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Premio Pieve Saverio Tutino 2023: gli otto diari finalisti

Dai racconti della prima e seconda guerra mondiale, ai viaggi, fino a chi la guerra l’ha vissuta dentro se stesso affrontando la malattia mentale con tre storie dure, non facili da raccontare, ma che lasciano intravedere una speranza

Al Premio Pieve Saverio Tutino 2023 come ogni anno sono otto i diari finalisti in concorso che rappresentano uno spaccato dell’Italia dal ‘900 ai giorni nostri.

Si va dai racconti della prima e seconda guerra mondiale, ai viaggi, fino a chi la guerra l’ha vissuta dentro se stesso affrontando la malattia mentale con tre storie dure, non facili da raccontare ma che lasciano intravedere una speranza.

1-Col nome della patria sulle labbra, Vincenzo Calza (1914-1920)

L’abbaglio generazionale della guerra patriottica, la scoperta dell’orrore in trincea, la morte dei compagni, la paura di cadere in battaglia, le fucilazioni sommarie, il ritorno della pace, l’epidemia di spagnola, la “vittoria mutilata”, la lunga attesa del congedo. La memoria che Vincenzo Calzia ricompone in forma di diario, circa cinquant’anni dopo lo svolgimento dei fatti, è un documento che andrebbe letto in parallelo ai manuali di storia, per capire a fondo cosa è accaduto tra il 1914 e il 1920: un arco temporale che ha forgiato nel segno del sangue, del fuoco e dell’odio, l’intero corso del Novecento.

2- Più scriverai più ti vorrò bene, Vittoria Cerisola e Edoardo Guelfi (epistolario 1952-1953)

Nell’Italia di inizio anni ‘50, Vittoria e Edoardo sono una coppia di giovani sposi, genitori della piccola Franca, proprietari di un negozio di alimentari a Vado Ligure. L’armonia regna in casa ma gli affari in bottega vanno male: le tasse, i prestiti e i debiti precedentemente contratti dalla famiglia prima che Edoardo rilevasse l’attività, spingono quest’ultimo ad accettare un imbarco a bordo di una petroliera svedese che fa la spola tra i mari del Nord, il Mediterraneo, il Golfo Persico e persino l’Oceano Indiano. Dal sacrificio e dalla lontananza nasce un fitto epistolario tra i due coniugi, che racconta in modo esemplare l’impresa di vita quotidiana compiuta da milioni di famiglie italiane in quegli anni, alle prese con l’emigrazione, l’economia domestica, la ricerca di una normalità difficile da conquistare.

Vittoria Cerisola e Edoardo Guelfi

3- La caduta e la ripresa, Lino (diario 2009-2016)

Lino racconta il suo rapporto con la malattia mentale e fa i conti con un padre che è sempre stato assente nel diario che scrive per 7 anni. Sette anni durante i quali alterna alti e bassi, periodi di studio e lavoro come avvocato a ricoveri presso strutture psichiatriche, da dove entra e esce per curare il disturbo borderline che gli è stato diagnosticato. La scrittura segue l’andamento della sua salute e dei suoi stati d’animo. Spesso cerca risposte alle sue domande, ma anche semplici momenti di tranquillità, frequentando eremi e monasteri, luoghi simbolo della mistica cristiana. Giorno dopo giorno, alternando la cronaca del quotidiano all’analisi dei suoi pensieri più profondi, momenti di poesia e racconto dei sogni, Lino descrive lo scorrere della sua vita che sembra destinata a seguire le interminabili oscillazioni di un pendolo.

4-Il nostro Messico, Ada Maestrale (memoria 1979)

Tre amiche in viaggio: Rina, Rosa e Ada Maestrale (nome di fantasia) nel 1979 attraverso diversi paesi dell’America centrale. Messico, Guatemala e Belize sono lo scenario di un’esperienza di vita fuori dal comune: con pochi soldi in tasca, una grande capacità di adattamento e una spinta verso la scoperta che non conosce limiti, le tre ragazze riescono a inserirsi facilmente nei contesti di vita locali, integrandosi con le popolazioni che incontrano e condividendo spazi, abitudini, quotidianità. Dall’oceano alla selva, dalle città al deserto, Ada, Rina e Rosa intrecciano conoscenze, amicizie, amori, esplorano realtà sociali e culture che ampliano gli orizzonti già vasti delle loro vedute.

Lino

5-Quando saremo di nuovo uomini, Ettore Piccinini (diario 1945)

La storia degli Internati Militari Italiani nei lager della Germania nazista si arricchisce di una nuova pagina autobiografica di grande valore: il diario del sottufficiale del Regio Esercito Ettore Piccinini, deportato nei campi di lavoro del Reich subito dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Un destino comune a molti: circa 700mila italiani conoscono la prigionia negli Offizierslager (Offlag) riservati agli ufficiali e negli Stammlager (Stalag) per la truppa. Circa 50mila perdono la vita per malattie, denutrizione, esecuzioni, bombardamenti. Tutti gli altri, lottano ogni giorno lungo il crinale della sopravvivenza. In questa grande storia si inserisce anche quella di Ettore, trasferito prima a Wietzendorf in bassa Sassonia. 

6-La via della vita, Maria Anna Rold (memoria 1944-1945)

Ci sono vite che sfuggono alle grandi semplificazioni della storia. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e l’occupazione tedesca, nell’Italia del Nord si acuisce lo scontro tra nazifascisti e antifascisti, ma sono molte le persone che lottano semplicemente per sopravvivere. Come Maria Anna, che non ha ancora compiuto 18 anni e ha già conosciuto ogni forma di dolore: appena nata perde il padre, ucciso in circostanze misteriose mentre lavora alla costruzione della centrale idroelettrica di Cardano vicino Bolzano. Poi la lontananza della madre, la miseria e l’abbandono degli studi scolastici per lavori di sussistenza, la guerra e i lutti. Per lei, i manifesti attaccati sui muri di Milano che promettono un impiego facile e ben retribuito nei territori del Reich, racchiudono una speranza. E parte in direzione di Vienna, dove però ad attenderla ci sono giorni peggiori, fatti di stenti e di emarginazione, lavori massacranti e clandestinità. E soprattutto di bombe, che l’aviazione degli Alleati sgancia a tappeto sui campi di lavoro.

Paola Tellaroli

7-Tutta la polvere del mondo in faccia, Paola Tellaroli (memoria 2017-2022)

La sera del 14 febbraio 2017 Paola è a casa, in un momento di vita comune: la sua gattina la graffia e succede qualcosa di inaspettato, le braccia e la gambe non rispondono più ai movimenti. Si tratta di un ictus che le cambia completamente la vita. Purtroppo, dall’arrivo in ospedale alla diagnosi corretta trascorreranno molte ore, nel frattempo Paola sprofonda in uno stato di incoscienza, dal quale si riprene solo dopo un delicato intervento di trombo-aspirazione. Al risveglio scopre progressivamente i danni che ha subito il suo corpo, la paralisi della parte destra, l’impossibilità di comunicare. Ma la dimostrazione d’affetto che riceve dai suoi amici, dal suo Emanuele e dai suoi familiari, che si precipitano al suo fianco in terapia intensiva, riaccende la scintilla. Le serviranno cinque anni per riprendersi completamente dalla malattia. Il diario di Paola si conclude nell’ottobre 2022, alla vigilia di un viaggio verso l’Amazzonia atteso per anni. 

8-Diario di una borderline, Solange Van Ingen (memoria 1996-2022)

Diario di una borderline. Così Solange Van Ingen intitola la sua scrittura autobiografica, il racconto della sua vita difficile iniziata nel 1990 in Brasile. Dal settembre 2021 Solange scrive al presente da un reparto di psichiatria dove è ricoverata. La madre non si prende cura di lei e dei suoi tre fratelli, che finiscono in un istituto da dove, quando la bambina ha 7 anni, vengono separati e adottati da due coppie che vivono in Italia. Il padre adottivo, olandese, e la madre italiana offrono alla bambina un ambiente amorevole e sano in cui crescere. Nei primi anni in Italia Solange, pur scontrandosi con difficoltà di inserimento in un Paese dove non mancano razzismo e pregiudizi, si trova bene. Frequenta la scuola con profitto, eccelle nelle attività sportive. Poi nel terzo anno del liceo qualcosa si rompe. Solange lascia la scuola, inizia a bere, a drogarsi e a frequentare uomini, alcuni con dipendenze, che la maltrattano. Poi Solange rimane incinta di una bambina e pure tra mille difficoltà la sua vita cambia e prende un nuovo slancio.

Solange Van Ingen

Premio Pieve Saverio Tutino 2023: sintesi degli otto racconti finalisti

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