Le immagini che ci sono arrivate nelle ultime settimana da Niscemi hanno riacceso i riflettori sul tema delle frane. La Toscana è consapevole che il territorio è fragile. Un cristallo da trattare con i guanti.
E anche il territorio toscano lo è: in Toscana ci sono aree a pericolosità elevata per rischio frane più alte della media nazionale. Ma la nostra è anche l’unica Regione d’Italia ad utilizzare il monitoraggio satellitare radar in maniera sistematica per l’individuazione delle frane “lente”.
“Questo ci ha consentito di vedere la possibilità di intervenire negli ultimi 5 anni, da quando io sono presidente, in almeno 500 casi, arrivando a spendere per gli interventi sui movimenti franosi più di 200 milioni”, ha commentato il presidente Eugenio Giani durante il punto sulla fragilità del territorio, e sulle azioni messe in atto, che si è tenuto oggi, 6 febbraio, a Palazzo Strozzi Sacrati con il sottosegretario Bernard Dika, il direttore della Difesa del suolo e Protezione civile Giovanni Massini, coadiuvati da esperti come il professore Nicola Casagli docente del dipartimento di geologia dell’Università di Firenze, Lorenzo Sulli geologo dell’Autorità di bacino dell’Appennino settentrionale e da personale responsabile dei vari settori della Regione hanno fatto il punto della situazione sul territorio toscano nel suo complesso.
L’ultimo Rapporto Ispra
Secondo l’ultimo Rapporto ISPRA sul dissesto idrogeologico, in Toscana le aree interessate da frane coprono oltre 16.500 km², pari a più del 72% del territorio regionale. Le aree a pericolosità elevata e molto elevata, come anticipato, rappresentano purtroppo circa il 21% della superficie regionale [\mark], una percentuale superiore alla media nazionale, anche in ragione di un livello di mappatura e approfondimento più avanzato rispetto ad altre aree del Paese.
A fronte di questo, dal 2018 la Toscana, ed è l’unica a farlo, utilizza in modo strutturato il monitoraggio satellitare radar per l’individuazione delle frane lente.
La Toscana non rivendica soluzioni definitive, ma un impegno costante e concreto nella gestione del rischio, fondato su conoscenza scientifica, tecnologie avanzate e procedure operative consolidate.
I dati, elaborati dal Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze e dal Centro per la Protezione Civile dell’Università degli Studi di Firenze, consentono di rilevare movimenti del suolo anche di pochi millimetri all’anno e vengono restituiti in un bollettino mensile a supporto delle decisioni degli enti locali.
Un tecnologia a disposizione del Paese
La Toscana, tra l’altro, è pronta a collaborare con la Sicilia per implementare anche in quella terra colpita dai recenti eventi, la tecnologia satellitare, qualora fosse ritenuto di utilità
Tra gli strumenti di monitoraggio e prevenzione messi in atto in Toscana vi è anche lo studio di suscettibilità da frana, realizzato dalla Commissione scientifica costruita a seguito dell’alluvione del Novembre 2023, che individua le aree maggiormente predisposte all’innesco di fenomeni franosi, in particolare quelli rapidi, fornendo indicazioni fondamentali per la pianificazione territoriale [\mark].
La gestione operativa è assicurata da procedure unitarie e da un tavolo operativo che coinvolge Regione Toscana, Autorità di Distretto dell’Appennino Settentrionale e Università di Firenze, garantendo coordinamento, rapidità e supporto tecnico ai Comuni sia in fase preventiva sia post-evento.
L’investimento economico
Sul piano economico, attraverso risorse del bilancio regionale e della contabilità speciale del Commissario, la Toscana ha mobilitato negli ultimi 5 anni oltre 200 milioni di euro per oltre 500 interventi di prevenzione, messa in sicurezza e gestione delle emergenze legate al dissesto idrogeologico [\mark].
“Quello che noi abbiamo fatto, è stato fatto con risorse nostre. Ma è evidente che se vi fosse una legge a livello nazionale che consente di finanziare per le Regioni il modello satellitare potremmo fare un salto di qualità in tutta Italia”, ha detto a tal proposito Giani.