Nel 2025 i ghiacciai del pianeta, compresi quelli italiani, hanno continuato a perdere massa a un ritmo estremamente elevato. È quanto emerge da un nuovo studio coordinato dal World Glacier Monitoring Service (WGMS), al quale ha contribuito anche l’Università di Pisa con il professor Carlo Baroni del Dipartimento di Scienze della Terra.
Nel 2025 si è innalzato di 1,1 mm il livello del mare
Secondo i dati dello studio nell’anno idrologico 2025 – escludendo le calotte glaciali di Groenlandia e Antartide – i ghiacciai globali hanno registrato una perdita netta di massa pari a 408 gigatonnellate, equivalente a un innalzamento del livello del mare di 1,1 millimetri.
“Per dare un’idea del processo in atto – ha spiegato Michael Zemp, direttore del WGMS – la perdita annuale di massa dei ghiacciai nel 2025 avrebbe potuto riempire cinque piscine olimpioniche ogni secondo per l’intero anno”.
Il dato conferma una tendenza ormai consolidata: la perdita di massa dei ghiacciai si è infatti fortemente accelerata negli ultimi decenni. Complessivamente, dal 1975, i ghiacciai hanno perso circa 9.583 gigatonnellate di massa, contribuendo a un innalzamento del livello del mare di circa 26,4 millimetri.
Il contributo dell’Università di Pisa e la situazione dei ghiacciai italiani
All’interno di questo quadro globale, il contributo dell’Università di Pisa ha riguardato in particolare il monitoraggio e l’analisi dei ghiacciai italiani. I dati mostrano una situazione critica lungo tutto l’arco alpino. “Nell’anno idrologico 2025 – spiega il professor Carlo Baroni dell’Università di Pisa – tutti i ghiacciai italiani monitorati hanno registrato bilanci di massa negativi, a conferma di una tendenza ormai consolidata e preoccupante per il futuro delle nostre risorse idriche”.
In dettaglio, tutti i 16 ghiacciai italiani osservati, insieme al glacionevato del Calderone nel Gruppo del Gran Sasso, hanno evidenziato perdite, con una perdita mediana di -1038 mm di equivalente in acqua. Le situazioni più critiche sono state registrate sulla Vedretta Pendente, sul Ghiacciaio di Malavalle e sul Ghiacciaio del Careser, mentre perdite più contenute si sono osservate per il Ghiacciaio de La Mare, il Ghiacciaio Occidentale del Montasio e il Calderone.
Le abbondanti precipitazioni nevose invernali hanno contribuito a mitigare parzialmente le perdite nel settore piemontese-valdostano, in particolare sul Ghiacciaio del Ciardoney. Al contrario, Lombardia e Triveneto hanno registrato accumuli nevosi più limitati, con condizioni particolarmente critiche in Lombardia e nelle Alpi Retiche (Careser e Malavalle).