Made in Toscana /LA STORIA

La Toscana scolpita nella pietra serena: simbolo di arte e tradizione nel corso dei secoli

Il colore grigio-azzurro domina nelle città e nei borghi della regione. Dalle cave vicino Firenze nasce una storia millenaria di saperi e cultura: utilizzata in tutte le epoche, la varietà di arenaria trova il suo massimo splendore nel Rinascimento, grazie al genio di Brunelleschi

Non ha l’opulenza del marmo di Carrara, né il colore profondo dei mattoni o la pienezza del travertino: la pietra serena è l’elegante grigio-azzurro  che colora nei secoli Firenze e la Toscana, modellata dal genio umano che ha abitato queste terre. Dalle cave dell’Appennino veniva estratta per essere la materia prima di scultori e architetti.

La pietra serena, nonostante questo uso diffuso nei secoli, fu elevata a simbolo dell’arte, e dell’architettura rinascimentale soprattutto, grazie a Filippo Brunelleschi che la inserisce come elemento primario dei suoi capolavori. L’utilizzo è un gioco finissimio e soprendente di contrasti e prospettive, tra la chiarezza delle proporzioni, la luminositatà dell’intonaco e le scure membrature della pietra, come si vede perfettamente nelle basiliche di Santo Spirito e di San Lorenzo a Firenze.

La pietra che divenne un simbolo

La pietra serena è una varietà di arenaria di colore grigio-azzurro, formata in gran parte di elementi quarzosi e con cemento calcareo. È come se catturasse la luce, restituendo in superfice dei puntini luminosi che la fanno brillare. Diffusa nell’appenino tosco-emiliano, viene estratta dal cuore delle colline che circondano Firenze e nel Mugello.

Sul versante sud della collina di Fiesole, si trovano diverse cave, dismesse dagli anni ’60, come quelle di Settignano, di Vincigliata e quella di Monte Ceceri, famoso per gli esperimenti di Leonardo Da Vinci con le sue macchine volanti nei primi anni del ‘500.

Sempre da questa cava, gli Etruschi ricavarono la pietra serena per ergere le mura di Fiesole e vi costruirono le tombe di Comeana. Più a valle, e qualche secolo dopo, i Romani la utilizzarono per costruire monumenti a Firenze. Poi nel Rinascimento divenne simbolo e strumento di un’espressione artistica che voleva rimodellare lo spazio, plasmarlo ed ergerlo ad opera d’arte eterna. La firma era quella di Filippo Brunelleschi e della sua architettura tesa al capolavoro, allo studio rivoluzionario della prospettiva e dell’estetica, alla ricerca della bellezza funzionale.

La pietra serena si cava ancora oggi nel Mugello, soprattutto nell’area di Firenzuola. Gli scalpellini sono artigiani della pietra, un mestiere antico che con i secoli si è evoluto facendo convivere tradizione e lo sviluppo di una realtà industriale dedita all’edilizia e al restauro.

Il contrasto grigio e bianco dell’architettura rinascimentale

Il grigio-azzurro della pietra esalta il bianco degli intonaci e viceversa, in un’unione austera e brillante allo stesso tempo. È la firma che Brunelleschi ha voluto imprimere al suo tempo e che si ritrova nelle chiese da lui progettate e nella facciata (fu la prima volta) dello Spedale degli Innocenti in piazza santissima Annunziata.

Tra i suoi capolavori c’è la Basilica di Santo Spirito, dove realizza la sua idea di chiesa: non spettacolare e monumentale, ma essenziale e armonica negli spazi. Modella la sua struttura (la classica croce latina) elevando la percezione del divino e la funzionalità di ogni sua parte. Imponenti le sue colonne in pietra serena, sormontate da capitelli corinzi, che dividono lo spazio in intervalli regolari e invitano al silenzio, alla contemplazione, all’ordine mentale.

La pietra serena è protagonista anche nella Basilica di San Lorenzo. I Medici, nella metà del ‘400, chiesero a Brunelleschi di realizzare un nuovo progetto e il risultato fu impressionante. Uno spazio unitario, perfetto nella geometria e nelle proporzioni, con l’utilizzo di due soli colori: il bianco dell’intonaco e il grigio della pietra serena dei sostegni.

L’uso della pietra serena divenne comune tra artisti e architetti per la sua capacità di essere scolpita e modellata, come fece Donatello in diversi suoi capolavori. Nell’Ottocento fu riutilizzata da Giuseppe Poggi per ridisegnare il nuovo volto di Firenze, dai viali ai palazzi.

I centri storici della maggior parte delle città e dei borghi della Toscana sono pavimentate con lastre di pietra serena, un utilizzo che risale addirittura all’epoca romana, come testimoniano i ritrovamenti a Firenze.

La pietra dell’arte, il museo a Firenzuola

A Firenzuola c’è il museo della pietra serena, un luogo che raccoglie le testimonianze di un’arte antica e di un mestiere che ancora sopravvire, quello dello scalpellino, maestri artigiani che modellano l’arenaria.

Firenzuola, Museo della pietra serena @Ministero della Cultura

Ospitato nei locali seminterrati della Rocca, offre al visitatore un percorso che attraversa tutte le fasi: dal lavoro in cava con l’estrazione fino alla realizzazione di opere e manufatti, anche di uso quotidiano. Sei sezioni: si parte dalla pietra protagonista nel paesaggio naturale per poi proseguire nell’evoluzione delle tecniche di estrazione nel corso dei secoli. E naturalmente l’arte, che si manifesta grazie all’abilità dei maestri artigiani.

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