La Riserva naturale regionale della Diaccia Botrona è una delle zone umide più importanti d’Italia, istituita nel 1996 e situata in Maremma tra i comuni di Castiglione della Pescaia e Grosseto. Con i suoi 1.274 ettari, la Diaccia Botrona rappresenta un’oasi di straordinaria rilevanza ambientale, riconosciuta e tutelata a livello internazionale come zona Ramsar, Sito di Interesse Comunitario (SIC) e Zona di Protezione Speciale (ZPS).
È una palude costiera salmastra, residuo dell’antico Lago Prile che nel corso dei secoli dapprima perse la salinità e poi si prosciugò, formando i bacini palustri che ancora oggi caratterizzano l’area umida.
Un santuario per l’avifauna
La Diaccia Botrona è soprattutto un punto di riferimento fondamentale per l’avifauna. Qui trovano rifugio numerose specie di uccelli acquatici, sia stanziali sia migratori. Durante l’inverno la riserva diventa uno dei principali siti di svernamento della Toscana, ospitando migliaia di individui come germani reali, folaghe, volpoche e molte altre specie. Non mancano presenze affascinanti come i fenicotteri, sempre più frequenti nelle zone umide costiere.
Un ruolo di primo piano è stato svolto anche dal progetto di reintroduzione del falco pescatore, che prese il via nel 2002 nel Parco della Maremma, anche grazie al sostegno della Regione Toscana, e divenuto un esempio virtuoso a livello nazionale. Dopo essere scomparso come specie nidificante in Italia, il falco pescatore è tornato a riprodursi proprio in Maremma, e la Diaccia Botrona è stata uno dei siti più importanti, arrivando a ospitare per diversi anni due nidi contemporaneamente. Oggi in Italia si contano sette nidi, di cui cinque in Maremma, un risultato incoraggiante ma che richiede ancora grande attenzione e tutela.
Natura e storia si intecciano
Oltre al valore ambientale, la Diaccia Botrona conserva un ricco patrimonio storico. In passato l’area era un grande bacino di acqua salata utilizzato come peschiera, tanto da dare il nome a Castiglione della Pescaia. Uno dei simboli più noti della riserva è la Casa Rossa Ximenes, costruita nel 1765 su incarico dei granduchi di Lorena e su progetto del gesuita Leonardo Ximenes per regolare il deflusso delle acque. All’epoca infatti si riteneva che la separazione tra acque dolci e salate potesse contrastare la diffusione della malaria, che affliggeva la zona. Un altro luogo particolare è l’Isola Clodia, chiamata così da Cicerone perché all’epoca del Lago Prile era una vera e propria isola, e oggi conserva i resti dell’antica abbazia di San Pancrazio al Fango.
La Casa Rossa è stata restaurata negli anni Novanta ed è oggi la principale porta d’accesso alla riserva: ospita un museo multimediale ed è un centro di educazione ambientale e di accoglienza turistica, con circa 5.000 visitatori all’anno.
Le sfide ambientali e il ruolo della Regione Toscana
Come molte zone umide, anche la Diaccia Botrona deve affrontare importanti criticità: tra le principali minacce c’è l’aumento della salinità delle acque, legato ai cambiamenti climatici e alla diminuzione delle piogge.
In questo contesto, il ruolo della Regione Toscana è centrale. Attraverso le risorse del FESR 2021–2027, la Regione ha destinato 1,894 milioni di euro a interventi di recupero e miglioramento della circolazione idrica e della qualità delle acque della riserva, in collaborazione con il Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud.
L’obiettivo dell’intervento è proteggere la Diaccia Botrona dalla risalita del cuneo salino, contrastando appunto la regressione ambientale dell’area, e recuperare alcuni Habitat Natura 2000 tipici delle aree di acqua dolce, oggi scomparsi. Secondo le previsioni, 92 tra habitat e specie di interesse comunitario potranno beneficiare dell’intervento, che si estenderà su un’area di 880 ettari.