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© Laura Camelli

Cultura /

Mammaiuto: la band di fumettisti-pirati che ha rivoluzionato l’editoria italiana

Nel 2011 nasce a Firenze un collettivo di giovani fumettisti e illustratori che ha cambiato per sempre il modo di fare fumetto in Italia. Ecco l’intervista a uno dei fondatori l’aretino Lorenzo Palloni

Artisti per passione e pirati per necessità, imprevedibili, strampalati e fuori dalle regole, anarchici, liberi, felici, votati al divertimento e al fare casino sempre e comunque, proprio come la gang del film di Miyazaki ‘Porco Rosso’ da cui prendono il nome. Il collettivo Mammaiuto è partito da Firenze circa 10 anni fa per rivoluzionare per sempre il mondo del fumetto indipendente italiano. L’idea era semplice: fumetti gratis, online, per tutti. Da stampare successivamente solo in poche centinaia. La scommessa del progetto era: le persone avrebbero lo stesso comprato un fumetto che potevano già trovare online? Dieci anni dopo possiamo dire che i Mammaiuto hanno vinto. 

Costituitasi nel 2011, l’associazione Mammaiuto è un collettivo di autori di fumetti che hanno scelto la via dell’autoproduzione per raggiungere i lettori direttamente, eliminando la presenza di intermediari: tutte le storie, le illustrazioni e le strisce prodotte sono disponibili gratuitamente sul sito www.mammaiuto.it, mentre la vendita dei volumi cartacei è finalizzata a sostenere i compensi agli autori e a pagare le spese vive dell’associazione.

In parole piovere si sono inventati un modello di editoria indipendente che prima non esisteva e che ha permesso loro di far circolare i loro fumetti in tutta Europa. Partendo dall’Italia, andando in Francia o in altre nazioni e poi tornando di nuovo in Italia. Il fumetto non è più un oggetto unico statico, ma cambia forma e si rinnova continuamente regalando ai lettori sempre nuove emozioni e divertimento. Lorenzo Palloni uno dei fondatori ci racconta la loro storia.

Ciao Lorenzo, com’è nata la Mammaiuto?

É nata nel 2011 per volontà di una parte di un’Associazione culturale di Firenze che si chiama DOUbLe SHOt. Hanno fatto una ‘diaspora’, si sono staccati e hanno voluto tra i fondatori anche me che ero appena uscito dalla Scuola di Comics, all’epoca avevo 22-23 anni. I fondatori originali erano: Samuel Daveti, Giorgio Trinchero, Francesco Frongia, Alessio Ravazzani, Paolo Deplano, Francesco Rossi e io. Volevamo creare un sito internet gratis che potevamo usare come palestra ma soprattutto come un luogo dove raccontare storie che fossero lontane dall’ambito editoriale. Perchè in generale nel mondo dell’editoria del fumetto ci sono regole deliranti oppure accomodanti nei confronti del lettore, una cosa che a noi non interessava, anzi ci ingabbiava molto. Su www.mammaiuto.it volevamo essere liberi di fare le nostre storie. All’inizio era un blog veramente super punk non anni ’90 ma comunque punk. Un anno dopo circa con l’uscita delle prime cose più ‘maistream’ abbiamo avuto dei riscontri importanti. Ci sono due serie in particolare che hanno fatto ‘volare’ il sito una è ‘Mooned’ che ho fatto io sulla storia di un piccolo astronauta bloccato sulla luna che aspetta che venga un suo amico a salvarlo, cento episodi, poi è stato anche ristampato e continua ancora a vendere. L’altro è ‘La gabbia’ di Francesco Rossi, ecco queste due hanno fatto ‘il botto’. Abbiamo vinto dei premi e abbiamo cominciato a integrare altri autori, Claudia Rezzoli, Sara Menetti, La Came e Francesco Guarnaccia che ho conosciuto quando aveva 16 anni. A parte lui veniamo quasi tutti dalla Scuola di Comics di Firenze.

Dieci anni insieme non sono pochi per una band figuriamoci per un collettivo di artisti, cosa vi unisce?

Due cose, uno che abbiamo un’idea di storia in comune, cioè come si raccontano le storie. Un’idea di sincerità, è un termine orrendo, ma quando leggi una storia percepisci quando una cosa è meccanica o quando una cosa è effettivamente onesta, è un qualcosa che il narratore vuole veramente raccontare. La base di Mammaiuto è questa: raccontiamo soltanto storie che vogliamo raccontare, non c’è l’obbligo di farlo. Poi la cose bella è condividerla, metterla online e ricevere apprezzamenti, ma non è il fine ultimo.

Il bello della Mammaiuto è proprio che le storie sono tutte gratis online e solo dopo vengono stampate su carta, giusto?



Restano sempre tutte online completamente gratis anche quando il libro esiste. L’idea tecnica del cartaceo di Mammaiuto è il ribaltamento del rapporto tra autore e editore. Perchè l’editore come saprai dà il 7% di royalty su ogni copia, quindi tu guadagni una miseria su qualcosa su cui magari tu hai lavorato un anno e mezzo. Noi abbiamo ribaltato la situazione, per ogni libro che vendiamo il 20% va all’associazione, l’80% all’autore. Questo permette all’autore di avere un riconoscimento economico maggiore e una volontà di fare fumetti maggiore. In questo lavoro il riconoscimento economico è fondamentale perchè è un medium ‘faticoso’: devi scrivere, devi colorare, è un lavoro lentissimo e lungo. Come l’editoria italiana tratta l’autore (in Francia è diverso) è che ti danno 3 mila euro per un libro in cui hai speso una anno e mezzo di lavoro e quello in teoria dovrebbe tenerti in vita, è fuori di testa. Non solo noi abbiamo ribaltato questa cosa, ma abbiamo dato la possibilità di far vivere più vite al libro. Noi stampiamo un tot di copie dalle 200 alle 500, poi avendo i diritti in mano sei libero di portare il tuo libro in Francia o in qualunque altro mercato. Quindi vendi i diritti in Francia e lo riporti in Italia in un’altra versione. Così tu autore hai modo di guadagnare di più, tutto questo in barba alle regole dell’editoria italiana.

Ma come funziona il ‘gioco’? Perchè dovrei comprare un fumetto cartaceo se posso leggerlo gratis online?



É cosa completamente diversa. Diciamo che all’inizio abbiamo iniziato ‘per divertimento’ ma poi siamo arrivati tutti a dei livelli tali di qualità che adesso tutto quello che facciamo viene pubblicato. Avendo il lettore la sicurezza che quello che facciamo viene comunque pubblicato il nostro sito web è diventato una sorta di ‘catalogo’, cioè leggono i primi tre capitoli di un fumetto e se gli piacciono poi comprano il cartaceo. Poi, per esempio, in alcuni casi il cartaceo è a colori, mentre online è in bianco e nero. La cosa fondamentale però che differenzia le ‘web-comics’ dai fumetti è l’esperienza. Un essere umano che legge un fumetto cartaceo ha un’esperienza propria, privata, quella storia gli appartiene. Mentre se legge online non avrà mai questa percezione, non sarà mai qualcosa di tuo, l’hai letto online e resta lì. Sarà sempre così secondo me, finché avremo degli alberi da abbattere per fare dei libri. Non riusciremo mai a staccarci dal cartaceo.

Sì poi c’è anche il fenomeno del collezionismo, che nel caso di un appassionato di fumetti è una dinamica frequente

Anche, ma di solito il collezionismo è un po’ più attaccato al fumetto ‘popolare’. Per esempio per Dylan Dog o Tex si cercano anche vecchi numeri. Facendo noi autoproduzioni in numero limitato, con poche centinaia di copie, non migliaia, è anche difficile. Noi finiamo le copie in sei mesi al massimo, è complesso per qualcuno ritrovare vecchi numeri.

Quanti fumetti pubblicate l’anno?

Non abbiamo un numero preciso, dipende dai lavori personali. Dal 2011 in tutto abbiamo pubblicato 30 libri. Sembrano tanti, sono tanti per un’autoproduzione. Quasi tutte le autoproduzioni scoppiano, io dico la verità un’esperienza lunga come la nostra non la conosco. Questo accade perchè abbiamo una modalità di pensiero del fumetto che è molto giocosa. É un lavoro, ma è un lavoro bello e divertente. Tutti gli altri vogliono diventare famosi, arrivare a guadagnare, questo non è il nostro obiettivo, il nostro obiettivo è raccontare storie, siamo drogati di narrazione. Più racconti, più racconteresti. Io personalmente mi sono consacrato al fumetto, mi alzo alle 7 di mattina e vado a letto alle 2 di notte disegnando fumetti. Questa è la mia vita.

Mi sembra di capire che Mammaiuto nasce a Firenze ma poi ha raccolto persone da tutta Italia

Si siamo conosciuti alla Scuola di Comics di Firenze. Io sono di Arezzo, poi c’è un ragazzo di La Spezia, un lombardo, un sardo, un marchigiano, siamo tutti sparsi. Ma ci siamo riuniti nello Studio Traccia, che abbiamo fondato tre anni fa a La Spezia e dove nascono tante idee buone.

Per esempio?

Una volta ci siamo resi conto che non c’è un mercato per la storie brevi. É una tipologia di narrazione estremamente bella perchè è condensata, deve esserci alla base un’idea molto forte. Avevamo la necessità di trovare un contenitore per le storie brevi così abbiamo creato la collana ‘Duepunti’ come i due punti metallici che servono per spillare le pagine. Così abbiamo creato dei contenitori monografici di storie brevi che sono andati benissimo. Siamo a dieci libri stampati e piacciono davvero tanto. Non sembra esserci uno stallo nella nostra associazione, ogni anno cerchiamo di porci nuove sfide. Per esempio un anno volevamo fare una cosa tutti insieme, una pubblicazione antologica. Però con alla base un ‘high concept’ un’idea forte, potentissima. Abbiamo deciso di dare un titolo all’antologico e quella sarebbe stata la ‘storia di ogni storia’. Il titolo era: ‘Un ragazzo parte per un viaggio, ferisce qualcuno e non torna più a casa’. Ogni storia è quella, ognuno di noi ha scritto un soggetto basandosi su questa linea. É venuta una cosa fighissima, è piaciuta moltissimo, abbiamo venduto tutto in un mese. Due anni dopo volevamo rifarlo, ma non avevamo tempo. Così ci siamo detti chiudiamoci due giorni in un agriturismo a Volterra e facciamo un altro antologico. Per farlo in due giorni abbiamo dovuto usare tutte le tecniche ‘truffaldine’ che un fumettista usa per fare un lavoro, per esempio le ‘silhouette’, le vignette nere, così l’abbiamo chiamato ‘Escamotage’ e su questa esperienza è stato fatto anche un documentario. Da questa esperienza un paio di storie brevi sono diventate anche dei film.

Si può dire che voi siete un inno alla creatività pura!

La creatività viene dal divertimento, dal fatto che stiamo bene insieme, ci siamo trovati come famiglia. Sembra una cosa un po’ ‘cattolica’, ma siamo una famiglia, abbiamo in comune tante cose. Ogni volta che ci rivediamo anche dopo tanto tempo sembra che siano passati due minuti e non mesi. Troviamo sempre un modo per divertirci, noi ai festival siamo considerati i ‘casinisti’. All’inizio eravamo sette cialtroni che non sapevano neanche come disegnare, abbiamo imparato insieme a fare fumetti. Ci facciamo editing a vicenda, ci fidiamo l’uno dell’altro e questo è alla base della qualità di quello che facciamo.

Ora faccio la parte della ‘mamma pallosa’: a Mammaiuto tutto bellissimo, mi immagino che però lo stipendio lo portiate a casa anche in altro modo

Io sono l’unico che vive di fumetto puro, lavoro per Dylan Dog e faccio graphic novel per la Francia. Gli altri hanno altri lavori: Samuel Daveti il presidente di Mammaiuto ha un’azienda di stamperia, Ravazzani è un letterista, Guarnaccia fa video per i rapper italiani, la Sara Menetti fa illustrazioni, ognuno ha differenti lavori. Abbiamo una vita abbastanza eterogenea. Mammaiuto è un piacere che può diventare un lavoro perchè con i fumetti puoi fare soldi. E speriamo di poterlo fare anche in futuro perchè non so come il mondo del fumetto reagirà al Covid.

Avete delle nuove uscite in arrivo?

Quest’anno abbiamo deciso di ristampare alcuni dei nostri ‘Best-seller’ come ‘I tre cani’ di Daveti e Camelli, ‘Tetsuo’ di Francesco Frongia e ‘Tokyo’ della Sara Menetti che sono andati molto bene, li abbiamo sfiammati in 20 minuti. Invece per la collana Duepunti è uscito: ‘Katia’ di Samuel Daveti e il mio ‘Tunnel’ una raccolta di storie brevi sulla fuga.

Ad ottobre dovrebbe tornare Lucca Comics and Games anche se per ora è difficile immaginare come

Sarà una ‘Lucca non Lucca’, cioè senza stand, quindi nessuno potrà andare a vendere e comprare libri. Sarà un’edizione dislocata in ‘campfire’ cioè eventi in alcune fumetterie e poi eventi online.Il problema vero è che il mercato dei fumetti italiano si basa tantissimo sull’esistenza del Lucca Comics, io non so esattamente come sopravviverà a tutto questo. Può darsi che da qui a sette mesi in Italia siano rimaste solo tre case editrici. Io spero di no perché ci aspettano anni abbastanza tosti.

Per informazioni:
https://www.mammaiuto.it

Illustrazione originale di Laura Camelli

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