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Un robot in corsia per assistere i malati di Sla: il progetto dell’Università di Pisa

Sviluppato con l’Istituto Italiano di Tecnologia, oggi è al centro di una sperimentazione clinica presso l’IRCCS Maugeri Milano:  l’obiettivo è integrare gli umanoidi nei percorsi assistenziali per pazienti con patologie neurodegenerative

AlterEgo_progetto Fit4MedRob_Maugeri_IIT_UniPi - © AlterEgo_progetto Fit4MedRob_Maugeri_IIT_UniPi.png

Si chiama Alter-Ego ed è un robot umanoide alto circa 120 centimetri che si muove nelle corsie, affiancando il personale clinico per supportare i pazienti fragili.

Il progetto è stato sviluppato dall’Istituto Italiano di Tecnologia – IIT e dall’Università di Pisa ed oggi è al centro di una sperimentazione clinica pilota presso l’IRCCS Maugeri Milano nell’ambito di Fit4MedRob, finanziato dal Piano complementare al PNRR con l’obiettivo di valutare l’integrazione di robot umanoidi nei percorsi assistenziali per pazienti con patologie neurodegenerative, come la Sclerosi laterale amiotrofica (Sla).

L’umanoide che assiste

Alter-Ego si muove su due ruote, teleguidato a distanza da un operatore o in modalità autonoma e semi-autonoma. È dotato di due braccia a rigidità variabile che funzionano come muscoli artificiali, permettendo movimenti sicuri. Il robot utilizza le mani robotiche SoftHand, capaci di afferrare e passare oggetti o aprire maniglie grazie all’applicazione dei principi della cosiddetta robotica soffice.

Sono state individuate sei macro-aree applicative: telepresenza e teleassistenza, supporto alle attività della vita quotidiana, servizi di consegna, monitoraggio e sicurezza, accoglienza e orientamento, e supporto alla riabilitazione. Tra gli scenari applicativi più promettenti figurano l’assistenza domiciliare a distanza e il suo utilizzo per visite da remoto, semplici monitoraggi e facilitazione del contatto con i familiari.

Nella modalità di telepresenza, il robot si potrebbe comportare come l’avatar dei clinici che, tramite dispositivi di controllo come un visore e un joystick, riescono a vedere attraverso gli occhi-telecamere del robot e a utilizzarne le mani e la voce per svolgere anche visite di follow-up a distanza.

Nella modalità semi autonoma o autonoma, invece, Alter-Ego è invece in grado di svolgere attività ripetitive e quotidiane: l’accoglienza e l’orientamento dei pazienti in ospedale, compresa la comunicazione di informazioni e servizi base, o l’accompagnamento dei pazienti nelle diverse attività della giornata all’interno della struttura.

Come spiega la dottoressa Rachele Piras, neurologa dell’IRCCS Maugeri Milano, il progetto “ha da subito mirato all’utilizzo della robotica umanoide in un momento particolarmente delicato del percorso dei pazienti: il rientro a casa dopo un periodo di ospedalizzazione, una fase che sappiamo essere critica sia dal punto di vista clinico sia umano. Da qui l’idea di utilizzare il robot Alter-Ego come strumento di continuità assistenziale tra ospedale e territorio: non solo come “presenza” del medico, ma come estensione dell’intero team multidisciplinare (fisioterapisti, infermieri, psicologi), inizialmente in modalità teleoperata (avatar) e successivamente come supporto autonomo attraverso video, promemoria e monitoraggi. Le simulazioni di assistenza domiciliare in corso all’IRCCS Maugeri Milano rappresentano il primo passo concreto verso questa prospettiva futura”.

Lo studio ha adottato, sin dalle prime fasi, un approccio multidisciplinare e partecipativo, che ha previsto il coinvolgimento di medici, terapisti, infermieri, ricercatori, pazienti e caregiver.

Per il futuro, fa sapere il professore Antonio Bicchi, professore di Robotica all’Università di Pisa e ricercatore dell’Istituto Italiano di Tecnologia “sono in fase di sviluppo soluzioni che permetteranno ai pazienti di controllare direttamente il robot attraverso i loro movimenti residui, trasformando Alter-Ego da avatar del clinico a vero ausilio personale”.

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