background storico importante, una formazione anche letteraria e non solo scientifica, umanistica che aiuta in qualunque settore o contesto a potersi interfacciare con persone diverse. Non è solo lo studio ma anche il venire da un posto meraviglioso come la Toscana. Certi valori anche etici, culturali e umanistici credo che si portino sempre dovunque vai e qualunque mestiere fai.