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Sulle tracce di Pinocchio in Toscana: i luoghi dietro la favola

Sulle orme del burattino più amato: da Firenze a Collodi, passando per Sesto Fiorentino, i luoghi che hanno ispirato l’intramontabile favola amata da generazioni in generazioni. Un viaggio che restituisce anche il senso più profondo della storia: crescere, imparare, cambiare

La copertina della prima edizione de “Le avventure di Pinocchio” (Firenze, 1883) disegnata da Enrico Mazzanti

“È ben lungi dall’essere un modello di virtù. Al contrario, è un monello, ribelle, scocciante, capace di mentire per soddisfare i propri capricci, disobbediente e sleale. Ha, però, un animo buono, che alla fine riesce ad imporsi sopra tutti i difetti, di modo che tutto il bene che c’è in lui prevale su tutto il male.”

(tratto da Pinocchio: un simbolo della nostra condizione – prefazione di Mario Vargas Llosa a “Le Avventure di Pinocchio”
Vol. III dell’Edizione Nazionale delle Opere di Carlo Lorenzini)

È Pinocchio, il burattino più conosciuto al mondo. Il protagonista del libro italiano più tradotto. Il suo autore, Carlo Lorenzini, meglio noto come Collodi, dal paese d’origine della madre in provincia di Pescia (PT) probabilmente mai avrebbe immaginato che il protagonista delle sue Avventure sarebbe diventato un’icona in grado di andare oltre le generazioni, un racconto eterno, una metafora intramontabile.

A Pinocchio è dedicato il Parco che tutti in Toscana conoscono, non c’è bambino che non abbia trascorso almeno una giornata in cerca delle statue del gatto e la volpe, della Fata Turchina, di Geppetto e che non si sia fatto una foto dentro la bocca della balena.

Il Parco di Collodi, da poco al centro di un’importante opera di restyling, è tappa imprescindibile per un viaggio sulle orme di Pinocchio e del suo creatore. Ma ci sono altri luoghi, meno noti forse, che il lettore dovrebbe scoprire per ripercorrere le orme del bambino di legno più amato, e capire – forse – la chiave del successo delle Avventure di Pinocchio.

Firenze e Collodi: le origini

In via Taddea, nel cuore del quartiere di San Lorenzo, al civico 21, c’è una targa che ricorda la nascita nel 1826 di Carlo Lorenzini, figlio di Domenico, cuoco al servizio dei conti Ginori, e di Angiolina Orzali, originaria di Collodi. Il borgo di Collodi è sicuramente un luogo centrale nella vita del Lorenzini: pare si trovasse proprio a Collodi quando iniziò a scrivere i primi capitoli delle Avventure di Pinocchio, uscite in capitoli brevi a partire dal 1881 fino al 1883 sul “Giornale per bambini”.

E pare anche che, proprio nei dintorni del borgo toscano, per l’esattezza nella frazione di Gragnano a Capannori, si trovi la Quercia delle Streghe, l’albero che avrebbe ispirato la scena in cui Pinocchio veniva impiccato. Si, in una prima versione il bambino di legno moriva impiccato dal gatto e la volpe. I lettori non gradirono questo epilogo così Lorenzino li accontentò e scrisse il finale per come lo conosciamo.

Castello e la piana fiorentina: i luoghi dell’ispirazione

Per il nostro viaggio sulle orme di Pinocchio dobbiamo però partire dai confini del capoluogo perché, negli anni che precedettero le Avventure del burattino di legno, Lorenzini trascorse molto tempo a Castello, a casa di suo fratello Paolo (direttore dell’Antica Manifattura Ginori di Doccia), a Villa “Il Bel Riposo”. E proprio tra Castello, Sesto Fiorentino, l’Osmannoro e Peretola, Lorenzini sembra abbia trovato ispirazione per alcuni luoghi e personaggi poi diventati celebri nella fiaba. Pare fosse di Castello anche la bambina bionda che ispirò la Fata Turchina. Gli esperti la fanno risalire a Giovanna Ragionieri, vissuta fino a 94 anni a Castello. E in via della Petraia, sempre a Castello, fino ai primi anni 30 del Novecento c’era ancora la bottega del falegname, soprannominato “Bistino“, che costruiva tavoli, finestre e porte per le case del borgo. A lui Lorenzini si era ispirato per la bottega di Mastro Ciliegia, il falegname dal naso rosso e paonazzo che trova per primo il pezzo di legno parlante che donò all’amico Geppetto. E da cui poi tutto ebbe inizio

Il paese dei balocchi è a Sesto Fiorentino

Per il Paese dei Balocchi Lorenzini, pare si sia lasciato ispirare dalla piazza di Sesto Fiorentino dove si teneva una fiera con giostre, bancarelle, e spettacoli tra la fine di agosto e i primi di settembre. Il carro su cui salgono Lucignolo e Pinocchio, per arrivare al paese dei balocchi, ricorda una delle “corriere” trainate da cavalli o ciuchi che facevano servizio di trasporto pubblico tra Firenze e Sesto Fiorentino. E in piazza Ginori, a Sesto, sorgeva il teatro Niccolini dove si tenevano spettacoli di prosa, concerti vocali e strumentali ma anche teatro delle meraviglie e lo spettacolo del ciuchino Pinocchio sembra proprio un esempio di teatro delle meraviglie.

Colonnata e le monete del contadino

Con i suoi giardini, le grotte e le fontane, i vialetti e le rocce, Villa Gerini a Colonnata ha ispirato molti dei personaggi e i luoghi del burattino. In particolare, il Campo dei Miracoli, dove Pinocchio seppellisce le monete. Teoria che pare avvalorata da un fatto di cronaca locale, o meglio da un aneddoto del luogo. Si racconta, infatti, che un contadino abbia trovato davvero delle monete scavando vicino alla Villa di Colonnata e che la cosa sia diventata di dominio pubblico perchè l’uomo, poco furbo, andò a raccontare tutto al padrone.

Firenze, la città di acchiappacitrulli

Firenze non è solo il luogo natale di Collodi, ma anche una fonte diretta di ispirazione narrativa. Il “grande mare”,il luogo in cui Pinocchio cerca il padre Geppetto, finendo per essere inghiottito dalla balena, per alcuni altro non è che l’Arno. E secondo alcune ricostruzioni, per il Teatro dei Burattini, Lorenzini si fece ispirare dal Teatro Verdi di Firenze.

Per Firenze, però, gli anni in cui Collodi si mise a lavorare all’opera che lo consacrò, sono quelli successivi all’istituzione di capitale d’Italia (1865-1871), la città era piena di debiti e di povertà e questo le valse l’ispirazione per la Città di Acchiappacitrulli, la città dove i furbi imbrogliano gli ingenui, i “citrulli” in toscano appunto. È qui che Pinocchio, ingannato dal Gatto e la Volpe, semina le sue monete d’oro nel “Campo dei Miracoli”, sperando che crescano.

Questo viaggio tra i luoghi della Toscana, sulle orme di Pinocchio, non restituisce solo i luoghi di una storia, ma anche il significato più profondo di quella storia: crescere, imparare, cambiare . Pinocchio non è mai stato davvero un modello da imitare, ma un personaggio in cui riconoscersi, reale anche se di legno.

“Le bugie, ragazzo mio, si riconoscono subito, perché ve ne sono di due specie: quelle che hanno le gambe corte e quelle che hanno il naso lungo”.

Ed è forse proprio per questo che, ancora oggi, continuiamo a seguirlo: perché il suo viaggio, in fondo, assomiglia al nostro

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