Dodici ore di tempo per blindare i lungarni e proteggere il centro storico di Firenze dalla furia dell’Arno. È scattato questa mattina, in corrispondenza del Lungarno delle Grazie, il primo collaudo operativo per il montaggio e lo smontaggio delle nuove paratie mobili della città. Un test sul campo fondamentale per cronometrare i tempi effettivi di installazione, ottimizzare la logistica e coordinare le squadre in vista di future, possibili emergenze.
L’intervento fa parte di un maxi-piano da 15 milioni di euro finanziato dal PNRR che copre entrambe le sponde del fiume nel tratto cittadino tra Nave a Rovezzano e Ponte Santa Trinita. Non si tratta di barriere fisse: i componenti metallici rimarranno stoccati nel magazzino regionale di Mantignano e verranno tirati fuori ed eretti esclusivamente in caso di allerta arancione o rossa.

Giani: “Un tassello decisivo che si unisce alle casse di espansione”
A seguire da vicino i test sul lungarno anche il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, che ha sottolineato l’importanza strategica di un’opera attesa da tempo:
“Le prove operative rappresentano un passaggio essenziale di un intervento del quale abbiamo parlato tante volte. Le paratie mobili arrivano a Firenze non come prima città toscana perché ci sono già a Pisa dove sono risultate fondamentali per la prevenzione almeno in un paio di occasioni. Oggi dunque ci avviamo al completamento di un nuovo tassello per la sicurezza idraulica dell’Arno e la difesa della città di Firenze. Un intervento decisivo che si unisce all’imponente sistema di casse di espansione del Valdarno. Desidero ringraziare tutta la macchina operativa della Regione Toscana a cominciare dalla nostra Protezione civile con il Genio civile. Ringrazio la Città Metropolitana per il supporto logistico, il Comune di Firenze presente oggi con l’assessora Sparavigna e l’Associazione Nazionale Carabinieri Toscana per il servizio di sorveglianza”.
Sulla stessa linea il sottosegretario alla presidenza, Bernard Dika, che ha messo l’accento sulla prontezza della risposta operativa garantita dalle nuove tecnologie e dal personale sul campo:
“Oggi rafforziamo in modo concreto il sistema di difesa idraulica dell’Arno su Firenze. Stiamo verificando sul campo procedure e tempi di intervento per assicurarci che in caso di piena la risposta sia rapida, coordinata e all’altezza delle esigenze della città. Grazie agli investimenti del PNRR e al lavoro delle donne e degli uomini della nostra Protezione civile e del Genio civile siamo in grado di innalzare ulteriormente i livelli di sicurezza e la tutela dei cittadini“.

I numeri dello “scudo”
L’obiettivo tecnico dell’opera è ambizioso: integrare barriere temporanee, dispositivi mobili di chiusura dei varchi e opere permanenti (come muri e rilevati arginali) per aumentare la capacità di deflusso dell’Arno nel cuore di Firenze. La capacità attuale si attesta a 3.200 metri cubi al secondo (fissata dopo gli interventi post-alluvione del 1966, che l’avevano alzata dai precedenti 2.500). Con questo sistema a regime salirà a 3.500 metri cubi al secondo.
Grazie al contributo della diga di Bilancino, il sistema è dimensionato per reggere una piena con tempo di ritorno di 200 anni. Una volta completate anche le casse di espansione nel Valdarno Superiore, la città potrà contare su un “franco idraulico” (un margine di sicurezza extra) di ben 50 centimetri rispetto alla piena duecentennale.
La tabella di marcia dei lavori
La macchina della Protezione Civile è già proiettata verso la piena funzionalità del sistema. La fine dei lavori principali è fissata per il 29 giugno, data in cui le opere diventeranno ufficialmente operative. Nei successivi 60 giorni verranno completate le ultime attività di modesta entità, mentre il collaudo finale è previsto entro la fine del 2026. La Regione avverte che, in caso di reale attivazione del piano d’emergenza durante le allerte meteo, i lungarni saranno temporaneamente chiusi al traffico per permettere alle squadre di completare il montaggio blindato nel minor tempo possibile.