Quattro comuni toscani tra le protagoniste della nuova Rete Italiana delle Città Circolari, l’iniziativa nazionale promossa dal Comune di Genova insieme a Italia Circolare che riunisce i capoluoghi impegnati nella transizione verso modelli urbani sostenibili. Tra le città aderenti figurano Firenze, Livorno e Lucca, insieme a Capannori, unico comune non capoluogo coinvolto e già riconosciuto come progetto pilota europeo.
La rete nasce con l’obiettivo di trasformare le città nei laboratori principali della transizione ecologica, luoghi dove si concentrano popolazione, consumi, infrastrutture e, di conseguenza, anche le sfide più urgenti legate al clima e all’uso delle risorse. La presentazione ufficiale è avvenuta a Genova, durante il Circular City Forum 2026, evento che ha riunito amministrazioni locali e stakeholder nazionali ed europei. Qui si è consolidata l’idea di una collaborazione strutturata tra città, non più solo basata su singole buone pratiche, ma su una strategia condivisa e misurabile.
La Toscana nella rete
L’ingresso delle quattro realtà toscane è il risultato di percorsi già avviati da tempo. Livorno porta nella rete il lavoro sulla mobilità sostenibile e sulla gestione ambientale urbana. Firenze contribuisce con politiche integrate su energia, pianificazione e innovazione dei servizi. Lucca si distingue per il suo impegno nella filiera del riciclo, rafforzato anche dal riconoscimento come “Capitale del riciclo della carta”, mentre Capannori rappresenta un modello consolidato a livello europeo, grazie alle sue strategie avanzate sui rifiuti zero e sull’economia circolare. Queste esperienze diventano ora patrimonio comune, inserite in un sistema di cooperazione che punta a rafforzare l’efficacia delle politiche pubbliche.
Una rete per condividere strumenti e accelerare il cambiamento
La Rete Italiana delle Città Circolari si configura come una infrastruttura collaborativa. Tra le principali linee di intervento ci sono la condivisione di buone pratiche, lo sviluppo di progettualità comuni, la costruzione di piattaforme di analisi dei dati e l’accesso coordinato a risorse nazionali ed europee.
Un passaggio strategico, considerando che oggi le città occupano meno del 3% della superficie terrestre ma producono circa il 70% delle emissioni globali di CO₂ e oltre il 60% dei consumi energetici. Numeri che rendono evidente come la sfida della sostenibilità si giochi soprattutto nei contesti urbani.
Il Manifesto: una guida dinamica per le politiche urbane
Al centro della nascita della rete c’è anche il Manifesto delle Città Circolari, presentato a Genova come documento fondativo e, allo stesso tempo, evolutivo. Si tratta di una piattaforma aperta, destinata a crescere con il contributo delle città aderenti. Il Manifesto si basa su una struttura fatta di principi e domande, pensata per stimolare un confronto continuo tra amministrazioni diverse per dimensioni e livelli di avanzamento.
Dieci i principi cardine che orientano la trasformazione urbana: dalla rigenerazione del patrimonio esistente alla riduzione del consumo di suolo, dalla gestione circolare delle risorse alla promozione di filiere locali del riuso e della bioeconomia. La circolarità diventa così un criterio trasversale, capace di incidere su pianificazione, mobilità, energia e appalti pubblici.
Un aspetto centrale è il ruolo della cooperazione tra città: la condivisione di dati, strumenti e modelli amministrativi consente di superare la frammentazione e aumentare l’impatto delle politiche. In questo senso, il Manifesto si configura come un’infrastruttura immateriale che abilita apprendimento reciproco e innovazione.